Modena, Margherita Bai: «La genesi di un libro? Rispetto, tanto lavoro ed evitare la censura»

Margherita Bai, editor Artestampa, racconta il suo rapporto con gli scrittori dalla stesura del testo alla pubblicazione

MODENA. Come nasce un libro? Ne parliamo con Margherita Bai (laurea in lettere moderne all'Università di Bologna), caporedattrice, o meglio editor, che lavora da 10 anni ad Artestampa. «C’è una buona dose di fatalità nella nascita di un libro, perché tante variabili devono combinarsi in un incastro perfetto. Carlo Bonacini, l’editore, stabilisce sempre un rapporto diretto con gli autori per capire non solo il loro progetto ma anche le aspettative sul libro. In redazione arrivano tantissime proposte (da 10 a 15 al giorno), su cui ci confrontiamo».

Qual è la funzione dell'editor?


«Ci vuole molto rispetto nell’approcciarsi al lavoro degli altri: per essere efficaci, non bisogna mai usare la penna rossa. Non è correggere, non è riscrivere, non è giudicare. Un libro si può anche rivoltare come un calzino o costruire dalle fondamenta, ma gli interventi devono essere condivisi e fatti propri dall’autore. È il mio modo di lavorare, da editor dalla penna verde. Per la mole di lavoro, in questo ruolo c'è una rete di collaborazioni esterne».

Quali tipi di interventi opera sul libro?

«Non credo a professionisti del settore che dicono che “dopo le prime dieci righe si capisce già se un libro è buono o no”. Tutte le più grandi ed emozionanti imprese umane si basano sul principio esattamente opposto. Il tempo è poco e il lavoro è tanto, ma credo che essere sbrigativi non aiuti a scoprire le reali potenzialità di un testo e del suo autore. Ci sono opere che necessitano dei più elementari interventi di tipo linguistico e strutturale, fino a quelle per cui occorre fare ragionamenti più sottili sull’impostazione stilistica, gli sviluppi narrativi, le forme, i generi, i linguaggi».

Si prende in considerazione più la scrittura o la trama?

«Quello che un editor dovrebbe cercare di capire è da dove incominciare a lavorare per fare più strada possibile. Un po’ come indovinare quale filo della matassa conviene tirare per srotolare l’intero gomitolo».

Gli scrittori si fanno guidare o sono alquanto orgogliosi, recalcitranti?

«Gli scrittori hanno di solito fondati pregiudizi sugli editor, temono che il loro lavoro venga stravolto o non compreso o addirittura scippato. Gli editor a loro volta hanno fondati pregiudizi sugli scrittori, temono che il loro ruolo non venga riconosciuto e si preparano a lottare per ogni singola virgola. Se si riesce a impostare il rapporto sulla fiducia reciproca, nel rispetto dei ruoli, allora ci si apre alla confidenza e al confronto. E persino all'amicizia».

Più facile gestire un esordiente o un autore noto?

«È naturale approcciarsi in maniera diversa a ciascuno di essi. Una delle cose più belle per un editor è avere la possibilità di seguire uno scrittore nel tempo, accompagnarlo in un percorso che non è limitato a un singolo lavoro ma investe tutto un progetto di scrittura, di pensiero, di espressione. Penso a Francesco Sala, Giovanni Iozzoli, Luisa Menziani, Fabrizio Cavazzuti, Alessandra Burzacchini. Ma anche autori di saggistica come Nino Roveda e Luca Lombroso. Inoltre belle esperienze di non-fiction con Caterina Fantoni, Tiziano Bedostri, Gianni Salvaterra, Gianni Ricci. È una grande gioia vederli fare il pieno di premi prestigiosi».

Qualche libro che le ha dato maggiore soddisfazione...

«La soddisfazione è spesso del tutto indipendente dal feeling che si ha con il libro o con l'autore. Dipende da quanto si riesce a valorizzare l’opera attraverso la messa a fuoco del progetto editoriale e l’intervento mirato di editing. In parole povere, dipende da quanta strada si riesce a far fare a un libro, in alcuni casi a una semplice idea».

Su cosa sta lavorando?

«La programmazione e i “punti sulla situazione” sono un rituale quotidiano con l’Editore. Ora è un momento di grazia, sta per uscire una guida sulla via Vandelli; sta per entrare un romanzo di Francesco Sala; in cantiere un esordiente e Luisa Menziani sta lavorando a un'opera nuovissima. In uscita una chicca utilissima, firmata da Stefano Totaro, per fronteggiare l’emergenza dei furti in città, e un nuovo volume della collana ColoriaMo, dedicato a Carpi e illustrato da Stefano Lei. E poi una raccolta di racconti di Giulio Luppi. Stiamo sfornando un libro fotografico sul pane, firmato da Franca Lovino. Ci prepariamo alla prossima stagione di premi, a cui iscriveremo i nostri fiori all'occhiello di quest’anno: il bellissimo lavoro di Cecilia Valenti “Dieta, bugie e amore”, l’ultimo romanzo di Iozzoli “Di notte nella provincia occidentale”».