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Modena, Maria Elena Rosati: «Do voce al mondo dei bambini» E nasce una magia

Maria Elena Rosati è autrice con Lorenzo Tozzi di una delle canzoni finaliste dello Zecchino d’Oro

modena. Lei si chiama Maria Elena Rosati, è marchigiana, nata nel 1973, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze e ha insegnato educazione artistica alle scuole medie prima a Perugia poi Bergamo. Ma da quattro anni vive a Modena e insegna alla scuola media Leonardo da Vinci di Sassuolo. E quest'anno andrà allo Zecchino d'Oro. Già. Perché Mara Elena nel tempo libero scrive. Scrive canzoni per bambini e storie. Curci Jung ha pubblicato le canzoni di Natale, quelle dei proverbi, degli a ...

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modena. Lei si chiama Maria Elena Rosati, è marchigiana, nata nel 1973, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze e ha insegnato educazione artistica alle scuole medie prima a Perugia poi Bergamo. Ma da quattro anni vive a Modena e insegna alla scuola media Leonardo da Vinci di Sassuolo. E quest'anno andrà allo Zecchino d'Oro. Già. Perché Mara Elena nel tempo libero scrive. Scrive canzoni per bambini e storie. Curci Jung ha pubblicato le canzoni di Natale, quelle dei proverbi, degli animali, dei mestieri. Accanto a lei, per i testi, nomi noti, nel mondo della letteratura dell'infanzia, come Gabriele Clima. Accoppiata decisamente vincente, quella con il musicista, cantante e compositore Lorenzo Tozzi, autore delle musiche, visto che una loro canzone è stata selezionata ed è, appunto, tra le 12 finaliste allo Zecchino d'Oro 2018, la cui diretta è prevista a novembre, su RaiUno. L'abbiamo contattata e ha risposto ad alcune domande. Peccato sia tutto ancora top secret e non ci abbia potuto dire molto. Ci toccherà stare incollati alla tv, a fare il tifo, che se lo merita: Maria Elena Rosati ha un entusiasmo, un sorriso e una luce negli occhi straordinari. Sono abbracci che ridono, le sue parole, i suoi sguardi. Chissà cosa accadrà, a novembre.



Di cosa parla la vostra canzone finalista?

«Non credo di poter svelare molto sul brano. Posso dirvi però che si intitola “Me la faccio sotto”, e questo credo sia un buon indizio perché se ne possa capire l’argomento».

Come è nata l'idea? E quanto ci avete messo a completarla?

«La canzone è nata come sono nate tutte le canzoni che da diversi anni scrivo con Lorenzo Tozzi, e cioè dal desiderio di raccontare attraverso le parole e la musica il mondo del bambino fuori e dentro di sé, e di condurlo ad esplorare e scoprire le proprie emozioni e la realtà che lo circonda. La musica è uno strumento straordinario per conoscere e per conoscersi. Quando un testo, una storia, una filastrocca diventano una canzone si compie una magia; e magicamente ogni parola scritta non è più solo un significato ma anche un emozione. Quando ho inviato il testo di “Me la faccio sotto” a Lorenzo, dopo meno di mezz’ora, come spesso accade quando gli piace ciò che ho scritto, mi ha rinviato l’idea musicale: era bellissima!! E non mi sbagliavo, a quanto pare».

Come hai conosciuto Lorenzo e da quanto collaborate?

«Conosco Lorenzo dal 2003. L’ho conosciuto a Perugia. Lui ha sempre lavorato nel campo della musica, io insegnavo ed ho iniziato a scrivere con lui e per lui quasi per gioco. Poi una nostra canzone dal titolo la Coccinella, (ci ha portato fortuna!!), è stata pubblicata dalle Edizioni Gallucci. Da quel momento in poi ho continuato a collaborare con lui ed abbiamo pubblicato con altre case editrici, quali la Curci, Erickson, Lisciani. In particolare con la Curci abbiamo realizzato una collana dal titolo “I miei libri delle canzoni” che raccoglie fino ad oggi più di 40 canzoni su argomenti diversi: animali, mestieri etc…».

Sapete già chi la canterà?

«No, non sappiamo nulla».

Hai conosciuto altri autori alle selezioni?

«Non ho mai partecipato allo Zecchino e non conosco gli altri autori».

Qual è la tua canzone preferita dello Zecchino d'Oro?

«Ce ne sono molte che mi piacciono, ma quella che mi emoziona di più è “La ninna nanna del chicco di caffè”. Mi piace anche moltissimo l’“Anisello Nunù”, la bambina che la canta è deliziosa».

Che “me la faccio sotto” sia di buon auspicio. Tanta tanta!!!