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Modena. La musica è vita per i sei giovani di Opera Funky

Hanno suonato anche per i carcerati del S.Anna E che brividi davanti al pubblico dei Mcr

MODENA, Sei giovani musicisti a lezioni di vita. Gli Opera Funky sono appena maggiorenni, ma già hanno vissuto un’esperienza da grandi, come Metallica e Johnny Cash: suonare in un carcere. Come Marco Ligabue, Paolo Belli e altri noti musicisti sono saliti sul palco del Sant’Anna per esibirsi di fronte e accanto alle persone ospitate dalla struttura.

«A un certo punto ho alzato gli occhi e ho visto un detenuto che piangeva - racconta Marco Scacchetti, 18enne - così mi sono fermato a suonare pe ...

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MODENA, Sei giovani musicisti a lezioni di vita. Gli Opera Funky sono appena maggiorenni, ma già hanno vissuto un’esperienza da grandi, come Metallica e Johnny Cash: suonare in un carcere. Come Marco Ligabue, Paolo Belli e altri noti musicisti sono saliti sul palco del Sant’Anna per esibirsi di fronte e accanto alle persone ospitate dalla struttura.

«A un certo punto ho alzato gli occhi e ho visto un detenuto che piangeva - racconta Marco Scacchetti, 18enne - così mi sono fermato a suonare per un attimo». Il giovane è trombettista ed è l’unico componente di Sassuolo in una band quasi tutta formiginese. Vi appartengono la 18enne Marianna Di Mezzo (tastiera e voce), il 19enne Yared Ganzerli (chitarra) e il fratello 20enne Giacomo Ganzerli (batteria), il 22enne Davide Severi (basso). Da Maranello giunge il 20enne Pietro Roncaglia (sax). Sono giovani eppure esperti. A settembre 2013 i fratelli Ganzerli e Severi hanno mosso i primi passi, agganciando nel febbraio 2014 la cantante e unica componente donna del gruppo. Il 19 settembre dello stesso anno aprono la strada ai Modena City Ramblers sul palco di Ponte Alto. «Non eravamo neanche pronti - ricorda Di Mezzo, allora poco più che 14enne - e abbiamo trovato tutta quella gente che ballava per la nostra musica». Erano passati poco mesi dal loro debutto allo “007” di Formigine e di lì a poco sarebbe arrivato il loro primo cd. L’album si chiama “113 Gardens Street”, traduzione in inglese dell’indirizzo in cui i giovani hanno il loro studio. Le prime due tracce, “Sunday Night” e “The subterraneans”, sono inediti della band, le altre cinque sono cover di altri gruppi.



«Abbiamo fatto cover di tantissimi artisti, da Stevie Wonder a Ben Harper - aggiunge Giacomo Ganzerli - e ogni volta interpretiamo le canzoni in chiave nostra». «A volte colleghiamo due pezzi diversi in un mash-up - prosegue Di Mezzo - facendoli comunque nostri». «La parola chiave è l’improvvisazione», assicura Roncaglia. Il nome della band è stato scelto in due tempi. «Per la prima data avevamo pensato a Funk - spiega la cantante - poi Yared ha proposto Opera Funky perché suonava bene». Suonare (e cantare) è un’esperienza gratificante, a tratti qualificante per i giovani interpreti. Qualcuno di loro vorrebbe vivere di musica, mentre altri preferiscono mantenere i piedi per terra e concentrarsi anche sugli studi sia di scuola superiore sia di università. Le prove sono concentrate nel fine settimana, ma le note non sono mai accantonate. «La musica è vivere», dice Yared Ganzerli. Il chitarrista apprezza le analogie tra i brani che interpreta e la vita. «L’aspetto più bello di quando abbiamo iniziato a suonare è che nessuna band avesse la nostra età per il genere funky», interviene il fratello Giacomo.

Essere l’unica donna non rappresenta per Marianna un problema, anzi. «Con il mio carattere è meglio, perché tendo a comandare un po’. Il mio ruolo è tirare le fila, anche se so che da sola non farei niente». Tirando le fila, Di Mezzo vede un futuro di note per il gruppo. «Sarebbe bello iniziare ad avere serate fisse una volta finite le superiori e non soltanto d’estate. Vogliamo iniziare a costruire uno show e a girare di più. Sarebbe bello anche riuscire a scrivere qualche altro pezzo». Pensieri di giovani musicisti che hanno iniziato a esibirsi a feste e matrimoni per farsi conoscere e coltivare una passione comune. «Tra di noi si è creata l’alchimia giusta - conclude Giacomo Ganzerli - perché ci conosciamo tutti bene, sappiamo cosa ognuno di noi sa fare meglio e su cosa invece fa più fatica. Siamo come una squadra che sta insieme da tanto tempo».