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Policlinico: Ingresso tre, piano settimo... Più vicini ai piccoli guerrieri

A volte tra i bimbi di Oncoematologia (300 assistiti) spuntano anche i supereroi E c’è chi inventa nuove fiabe per chi soffre ma ancora sorride: oggi a Formigine

MODENA. Ingresso tre, piano settimo, scala F. Vi dice nulla? A molti sì genitori sì, dice molto. Dice anche troppo. Anche senza altre specifiche graffia la gola e gli occhi. E' un ascensore per l'inferno con destinazione speranza questo l'indirizzo, perché porta al reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico di Modena, diretta dal prof. Lorenzo Lughetti. Qui, ogni anno, si contano circa 300 assistiti e 30 nuovi ricoveri di bambini affetti da leucemie, linfomi, tumori solidi e malatt ...

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MODENA. Ingresso tre, piano settimo, scala F. Vi dice nulla? A molti sì genitori sì, dice molto. Dice anche troppo. Anche senza altre specifiche graffia la gola e gli occhi. E' un ascensore per l'inferno con destinazione speranza questo l'indirizzo, perché porta al reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico di Modena, diretta dal prof. Lorenzo Lughetti. Qui, ogni anno, si contano circa 300 assistiti e 30 nuovi ricoveri di bambini affetti da leucemie, linfomi, tumori solidi e malattie ematologiche come anemia, piastrinopenia, neutropenia, emofilia. Conta poco - anche se invece in fondo conta tantissimo - che sia uno dei pochi reparti di questo tipo in Italia ad avere le camere singole che consentono “ai pazienti di rimanere tranquilli e ai genitori di rimanere al loro fianco” -

come ha sottolineato Erio Bagni, presidente di Aseop, proprio l'anno scorso, all'inaugurazione dopo il restyling degli arredi del reparto, e che 30 anni sostiene l’Oncoematologia pediatrica del Policlinico sia per quanto riguarda l’accoglienza, sia per la ricerca sia per la cooperazione.

Ingresso tre, piano settimo, scala F: è qui dove si incontrano i guerrieri. E no, non sono come quelli dei libri. Hanno occhi grandi, sgranati sul mondo, corpi piccoli e armature e segreti nascosti in piccoli cerotti e aghi, farfalline e tubi trasparenti. Lo sanno di essere guerrieri, lo sanno eccome, loro, sanno di dover lottare contro draghi e mostri usciti dal peggiore dei libri di storie. A volte sono stanchi, a volte sono tristi, a volte hanno paura. Non esiste un guerriero senza paura. Lo sanno tutti. E' dalla paura che nasce il coraggio e il fiato per andare avanti, un respiro alla volta.

Ingresso tre, piano settimo, scala F è un luogo strano che ha anche del magico, a starci dentro. Non si incontrano certo tipi qualunque, lì. A volte i guerrieri ricevono pure la visita di supereroi usciti per l'occasione dai fumetti e dai film d'animazione, che si sa tra guerrieri e supereroi ci si capisce, e come potrebbe essere il contrario, in effetti, ma i sorrisi si allargano e gli occhi si illuminano di sorpresa e meraviglia lo stesso, ché un conto è essere tutti guerrieri e saperlo e ripeterselo e un altro è guardare nella maschera di Ironman e vederlo passeggiare in corsia, con la sua armatura rossa e oro, e magari averlo accanto al letto, per un po', che diamine. Un momento così bello che anche ai genitori, per un attimo, torna il sorriso. E il respiro.

Chi non ci passa forse davvero non può capire cosa vive un adulto lì dentro. Cosa prova chi vive in un limbo dove c'è il bisogno di parlare ma poi, spesso, mancano le parole, dove c'è la sensazione forte di essere una comunità e ci si aggrappa a quella corda fatta di esperienze simili e sguardi lucidi ma poi ci si trova comunque soli. Perché poi è così: dentro a se stessi si è soli. Intenti a sopravvivere alle paure, all'angoscia, alla stanchezza. A recuperare sorrisi dal fondo del fiato, a lottare nelle retrovie, facendo i conti con l'impotenza. A volte nascondendosi nel buio e nel silenzio. Chissà se al buio il dolore pesa meno. Chissà se al buio quella parola, tumore, fa meno rumore. Chissà se è possibile trovare un modo per riscoprirsi un po' più nudi e un po' più uniti. C'è chi ci ha provato, a raccontare il cancro con voce nuova: lui si chiama Matteo Losa, è un giovane fotografo, giornalista, scrittore. La sua arma sono le fiabe. Le sue “Piccole fiabe per Grandi Guerrieri” hanno la copertina gialla e un bambino stilizzato che vola aggrappato a dei palloncini in rilievo in copertina. Lo si può incontrare e ascoltare oggi pomeriggio alle 17 al Magazzino del Gufo di Formigine. Via dei Produttori 7. Per parlare di quello che accade quando si arriva all'ingresso tre, piano settimo, scala F, sottovoce, insieme.