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“On Air”, adesso tocca a te La radio dà fiato alle scuole modenesi

Parlare al microfono: un compito di realtà e un mezzo per condividere emozioni Sei timido, balbetti? Non importa, mettiamoci in gioco. Le esperienze a Modena

MODENA. Se fate un sondaggio in una classe - elementari o medie - e chiedete in quanti ascoltano la radio, si alzerà circa la metà delle mani. Sono quelli che, venendo a scuola in auto, sentono in sottofondo l’emittente preferita dai genitori: Radio 24, Radio Deejay, rispondono nella maggior parte dei casi.

E se chiedete loro che cosa dicono per radio, difficilmente ve lo sapranno ripetere, si fermano solo se c’è una canzone che li acchiappa.

Oggi la radio, con le sue emozioni e la sua innata ...

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MODENA. Se fate un sondaggio in una classe - elementari o medie - e chiedete in quanti ascoltano la radio, si alzerà circa la metà delle mani. Sono quelli che, venendo a scuola in auto, sentono in sottofondo l’emittente preferita dai genitori: Radio 24, Radio Deejay, rispondono nella maggior parte dei casi.

E se chiedete loro che cosa dicono per radio, difficilmente ve lo sapranno ripetere, si fermano solo se c’è una canzone che li acchiappa.

Oggi la radio, con le sue emozioni e la sua innata dote educativa, arriva tardi nella vita dei ragazzi, anche solo rispetto a trent’anni fa. Non per colpa di chi la fa, ma a causa della rivoluzione tecnologica che ogni giorno ci accompagna in ogni scelta, in ogni abitudine, in ogni fatto.

I primi ad accorgersi della radio erano solitamente i ragazzi, anche prima dei dieci anni: la canonica partita di calcio al parco con gli amici della domenica pomeriggio era rimandata di 90 minuti per ascoltare insieme sulle panchine “Tutto il calcio minuto per minuto”. Era un rito. Oggi c’è il telefonino ad aggiornarli in tempo reale, basta un clic.

Il pubblico femminile cominciava a sintonizzarsi in piena adolescenza, registrando su cassetta la canzone che aveva magari già scelto guardando il video musicale in tv. Oggi le playlist ti risolvono il problema, ti tolgono però quell’attesa, quando lo speaker stava per mandare in onda la tua hit preferita.

Oggi, purtroppo, spesso non sei più costretto ad ascoltare. Ti mancano quelle parole, sostituite da gesti più rituali, meno inclini alle emozioni.

La scuola, però se ne è accorta. E qualcuno ha scelto la radio per riscoprire il racconto, per soffermarsi sull’importanza delle parole, per approfondire la scelta del linguaggio.

La scuola ha acceso la radio per scegliere le parole giuste e tradurle in emozioni. Merito di una proposta, arrivata ad inizio anno agli insegnanti modenesi. Merito di chi ha saputo metterla in pratica.

Le esperienze sono state diverse, le radio sono nate nelle scuole - si possono ascoltare sulla piattaforma internet Spreaker o sui siti delle scuole- i ragazzi davanti al microfono si sono aperti, si sono messi in gioco, hanno parlato, intervistato, raccontato, letto. Hanno anche cantato e composto le sigle. E trasmettono ogni settimana.

Alle medie Calvino si è accesa Radio Calvino: «La radio scolastica è una palestra di comunicazione, di relazione e di interazione - sottolinea la professoressa Valentina Dessì - Competenze che si acquistano col tempo, ma l’obiettivo non è solo la qualità, bensì il percorso personale. L’emozione che scatta quando si accende la luce “on air” e si parte, con le tue timidezze e allora balbetti. I ragazzi capiscono che oltre all’improvvisazione ci deve essere anche attenzione ai contenuti, alle parole. Merito anche di un grande gioco di squadra».

Alle medie Mattarella c’è R@dio M@tta: «È un magnifico compito di realtà - spiega la professoressa Cecilia Scalabrini - i ragazzi non hanno sentito il peso di scrivere un copione, di esporre, di affinare il lessico, di cantare. Hanno condiviso emozioni, vivendo la scuola come ciò che dovrebbe essere: un luogo dove si condividono esperienze, tutti insieme, in modo trasversale e senza differenze».

Alle elementari Leopardi ci si sintonizza su Radio 7: «L’abbiamo vista come un modo per poter liberare la fantasia dei bambini - aggiunge l’insegnante Elisabetta Scardozzi - pronti ad esprimere le loro idee al di fuori delle attività tradizionali. La radio è un modo per condividere le esperienze della scuola, allargarle al territorio, comunicarle. Una esperienza di gioco ma anche una rivoluzione nell’apprendimento».

Ascoltare e parlare, insomma, insieme e senza schiamazzi. Per provare a vivere un po’ meglio. Anche grazie alla scuola. E alla cara e vecchia radio...

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