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Quelli che... il ricreatorio Una grande rimpatriata

Cena con padre Sebastiano e i ragazzi che animavano il San Francesco 30 anni fa Tra aneddoti e ricordi arrivano i premi per gli organizzatori Franco Ferri e Borelli

L’amicizia, quella vera, non finisce mai. Basta un incontro, anche dopo venti, trenta o quaranta anni per rinsaldarla e far rivivere antichi ricordi. E ritrovarsi è sempre una festa. È stato questo il credo che ha mosso Franco Ferri (e con lui Luciano Borelli, Nunzio Guglielmi e Fioravante Warteressian) che ha organizzato in meno di due mesi un evento semplice e complicato nello stesso tempo: riunire attorno ad un tavolo una sessantina di ex del ricreatorio e dello Juventus club di tutte le ...

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L’amicizia, quella vera, non finisce mai. Basta un incontro, anche dopo venti, trenta o quaranta anni per rinsaldarla e far rivivere antichi ricordi. E ritrovarsi è sempre una festa. È stato questo il credo che ha mosso Franco Ferri (e con lui Luciano Borelli, Nunzio Guglielmi e Fioravante Warteressian) che ha organizzato in meno di due mesi un evento semplice e complicato nello stesso tempo: riunire attorno ad un tavolo una sessantina di ex del ricreatorio e dello Juventus club di tutte le età, che hanno calcato anche e soprattutto il campetto dietro alla bocciofila. All’evento è stata aggiunta una ciliegina di qualità: padre Sebastiano Bernardini, il frate simbolo del ricreatorio San Francesco, oggi 91enne, che ha presenziato alla cena.

Alcuni degli ex ricreatoriani non si vedevano da decenni, tutti però sono stati felicissimi dell’iniziativa e ora si ripromettono di farla più spesso. Una cena semplice, un paio di primi, gnocco e tigelle, giusto per stare insieme, ma i ricordi sono affiorati distintamente. Innanzitutto quelli del frate.

«Anni ruggenti e fantastici quelli del ricreatorio - ha detto tra le tante cose - con dei monelli che giocavano a calcio e che hanno assaggiato platee dei grandi, come le partite che siamo andati a disputare in avanspettacolo a San Siro ed all’Olimpico di Roma. Ma i ricreatorio degli Anni Sessanta e Settanta non era solo calcio. Era anche ciclismo (con Benedetti terzo ai campionati italiani di Trento), c’era la prima “Fiatona”, c’era il “Folletto d’oro”, con Caterina Caselli; c’era, soprattutto la grande voglia di stare insieme ed era diventato, per dirla proprio con le parole di Franco Ferri, “il giardino di casa”, dove tutti stavano volentieri».

Ma tutta la serata ha riservato sorprese. Ed allora, per un segno di riconoscenza nei confronti di Franco Ferri e Luciano Borelli ecco che uno degli invitati, Franco Bocchi, senza che nessuno ne avesse avuto notizia, è arrivato con due riconoscimenti “per coloro che per tanti anni sono stati custodi e manutentori del campetto dietro al bocciodromo”. Al primo è andato un “pallone d’oro”, al secondo una coppa. Entrambi, ma soprattutto il primo, schivo per natura, hanno accolto il dono con un misto di sorpresa ed emozione.

Tornado a ciò che è stato il ricreatorio, non si può scordare l’avanguardistico programma di iniziative, che catalizzavano su Sassuolo tanta gente. «Il ricreatorio - ha continuato padre Sebastiano, rovistando nella sua memoria - è stato anche “un’alluvione di scout”, con la grande opera di Carlo Fatuzzo e Antonio Casini, con la dedizione del maestro Poppi come esperto in tutto quello che facevamo. Il ricreatorio è stato anche la prima radio privata della città: Radio San Francesco, con la quale i ragazzi di divertivano un mondo, un divertimento sano e dal quale la bestemmia era bandita (ne ho espulsi tanti, a tempo, per questo...)».

In conclusione ecco due parole dell’organizzatore: Franco Ferri. «A 78 anni - ha detto - ho avuto l’idea e la forza di organizzare un evento che, viste le presenze, mi riempie di soddisfazione. Mi dispiace per coloro che hanno deciso di rinunciare per motivi personali e di salute ma credo che queste serate siano speciali per tutti”. E ritrovarsi tutti, da “over”, è stata davvero una bella iniezione di vita e di salute: da ripetere».