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Fogliano di Maranello. Nella fattoria di Riccardo: il narratore di grani antichi

Ha deciso di tornare alle terra; è diventato come dice lui un “narratore agricolo”, che è capace quindi di raccontare un territorio, anzi, come specifica lui le “terre romantiche” («sono un romantico in “queste terre della piastrella”»). E' nata la fattoria "Bersana" un picolo angolo di paradiso

MARANELLO. Riccardo Iaccheri ha 36 anni, ha una azienda agricola a Fogliano di Maranello che si chiama “Bersana” e che è anche fattoria didattica. Riccardo è laureato in Scienze Politiche, il suo obiettivo era fare carriera nel settore diplomatico, poi un problema di salute lo ha fermato e la sua vita è cambiata. Ha deciso di tornare alle terra; è diventato come dice lui un “narratore agricolo”, che è capace quindi di raccontare un territorio, anzi, come specifica lui le “terre romantiche” ( ...

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MARANELLO. Riccardo Iaccheri ha 36 anni, ha una azienda agricola a Fogliano di Maranello che si chiama “Bersana” e che è anche fattoria didattica. Riccardo è laureato in Scienze Politiche, il suo obiettivo era fare carriera nel settore diplomatico, poi un problema di salute lo ha fermato e la sua vita è cambiata. Ha deciso di tornare alle terra; è diventato come dice lui un “narratore agricolo”, che è capace quindi di raccontare un territorio, anzi, come specifica lui le “terre romantiche” («sono un romantico in “queste terre della piastrella”»).

Album dalla fattoria Bersana, un piccolo angolo di paradiso a Fogliano di Maranello


La sua azienda agricola conta 85 ettari di terreno, che vengono coltivati a rotazione, circa 50 a Maranello il resto tra Appennino e Bassa. Iaccheri produce lana, latte, formaggi, miele (da segnalare una spettacolare melata di quercia), tutto rigorosamente biologico, ma si dedica in particolare alla coltivazione dei grani antichi: «I grani antichi - spiega Riccardo - hanno peculiarità molto affascinanti, sono molto più leggeri, digeribili e poveri di glutine, ma hanno una resa ridotta rispetto ai grani moderni. Innanzitutto perché se ne produce una quantità molto minore, poi sono più delicati: ad esempio, essendo più alti, da 1 metro e 60 in su, in caso di vento o maltempo forte, tendono a sdraiarsi in campo e recuperarli diventa difficoltoso. Però hanno caratteristiche fenomenali».



«Ho diverse varietà di grani antichi - continua Riccardo - innanzitutto il Terminillo, Il Senatore Cappelli, il Saragolla ed il Farro Monococco. Per questo tipo di prodotto e in generale per fare agricoltura biologica devi saper attendere, perché si tratta dell’agricoltura del non fare. Devi aspettare il corso delle stagioni e della natura ed entrare in campo il meno possibile. La tecnica per la coltivazione è quella “in rotazione”: per due anni il terreno viene coltivato a cereali per altri due anni con colture migliorative come le leguminose (favino, erba medica, piselli) in modo da far recuperare il terreno».

«Io utilizzo però anche la tecnica del “sovescio”, che consiste nel seminare e lasciare crescere fino a un certo stadio di sviluppo (generalmente, fino alla fioritura) una o più specie di piante dell’erbario, dopodiché la vegetazione viene trinciata o falciata e interrata. L’efficacia della tecnica del sovescio è legata alla fertilità chimica, biologica e fisica. Interrando infatti materia vegetale, aumenta la presenza di vita nel suolo, sia a livello di fauna con lombrichi, insetti, millepiedi, sia a livello di microbi. Migliorano anche le caratteristiche strutturali e fisiche del terreno. Il terreno diventa più soffice, permeabile all’aria e all’acqua. A seconda della stagione io utilizzo per il sovescio colture diverse: in autunno favino o senape; in primavera mais, girasole, sorgo o colza. Grazie a questa tecnica i tempi che si avrebbero con la rotazione si riducono».

«Con i grani antichi produciamo farina, pasta, pane e biscotti. Per ora solo per uso familiare. Ma in autunno finalmente realizzerò il mio sogno: inaugureremo in azienda il punto degustazione; non ospiteremo quindi più solo le scuole, ma anche gruppi di visitatori che vogliono scoprire ed assaporare le nostre ‘chicche’. La costruzione dell’edificio è già partita, sarà realizzato in bioedilizia, le pareti saranno fatte di paglia».

Riccardo produce 850 quintali di cereali l’anno; 500 quintali di colza; 300 quintali di girasoli e 100 quintali di favino. Se volete saperne di più della “Bersana” potete seguirla anche su instagram e facebook oppure visitare il sito www.bersana.it.