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L’amicizia, la Sicilia e l’amore ai tempi dei centri commerciali

In treno capita che lo sguardo si perda libero oltre il finestrino e si interrompa a una fermata posandosi su persone, smorfie e affanni, diventando avido di particolari. Un dettaglio può custodire...

In treno capita che lo sguardo si perda libero oltre il finestrino e si interrompa a una fermata posandosi su persone, smorfie e affanni, diventando avido di particolari. Un dettaglio può custodire una storia. Con abilità narrativa e questa stessa minuzia nel setacciare la quotidianità per disegnare un altrove, popolato da eroi storti e vite sospese, Igor Cipollina, classe ’75, giornalista della Gazzetta di Mantova, ha dato vita a “Ballata di provincia” (Edizioni della Sera) il primo romanzo ...

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In treno capita che lo sguardo si perda libero oltre il finestrino e si interrompa a una fermata posandosi su persone, smorfie e affanni, diventando avido di particolari. Un dettaglio può custodire una storia. Con abilità narrativa e questa stessa minuzia nel setacciare la quotidianità per disegnare un altrove, popolato da eroi storti e vite sospese, Igor Cipollina, classe ’75, giornalista della Gazzetta di Mantova, ha dato vita a “Ballata di provincia” (Edizioni della Sera) il primo romanzo di carta dopo gli ebook “Tornando a casa” e “Mura Mura”. Espressioni dialettali e fotogrammi di una Sicilia assolata assecondano la descrizione di un’umanità dipinta attraverso un concentrato di debolezze, ipocrisie e vanità. Una storia che diverte e insieme punta il dito contro i mostri edilizi che sfregiano la natura, che avvince per le reazioni umane agli eventi e ci accompagna con un sottofondo virtuale. Da Clapton ai Velvet Underground passando per gli Oasis, sono tante le citazioni nella tracklist del protagonista.

Il romanzo inquadra la vita da prospettive diverse, non segue una linea cronologica ma sguinzaglia i personaggi verso i loro destini. Ci si apre un varco tra le pieghe di esistenze apparentemente slegate ma, in realtà, sempre più unite dallo stesso desiderio di affrancarsi da una vita opaca. L’incedere è musicale, ritmo e ambientazioni cambiano, ma non la solidità della trama che punta, con pungente ironia, a dare risalto al divario tra vissuto e aspirazioni. Tre amici trentenni, poche occasioni di svago, un mucchio di case in un perimetro che rassicura e opprime. L’autore, con il suo stile riconoscibile e un linguaggio a tratti colorito, ci rende familiare questo microcosmo che misura duecento passi, dalla chiesa al chiosco di arachidi, ceci tostati e semi di girasole. Conosciamo l’altruismo di Ernesto, benzinaio-poeta che si intossica la vita di veleno e rassegnazione. Il talento di Tanino, chitarrista che aiuta il padre Pasquale nel negozio di giochi non tecnologici e conosce a memoria le sue storie di ex Sessantottino. Come pure l’arrendevolezza di Vincenzo, che vive all’ombra di un padre che, per puntellare nuove alleanze politiche, gli ha scelto persino la moglie. Eccola Mariausilia, antiestetica e vendicativa perché rivede in quel compagno non voluto la sua stessa remissività. A cambiare i contorni di un mondo apparentemente immobile la “zarina” Olga, prostituta russa del bordello segreto e, soprattutto, il gigantesco ipermercato in costruzione, fino ad allora coperto da un esercito di lamiere. Tutto muta quando spunta Camelot, mastodontico centro commerciale che assomiglia a un maniero delle fiabe e, tra eccitazione e sconcerto, sposta il baricentro del paese. In un susseguirsi di situazioni nulla sarà più come prima. Amori, desideri, certezze. E, a cementare la frattura tra la vita lenta della comunità e il vortice della società dei consumi, si fa largo una girandola di personaggi a tratti grotteschi. Coppie malassortite per il reality trash in tv, liti, vendette e imbarazzi in diretta. Perché tutto, ma proprio tutto fa spettacolo. Sotto i riflettori si ride, si piange, si vomita il proprio risentimento. Si galleggia tra bisogni futili, sogni infranti e rapporti in crisi. Se dalle sfumature si coglie che per alcuni l’autore immagina un futuro diverso, per altri resterà solo la certezza della propria rassegnazione. Non solo. Ultimo baluardo prima della resa, anche il paesaggio sarà definitivamente colpito dalla mano dell’uomo. Nemmeno arrampicandosi sulla parte alta del paese lo sguardo, impigliato irrimediabilmente alla finta fortezza, riuscirà più ad arrivare al mare. (cdp)