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Lele Leonardi ed Elia Garutti: “Fatti mandare dalla mamma” Con la chitarra

I due musicisti modenesi l’anima del sound del tour di Morandi: «Gianni un fenomeno»

I modenesi Lele Leonardi ed Elia Garutti colonna musicale per Gianni Morandi

MODENA. Non se lo aspettava Lele Leonardi che quella chitarra che imbracciò da ragazzino nella sua Spilamberto, come una bacchetta magica, lo proiettasse sui palchi più importanti d’Italia accanto a star come Nek, Irene Grandi e Biagio Antonacci per citarne alcune. Lele non si aspettava nemmeno che dopo aver toccato con mano il ...

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I modenesi Lele Leonardi ed Elia Garutti colonna musicale per Gianni Morandi

MODENA. Non se lo aspettava Lele Leonardi che quella chitarra che imbracciò da ragazzino nella sua Spilamberto, come una bacchetta magica, lo proiettasse sui palchi più importanti d’Italia accanto a star come Nek, Irene Grandi e Biagio Antonacci per citarne alcune. Lele non si aspettava nemmeno che dopo aver toccato con mano il paradiso musicale, l’arrivo di Petra, la sua primogenita, avrebbe cambiato il suo sguardo su quel mondo che lo aveva inghiottito per la sua bravura professionale portandolo a seguire altre strade, ovviamente sempre con la chitarra in mano.



Anche Elia Garutti non poteva aspettarsi che quel pezzo di legno con manico, chiavette e sei corde che gli regalarono da bambino e su cui cominciò a muovere le dita per la prima volta diventasse il suo lavoro partendo dalla Bassa, da San Felice, per conquistarsi finalmente i primi gradi di chitarrista professionista.


Nemmeno Gianni Morandi, monumento della musica italiana, si sarebbe aspettato, a 73 anni, di trovarsi quei due ragazzi di Modena accanto sul palco. Perché Elia Garutti e Lele Leonardi sono i due chitarristi che hanno affiancato l’“eterno ragazzo” nel suo tour D’Amore e d’Autore che si è concluso il 25 aprile all’Arena di Verona, facendo registrare l’ennesimo sold out. Venti date, un Giro d’Italia senza respiro, che riprenderà tra poco per concludersi a settembre. Lele ed Elia, due anime rock e blues, che hanno portato una botta di carica ed entusiasmo nel sound di Morandi con assoli e riff che ti aspetteresti ad un live di una rockstar e non dell’icona della musica leggera tradizionale italiana. Elia Garutti e Lele Leonardi sono venuti a trovarci in Gazzetta e grazie alla complicità di Lenzotti in redazione sono arrivate anche due chitarre per una strimpellata improvvisata che non guasta mai.



«Se pensate che Morandi sia vecchio e il passato - dichiarano in coro Elia e Lele - vi siete sbagliati. È veramente un eterno ragazzo, la sua carica è contagiosa, basta vedere cosa succede ai concerti. La gente impazzisce per lui, ma Gianni sa gestire tutte le situazioni con una semplicità e un’esperienza davvero disarmanti».

«Provo a farvi capire - dice Lele - suonare con Morandi è come salire in macchina accanto a un amico solo che non sai che quando spinge sull’acceleratore si sprigionano 800 cavalli».



«Ha un repertorio pazzesco - incalza Elia -, sessanta canzoni: è un muro di lavoro che ti crolla addosso. Le devi imparare tutte, ma come vuole lui. Non gli sfugge nulla, controlla tutto: dalle luci, alle posizioni sul palco, ai cori, alle note che suoni e come lo fai. Sentivo cantare le sue canzoni dai miei genitori, pensavo fossero facili. Alla faccia. Molte sono arrangiate da Ennio Morricone, altre composte assieme a Lucio Dalla».

«E allora ti chiedi - prende la parola Lele - tu chi sei di fronte a simili mostri sacri? E se fai il “somaro”, nel senso che ci metti un po’ troppo del tuo, se ne accorge subito, interviene e s’arrabbia perché stai suonando per te stesso e non per la band. Ha un’idea di spettacolo perfetta. Altri artisti importanti vantano equipe di lavoro che si occupano dei vari aspetti di un live: Gianni Morandi fa tutto da solo, scaravolta anche la struttura del palco se qualcosa non è come vuole lui, il suo rispetto per il pubblico è straordinario. A 73 anni è al top, altro che in disarmo: potrebbe andare e fare tournee negli Usa, in Australia o in Giappone e spaccherebbe».

«Non usa nemmeno gli ear monitors, si ascolta sul palco come fosse uno del pubblico e il fonico ha poco da lavorare con lui: gestisce il microfono senza aiuti con un mestiere incredibile. Non c’è bisogno di intervenire, anche quando fa Caruso non fa mai scattare il led rosso del mixer».

Tra chitarristi c’è sempre rivalità: com’è il vostro rapporto sul palco?

«Ho sempre odiato questo aspetto - ammette Lele - e i chitarristi sono la peggior razza che ci sia. Ma tra noi fila tutto liscio: c’è talmente tanta roba da fare che ci siamo divisi le parti».

Elia conferma: «Io e Lele ci gestiamo benissimo e non possiamo distrarci un attimo. Con Morandi si suona senza paracadute perché lui segue l’istinto, sente l’umore del palco e della gente e può cambiare tutto di colpo. Devi essere pronto, prontissimo e devi sempre guardarlo».

Cosa pensate di aver aggiunto al gigantesco mondo di Gianni Morandi?

«Dopo Capitani Coraggiosi con Baglioni, Morandi forse cercava una band che fosse tutta sua e siamo orgogliosi che ci abbia scelti. Probabilmente è la sua prima vera band. Quanto al sound, il suo ultimo album è già molto moderno: noi abbiamo cercato di incastrare il vecchio e il nuovo nel suono. Crediamo di esserci riusciti, ma attenzione a farvi dare un cinque da lui: ha una mano talmente grande che inghiotte la tua».

@PaoloVp305 . ©RIPRODUZIONE RISERVATA