Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

La ricostruzione post-sisma: i centri sono grandi malati

Il 90% degli sfollati dal cratere sismico nella Bassa Modenese è rientrato nelle abitazioni ristrutturate: 4.3 miliardi già assegnati Le piazze faticano a risollevarsi, il commercio paga dazio e i cantieri pubblici vanno a rilento

San Felice, 20 maggio: la furia del terremoto

MODENA Il primo pensiero va a chi, sei anni dopo, ancora si ferma con gli occhi lucidi davanti al rudere della propria casa, che magari sogna di vedere ricostruita ma il cui percorso è talmente complesso che a volte viene voglia di mollare tutto; il secondo è per i negozianti che coraggiosamente sopravvivono, unici baluardi di un centro storico sempre più spo ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

San Felice, 20 maggio: la furia del terremoto

MODENA Il primo pensiero va a chi, sei anni dopo, ancora si ferma con gli occhi lucidi davanti al rudere della propria casa, che magari sogna di vedere ricostruita ma il cui percorso è talmente complesso che a volte viene voglia di mollare tutto; il secondo è per i negozianti che coraggiosamente sopravvivono, unici baluardi di un centro storico sempre più spopolato, uscito dalla geolocalizzazione dei clienti salvo qualche iniziativa sporadica capace comunque di attrarre curiosi e ridare quel vociare interrotto la notte del 20 maggio 2012; il terzo è per chi lavora nella complessa macchina della ricostruzione affinché non arretri di un passo, risolva i problemi, dia sollievo a chi è ancora sfollato e conduca in porto una sfida che la Bassa ha dovuto giocare e che vuole vincere con tutte le contraddizioni che la devastazione del terremoto ha generato.

Terremoto Emilia: fotoreportage di un mese di emergenza



SEI ANNI DOPO. Sono passati sei anni da quell’alba in cui la terra ha tremato, generando morti, distruzione, paura. Timori che tuttora riemergono a ogni passaggio di un camion che fa tremare i vetri, una moto che sfreccia nella notte, persino a ogni minima scossa. Perché l’orecchio e il cuore sono diventati più sensibili, vivono in allerta, si attivano per quell’incontrollato sistema chiamato istinto di sopravvivenza.

Terremoto Emilia, 5 anni dopo: il cammino della ricostruzione



IL LAVORO FATTO. Ma di strada in sei anni se n’è fatta tanta. Qualcuno non c’è più, sfinito naturalmente dall’attesa e magari senza aver potuto rivedere la propria casa e i propri affetti ricostruiti. Eppure tante signore “Maria” stringono i denti, hanno rimodulato la propria vita, magari nei container che sono diventati deliziosi alloggi con i gerani sul davanzale o le pompe di raffrescamento già in azione per il caldo insopportabile di aprile. Prima o poi però anche loro torneranno a sorridere quando smetteranno di essere sfollate e andranno a ingrossare un numero già consistente.

Gli sfollati e il sogno di tornare a casa

Sono infatti il 90% coloro che hanno ritrovato la loro casa: oltre 14.800 delle 16.500 famiglie costrette a fuggire. «Sono quasi 14mila le abitazioni rese di nuovo agibili (+1.600 nell’ultimo anno) - spiega nel suo report la Regione - quasi 4.400 le attività economiche e commerciali (+862, dai negozi alle botteghe artigiane), per oltre 6.100 cantieri completati. Complessivamente, la ricostruzione privata per abitazioni e attività economiche ha visto contributi concessi per oltre 4,3 miliardi di euro, cresciuti solo nell’ultimo anno di 400 milioni, di cui 2,8 miliardi già liquidati a cittadini e imprese».

IL PROBLEMA DEI CENTRI. E allora l’obiettivo si pone deciso sui centri storici abbandonati. «Devono tornare a vivere» è l’impegno che la politica si è presa e l’auspicio anche di chi, nelle piazze, non ci va neppure più. Bisogna crederci, però. A tal proposito è arrivato quasi 1,3 miliardi per la ricostruzione pubblica (ripristino dei beni culturali, storici e architettonici e opere pubbliche) che ancora stenta per le complessità progettuali e la necessità di mettere d’accordo professionisti ed enti chiamati a fornire pareri vincolanti per il nullaosta ai cantieri.

«L’investimento per la ricostruzione dei centri storici, tra opere pubbliche e interventi privati - continua la Regione - a oggi ammonta a quasi un miliardo di euro per circa 2.600 interventi finanziati, di cui il 60% conclusi o in cantiere. In attesa della conclusione dei lavori di ricostruzione di immobili completamente distrutti».

L'Emilia adesso, 365 giorni dopo il terremoto

I FONDI. Ecco quindi un’altra iniezione di fondi con 70,3 milioni in più ai Comuni per realizzare 48 interventi: 1,5 milioni a Carpi; 2,2 a Cavezzo; 748mila euro a Concordia; 21,7 a Finale; 68mila euro a Formigine; 20,2 a Mirandola; 3,2 a Modena; 7,4 a Novi; 9,7 a San Felice; 1,7 a San Prospero e 1,6 a Soliera. Non ci sono più scuse: ora bisogna progettare e accantierare.