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I racconti svelano il mondo e l’umanità di Guido Cavani

Dopo poesie e romanzi, la nuova raccolta di Elis Colombini «Un autore che sorprende e merita d’essere approfondito»

Non un semplice libro di racconti, ma una raccolta di vicende umane che i curatori Patrizia Belloi e Elis Colombini hanno ricostruito con un'attenta e rigorosa analisi filologica. «C'è stato, da anni, un lavoro di schedatura degli scritti di Guido Cavani, con ricerche bibliografiche. Abbiamo seguito convegni di studi, come quello del 1982 fatto all'Accademia di Scienze lettere e Arti, in occasione dei 25 anni dalla sua morte. Ci siamo interessati ai testi che ci hanno catturato per profondit ...

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Non un semplice libro di racconti, ma una raccolta di vicende umane che i curatori Patrizia Belloi e Elis Colombini hanno ricostruito con un'attenta e rigorosa analisi filologica. «C'è stato, da anni, un lavoro di schedatura degli scritti di Guido Cavani, con ricerche bibliografiche. Abbiamo seguito convegni di studi, come quello del 1982 fatto all'Accademia di Scienze lettere e Arti, in occasione dei 25 anni dalla sua morte. Ci siamo interessati ai testi che ci hanno catturato per profondità e qualità di argomenti già manifesti nel romanzo "Zebio Còtal". Cavani è un autore che merita di essere approfondito. Ecco perché abbiamo organizzato tutta la sua opera, dalle poesie ai romanzi e ora ai racconti, in un progetto organico capace di dare la completa dimensione del suo percorso letterario».

Il volume è stato concepito sia per un lettore comune che per uno studioso. «I racconti vengono riportati - spiega la Belloi - in ordine di pubblicazione, dalla prima edizione a quella definitiva, in modo che il ricercatore non abbia difficoltà a vagliare l'evoluzione contenutistica e stilistica della sua scrittura. Lo scopo dello scrittore è quello di renderli più asciutti, sintetici, incisivi. Negli anni tende ad eliminare le sovrastrutture, li scarnifica per riconsegnarli più essenziali nel linguaggio. È lo stesso principio con cui ha proceduto nella poesia. Noi siamo intervenuti su errori tipografici e ortografici riscontrati nelle precedenti edizioni. Il nostro lavoro è servito ad offrire un materiale su cui poter discutere, costituendo la base per ulteriori approfondimenti saggistici».

Evidente l'immediata rappresentazione diretta, con naturale disposizione all'immediatezza e fluidità del racconto di corposità d'immagine descrittiva e riflessiva che reca l'esperienza della guerra, la prima mondiale, a cui lo stesso autore ha partecipato, combattendo sul Carso, sul Piave. Una guerra, dove “si grida per la fame, perché qui tutto è macchiato di sangue; tutto, anche il pane benedetto”.

I motivi dominanti riguardano la terra depressa, ostile, contro cui combatte l'uomo avvertendo l'angoscia quotidiana e un'avvilita condizione esistenziale; l'osteria, dove si condividono con altri, pur fugacemente, le proprie esperienze; il fiume come simbolo dell'inarrestabile vita che scorre inesorabilmente; il vagagondare di anime inquiete; le incomprensioni anche familiari, l'incomunicabilità, il senso della solitudine e la ricerca del calore umano; la crudezza della miseria, dell'abbruttimento; la desolazione e il bisogno d'amore per l'abbondono; la borghesia avida, vuota di valori; la visione spesso tragica della vita sorretta talvolta dalla fede. Tanti argomenti con temi psicologici, spunti autobiografici e recupero di memorie espressi con un linguaggio che si colora dell'efficacia del parlato, non privo di suggestioni poetiche, permettendo di unificare le componenti ambientali, naturalistiche con le radici più profonde dell'essere umano. Non a caso «Cavani - evidenzia la Belloi - si è sentito poeta per tutta la vita, scrivendo tantissimo. È diventato famoso come narratore dopo la prefazione, nel 1961, a "Zebio" Còtal" di Pasolini che sosteneva che i suoi personaggi sarebbero rimasti pietre miliari. La sua prosa ha sfumature liriche».

«Cavani - ricorda Colombini - riserva ancora delle sorprese perché resta ancora da scoprire come scrittore di teatro con opere, una perduta, presentate al Teatro Sperimentale di Bologna. A giusta ragione il critico Alberto Bertoni riconosce all'autore modenese un posto tra i cento autori del '900. Un posto tra i grandi, come riportano Mariani e Petrucciani nella storia della letteratura italiana contemporanea, della “provincia italiana”, accanto a Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Ignazio Silone, Pratolini...