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Sognando Bibiana... Storia di Jessica la donna fischietto

Due lauree, un lavoro e da 5 anni arbitro di calcio Dirige i Dilettanti ma punta ai campionati europei

MODENA. Una “extraterrestre” con il fischietto. Jessica Ghidoni deve lottare contro i pregiudizi per portare avanti la sua passione: essere arbitro. Dirige gli incontri nei gironi dei Dilettanti modenesi, ma sogna di raggiungere vette più alte come la tedesca Bibiana Steinhaus, la prima direttrice di gara nei maggiori campionati europei. Intanto, ha conseguito due lauree al dipartimento Marco Biagi e trovato un lavoro, senza mai sospendere gli allenamenti per arbitrare alla domenica.

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MODENA. Una “extraterrestre” con il fischietto. Jessica Ghidoni deve lottare contro i pregiudizi per portare avanti la sua passione: essere arbitro. Dirige gli incontri nei gironi dei Dilettanti modenesi, ma sogna di raggiungere vette più alte come la tedesca Bibiana Steinhaus, la prima direttrice di gara nei maggiori campionati europei. Intanto, ha conseguito due lauree al dipartimento Marco Biagi e trovato un lavoro, senza mai sospendere gli allenamenti per arbitrare alla domenica.

Quando ha capito di avere la passione per l'arbitraggio?

«Un giorno una mia amica mi chiese “ma perché non vieni a fare il corso arbitri?”. Ero un po’ titubante: il calcio è sempre stata la mia passione fin da piccolissima (il primo regalo che ricordo è stato un pallone), ma la carriera da arbitro non mi aveva mai sfiorato. Decisi di provare. Mi iscrissi al corso arbitri, superai l’esame e arbitrai la mia prima partita. La tensione e l’emozione era tanta, ma dopo i primi minuti mi sentii subito a mio agio e scoprii che quel ruolo mi piaceva moltissimo».

Qual è l'aspetto più gratificante di “essere un fischietto”?

«A volte mi chiedono “ma chi te lo fa fare?”. Dietro ogni partita c’è una preparazione che probabilmente la maggior parte delle persone non riesce a vedere. Anche noi arbitri abbiamo una nostra squadra e ci si allena tutti insieme per arrivare preparati alla partita. Lo spirito di squadra e di appartenenza è fondamentale nella vita di un arbitro e ti spinge a dare il meglio di te, a cercare sempre di migliorarti. “Essere un fischietto” ti permette di crescere come arbitro e come persona».

Qualche difficoltà legata all'essere donna?

«Quando cinque anni fa ho iniziato ad arbitrare, arrivavo al campo e sembrava fosse arrivato un extraterrestre. I commenti erano sempre del tipo “oggi c’è un arbitro donna”, “ma quella è una donna?!”. Ora le società non sono più così sorprese di trovarsi di fronte una donna arbitro. Accettano la presenza di una componente femminile e talvolta sono addirittura contenti di trovarsi di fronte una donna. Questo è stato reso possibile anche grazie al lavoro di promozione fatto dalla nostra associazione (l’Aia) negli ultimi anni».

Quanto è impegnativo alternare la carriera di arbitro con l'attività da studentessa e lavoratrice?

«Non ho avuto particolari difficoltà nel gestire i miei impegni universitari con la carriera da arbitro. La frequenza dei corsi non obbligatoria mi ha dato un maggior flessibilità nel gestire al meglio orari di lezione, allenamenti e partite. Lo studio è fondamentale, ma con una buona organizzazione è possibile gestire al meglio sia la vita da studentessa sia quella da arbitro».

L’è capitato più spesso di ricevere insulti o elogi?

«Come ogni arbitro, per ogni decisione, giusta o errata, capita sempre di ricevere proteste ed insulti. Ne ho ricevuti parecchi, ma la cosa importante è sempre guardare avanti e non lasciarsi influenzare. Purtroppo, talvolta gli insulti finiscono per sfociare in episodi di violenza fisica, i cui protagonisti sono dirigenti, allenatori e genitori. Tali atteggiamenti devono essere seriamente puniti. Anche l’arbitro è un essere umano e così come può sbagliare un allenatore o un calciatore allo stesso modo può prendere una decisione errata».

Qual è un modello di arbitro per lei?

«Bibiana Steinhaus, prima arbitro donna ad aver esordito in uno dei maggiori campionati a livello europeo. La mia speranza è quella di vedere un giorno anche altre donne arbitrare nei maggiori campionati europei e chissà magari poter raggiungere gli stessi livelli raggiunti da lei».

Favorevole o contraria alla tecnologia nel calcio (e nello sport)?

«Completamente a favore della tecnologia. Grazie ad essa è possibile evitare il verificarsi di alcuni errori che talvolta possono essere decisivi. Siamo soltanto all’inizio di un cambiamento epocale».

Pensa di continuare ad arbitrare?

«Assolutamente sì. Finita la carriera universitaria inizierà quella lavorativa, la mia routine quotidiana tra allenamenti e partite subirà modifiche, ma non per questo smetterò di arbitrare. La passione è tanta e, finché ci sarà, continuerò ad arbitrare e ad andare sui campi ogni domenica più determinata che mai».

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