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E nel 2019 tanti Comuni dovranno cambiare

Prossima tornata orfana di sindaci storici. Il Pd deve innovare, ma Lega e M5s ancora non spaventano

Camposanto è stato il primo banco di prova per il centrosinistra della Bassa dopo la scoppola incassata a Finale nel 2016. Monja Zaniboni ha superato il test, ma resterà per sempre irrisolto il dubbio di come sarebbe potuta finire se in corsa ci fosse stata Gloria Bulgarelli, ideologicamente di sinistra, ma capace di attrarre intorno a sé un mondo civico a cui avrebbero dato fiducia anche tanti simpatizzanti 5 Stelle. Ma Camposanto è solo il prologo ad una corsa elettorale che inizierà a sca ...

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Camposanto è stato il primo banco di prova per il centrosinistra della Bassa dopo la scoppola incassata a Finale nel 2016. Monja Zaniboni ha superato il test, ma resterà per sempre irrisolto il dubbio di come sarebbe potuta finire se in corsa ci fosse stata Gloria Bulgarelli, ideologicamente di sinistra, ma capace di attrarre intorno a sé un mondo civico a cui avrebbero dato fiducia anche tanti simpatizzanti 5 Stelle. Ma Camposanto è solo il prologo ad una corsa elettorale che inizierà a scaldarsi dopo l’estate e porterà tanti paesi dell’Area Nord alle urne nel 2019. Molti sindaci del terremoto lasceranno i loro incarichi per raggiunti limiti di mandato e allora sarà interessante scoprire chi ne raccoglierà l’eredità. Perché Mirandola, San Felice, Medolla, Bomporto e San Possidonio dovranno inevitabilmente cambiare il candidato con Maino Benatti, Alberto Silvestri, Filippo Molinari, Alberto Borghi e Rudi Accorsi al capolinea. Saprà ancora il Pd proporre figure in grado di incassare la fiducia della gente? Ammesso e non concesso che si possa arrestare l’emorragia di astensionismo palesata l’altro ieri. A Mirandola il testimone potrebbe passare a Roberto Ganzerli, attivissimo assessore alla Ricostruzione che sta facendo cose egregie per il rilancio, quantomeno mediatico, della città. Altrove, invece, se si volesse giocare di contenimento, il rischio di sconfitta del centrosinistra sarebbe più elevato soprattutto se dovessero emergere candidature civiche di alto profilo comunitario, capaci di rompere gli schieramenti preconcetti. Ma all’orizzonte non si intravvede nulla di così innovativo da spaventare il monolitico Pd.

Non che gli avversari politici storici stiano molto meglio. Il centrodestra non trova un vero leader capace di tirare le fila (potrà esserlo Guglielmo Golinelli, neo deputato della Lega Nord?), ricadendo nella girandola dei “soliti” militanti, conosciuti nei paesi e quindi sconfitti ancor prima di iniziare. E anche i 5 Stelle, ad eccezione di alcune enclave, non appaiono - a oggi - in grado di impensierire lo status quo che dura da 70 anni. Salvo che il Movimento, dopo aver inserito alcuni consiglieri comunali nel 2014, non voglia puntare alto, ma per farlo avrebbe bisogno di un sussulto generalizzato di interesse politico, che i centri della Bassa non paiono avere nelle proprie corde. (fd)