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Campogalliano. Le parole in libertà di un organizzatore di... maratone

Alessandro Della Santunione di Campogalliano tra i cinque modenesi dell’Almanacco Quodlibet

Sono cinque gli autori modenesi che compaiono nell'Almanacco 2018 a cura di Ermanno Cavazzoni che ogni anno esce per la casa editrice Quodlibet in occasione del festival “Fotografia Europea” di Reggio Emilia. In questa pubblicazione, che ospita numerosi altri contributi, Natalia Guerrieri, Ugo Cornia, Gianfranco Mammi, Luca Mirabile e Alessandro Della Santunione scrivono di “Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti e utopie”, tema affrontato quest'anno dal festival.

“La rivoluzione è un po’ cadu ...

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Sono cinque gli autori modenesi che compaiono nell'Almanacco 2018 a cura di Ermanno Cavazzoni che ogni anno esce per la casa editrice Quodlibet in occasione del festival “Fotografia Europea” di Reggio Emilia. In questa pubblicazione, che ospita numerosi altri contributi, Natalia Guerrieri, Ugo Cornia, Gianfranco Mammi, Luca Mirabile e Alessandro Della Santunione scrivono di “Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti e utopie”, tema affrontato quest'anno dal festival.

“La rivoluzione è un po’ caduta in disgrazia. Quanto alla ribellione, è diventata una faccenda da nevrastenici. I cambiamenti sì, ce ne sono, uno cambia l’auto, uno cambia morosa, cambia ogni tanto il governo, cambia il tempo, maggio odoroso, eccetera. E le utopie? Sulle utopie si deve sparare a zero, perché l’uomo è malfatto ed è meglio se resta malfatto” scrive Cavazzoni nella prefazione dell'Almanacco 2018, che si può acquistare in tutte le librerie oltre che direttamente a Fotografia Europea.

Ne parliamo con Alessandro Della Santunione, uno dei cinque autori modenesi pubblicati quest'anno, che ha già partecipato alla pubblicazione dello scorso Almanacco (2017) “Mappe del tempo. Memoria, archivi e futuro”. «C'è una ribellione, una ribellione individuale, che fa un po' tenerezza, una specie di piccola anarchia da bar che ho avuto modo di conoscere negli anni, che è quella che ti fa scuotere la testa davanti a certe “coglionate”, è quella intuizione brillante che hai sempre, prima di mandare a quel paese qualcuno che sta cercando di venderti qualcosa che non vuoi - racconta Della Santunione - Infatti, il mio racconto parla della difficile condizione di questo Maletti, che è nato così, non sopporta la gente e dopo pochi minuti che parla con qualcuno non si trattiene e lo manda, appunto, a quel paese. È una ribellione personale che non fa male anzi alleggerisce, permette ai nostri occhi di leggere dietro l'infinita pornografia del mondo, da cui siamo quotidianamente bombardati, un mondo più autentico, vero per come lo vediamo noi, non per come ci dicono di vederlo».

Alessandro Della Santunione, classe 1967, originario di Campogalliano, vive a Modena e lavora nel campo del turismo sportivo, coltivando parallelamente la passione per la scrittura.

«Non so come sono finito ad occuparmi di turismo sportivo perché credo di non aver mai fatto sport - sorride Alessandro - Mi occupo di maratone e affini, dall'iscrizione alla gara alla prenotazione alberghiera. Ogni anno porto circa 400 persone a New York, tutto questo non c'entra niente con la scrittura o forse no, chi lo sa? Per lavoro ho la fortuna di viaggiare tantissimo: Berlino, Londra, Parigi, Tokyo... La passione per la scrittura c'è da sempre, però la ricordo con precisione da una visita alla casa natale di Leopardi, quando ero bambino - racconta Alessandro - Ricordo sempre con piacere la prima volta che feci leggere una cosa che avevo scritto ad un mio compagno di liceo, non ci voleva assolutamente credere che l'avessi scritta io, era un inizio incoraggiante secondo me. Mi piace leggere, leggo moltissimo, non si può pensare di scrivere, credo, se non si legge. Oltre agli almanacchi abbiamo fatto un po' di letteratura di contrabbando qua a Modena con alcuni amici con il collettivo letterario Hitokoto: pubblicazioni autoprodotte che ogni volta indagano un tema diverso, un aspetto della città. Scrivere per me è un po' come andare al cinema all'aperto, che è un'attività bellissima ma hai sempre un po' di apprensione, perché non sai mai se ci saranno le zanzare o magari piove oppure trovi qualcuno che ti rompe le scatole perché fumi - conclude Alessandro - Ci sono molti scrittori che alla domanda “perché scrivi?” citano Malerba, che diceva di scrivere per capire quello che pensava. Anche io scrivo per capire se Malerba pensava qualcosa al mio riguardo però ad oggi non ho avuto grandi rivelazioni! Quando scrivo tendo a lasciare libertà alle parole, di andare a finire dove vogliono loro...».