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La mossa di Marano per dare scacco matto a tutte le disabilità

Al Chiosco delle bocce lezioni gratuite dell’antico gioco «Così i ragazzi diversamente abili possono relazionarsi»

MARANO. «Immaginatevi di essere nel Castello di Vignola tanto tempo fa, arriva un altro Re e vuole conquistare la fortezza…», racconta Cosimo Damiano Ballestri, istruttore di scacchi impegnato in un ciclo di quattro lezioni rivolte a persone abili e diversamente abili presso il Chiosco delle Bocce a Marano sul Panaro.

L’iniziativa, aperta a tutti, è stata pensata assieme al sindaco Emilia Muratori ed al vicesindaco Giovanni Galli in un’ottica di valorizzazione del chiosco, in cui sono impegn ...

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MARANO. «Immaginatevi di essere nel Castello di Vignola tanto tempo fa, arriva un altro Re e vuole conquistare la fortezza…», racconta Cosimo Damiano Ballestri, istruttore di scacchi impegnato in un ciclo di quattro lezioni rivolte a persone abili e diversamente abili presso il Chiosco delle Bocce a Marano sul Panaro.

L’iniziativa, aperta a tutti, è stata pensata assieme al sindaco Emilia Muratori ed al vicesindaco Giovanni Galli in un’ottica di valorizzazione del chiosco, in cui sono impegnati i ragazzi diversamente abili dell’associazione “Magicamente Liberi”, ma anche «per fare in modo che le persone con diverse abilità possano relazionarsi con il paese e, viceversa, che la gente possa scoprire questa realtà di tante famiglie», spiega ancora Damiano, in pausa dalla lezione.

Come è iniziata la sua avventura con gli scacchi?

«Io ho iniziato da bambino, successivamente ho continuato all’interno del circolo e da sei anni a questa parte ho intrapreso l’avventura dell’insegnamento. Da lì è poi iniziato il progetto con la Federazione Italiana a Torino, sono diventato istruttore federale ed ora insegno nelle scuole, con il Club 64 di Modena vengono organizzate diverse iniziative che vanno anche fuori dal territorio».

Lei è molto giovane, fa l’università?

«Studio psicologia a Chieti, in Abruzzo. Tutte le settimane faccio avanti e indietro per fare i corsi durante il weekend».

Quale è il nesso tra gli scacchi e la psicologia?

«Gli scacchi si prestano molto alla psicologia. Penso a gente che non sa stare ferma, quindi corre, fa sport. Ci sono però anche persone che hanno la mente che corre. È poi anche un gioco che da un punto di vista etico presta tantissimi spunti di riflessione: a partire dai pedoni, che devono fare gioco di squadra per ottenere un risultato, fino ad arrivare al re ed alla regina, che mostrano parità in quanto il Re è il pezzo più importante, ma non va da nessuna parte senza la Regina, che da sola vale la metà. Questo offre una serie di spunti necessari per capire diverse dinamiche della convivenza, dello stare insieme. Più di un miliardo di persone gioca a scacchi nel mondo, ma non ci si può distaccare da questi valori, in quanto gli scacchi da soli non ti portano da nessuna parte, ma integrati a tutta una serie di valori ed esperienze sicuramente fanno tanto».

Per il futuro, vede l’insegnamento degli scacchi come un vero e proprio lavoro?

«Lo vedo più come un impegno sociale: penso che ad ognuno è dato di aver imparato qualcosa, e se tutti mettessero in campo un minimo di quello che sanno fare sarebbe un mondo migliore».

Un gioco che porta con sé strategia, impegno, ragionamento, ma anche divertimento e senso di unità ed appartenenza, capace di costruire legami e consolidare amicizie: «All’inizio ed alla fine della partita ci si stringe la mano – spiega Damiano ai ragazzi seduti ad ascoltarlo – per ricordarsi che “Gens una sumus”, siamo un’unica famiglia, un motto spesso dimenticato e che dovremmo cercare di ricordare un po' più spesso.

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