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La magia di Cantina Garuti Nuovo restauro tra le vigne

Bomporto. Oggi inaugura il piano del wine shop che accoglierà i clienti stranieri Anna Maria: «Abbiamo raccolto l’eredità dei padri e vogliamo trasmetterla ai figli»

BOMPORTO . “La storia è maestra di vita”, recita il detto. Un detto che prendono molto sul serio nella famiglia Garuti, gestrice dell’omonima cantina a Sorbara di Bomporto. Nata nel 1920, la storica attività ha attraversato numerosi cambiamenti, ma è sempre rimasta unita, con l’intento di creare vini di qualità nel segno della tradizione. E proprio alla tradizione si sono ispirati i restauri, che stasera saranno inaugurati in occasione della tappa di “Rosso Rubino”. Arriverà il taglio del na ...

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BOMPORTO . “La storia è maestra di vita”, recita il detto. Un detto che prendono molto sul serio nella famiglia Garuti, gestrice dell’omonima cantina a Sorbara di Bomporto. Nata nel 1920, la storica attività ha attraversato numerosi cambiamenti, ma è sempre rimasta unita, con l’intento di creare vini di qualità nel segno della tradizione. E proprio alla tradizione si sono ispirati i restauri, che stasera saranno inaugurati in occasione della tappa di “Rosso Rubino”. Arriverà il taglio del nastro per gli spazi al primo piano del wine shop, a sua volta ristrutturato nel 2017.

Il podere di via Solara, la strada più corta che collega il fiume Panaro al Secchia, fu acquistato dalla contessa Guglielmina Masinelli negli anni ’60, ma gli edifici hanno una storia risalente all’Ottocento. «Per questo restauro siamo andati a recuperare tutti i mobili di famiglia, e li abbiamo rimessi a nuovo», dice Anna Maria Garuti, che rappresenta la nuova generazione femminile alla guida dell’azienda. I fratelli Anna Maria, Antonella e Gianni con le cugine Paola e Maria Rosa tramandano e gestiscono l’attività ereditata dai loro papà (Elio e Romeo), che a loro volta avevano dato continuità all’intuizione del padre Dante, capace di convertire tutta a vigne negli anni ’40.

Si arriva così ad una realtà produttrice di vini Dop creati in azienda, che vanno dal lambrusco al pignoletto, agli spumanti e ai lambruschi rosati, genere, quest’ultimo, che tanto deve alle idee di Mauro Bompani, marito di Antonella, scomparso prematuramente nel 2016. Proprio per evidenziare il tocco femminile dell’attuale gestione, all’ambiente è stato conferito un tono rosa cipria, che si accompagna al pavimento in cotto e alle travi in legno mentre alle pareti le fotografie raccontano la storia dei Garuti. Nel nuovo piano ristrutturato saranno accolti gli ospiti stranieri, un mercato che si sta sempre più facendo largo in un’azienda che non abdica ai principi di “qualità e tradizione”.

«Abbiamo iniziato che qui non c’era niente» racconta Vilma, moglie di Elio Garuti. «Noi donne abbiamo deciso di continuare il sogno dei fondatori - dice Anna Maria - e non è facile in un mondo vinicolo come quello di oggi, dove c’è chi è stato costretto a vendere il proprio marchio e ti scontri con molto maschilismo. Allo stesso tempo è bellissimo, perché siamo un team. Possiamo litigare per delle inezie, ma sulle cose importanti siamo molto unite. Dopo la scomparsa di mio cognato (Mauro Bompani ndr) abbiamo dato ad Alessio, figlio di Mauro e Antonella, la responsabilità della vinificazione. Ci ha messo tutto sé stesso e abbiamo avuto dei vini da premio, come il Ca’ Bianca. Mio figlio Andrea si occupa della campagna, e i due ragazzi collaborano, perché si sono resi conto che il futuro sono loro».