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Messaggi via etere

Per strada si trova di tutto. Cani randagi, cartacce, mozziconi di sigaretta, biciclette abbandonate, fazzoletti di carta, palloni sgonfi. Il mare (davvero creativo) dove mi trovavo l’estate scorsa...

Per strada si trova di tutto. Cani randagi, cartacce, mozziconi di sigaretta, biciclette abbandonate, fazzoletti di carta, palloni sgonfi. Il mare (davvero creativo) dove mi trovavo l’estate scorsa ha portato a riva, tra le altre cose, un bouquet da sposa, uno scaffale di legno strappato al bar di una nave da crociera e uno stetoscopio. Ci sono un milione di storie nelle cose di strada. Anche favole che si possono raccontare. Il mondo dei social ci ha regalato per esempio quella di un uomo c ...

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Per strada si trova di tutto. Cani randagi, cartacce, mozziconi di sigaretta, biciclette abbandonate, fazzoletti di carta, palloni sgonfi. Il mare (davvero creativo) dove mi trovavo l’estate scorsa ha portato a riva, tra le altre cose, un bouquet da sposa, uno scaffale di legno strappato al bar di una nave da crociera e uno stetoscopio. Ci sono un milione di storie nelle cose di strada. Anche favole che si possono raccontare. Il mondo dei social ci ha regalato per esempio quella di un uomo che ha scritto alla mamma scomparsa affidando a un palloncino un biglietto struggente scritto a mano, con l’impronta del piedino del suo bambino a chiudere la lettera. Non è come un messaggio in bottiglia ma ci somiglia parecchio. Ha viaggiato prima in aria, poi via etere, perché la ragazza che l’ha trovato su un albero e l’ha raccolto poi l’ha postato sul suo profilo twitter ottenendo oltre 40 mila “mi piace” e quasi 20 mila retweet. Ecco un esempio (positivo) di quello che la web community può fare. Bisogna dirlo: a qualcuno non è piaciuto questo gesto che avrebbe violato la privacy dell’autore della lettera. Ma mentre la sua identità, correttamente, non è stata violata, i suoi sentimenti hanno letteralmente messo le ali, trasformandosi in un messaggio, per così dire, universale. Le sue sono parole commoventi, certo, ma più di tutto, esigenti. Perché l’intenzione di un messaggio come quello è ultraterrena, celeste, incorporea e al tempo stesso carnale, vitale e fisica. Come lo sono l’amore e i sentimenti di cui, per fortuna, ancora siamo fatti. Quindi grazie a chi ha scritto e a chi ha raccolto il messaggio. E anche a chi lo ha condiviso. Questo episodio mi ricorda, a modo suo, Antonio Delfini. Uno scrittore che con “Autore ignoto si presenta”, quasi per gioco realizzava speciali manifesti che poi attaccava lungo le strade della nostra città: parole sui muri che regalavano inedite poesie a chi vi passava accanto e che, a ben guardare, ci parlano ancora. Per Andrea Cortellessa che lo chiama, “l’attacchino metafisico”, Delfini era uno scrittore “necessario”. Teniamoci stretta l’“Orchestra del destino” del nostro illustre concittadino. Ovunque l’autore ci volesse portare.