Modena, pistola alla gola: «Ridammi i soldi o t’ammazzo» Poi gli ruba l’auto

Arrestato, l’altra sera, “Tito”, pluripregiudicato albanese Ha cercato di riscuotere il credito di 800 euro da un tunisino

Modena, pistola alla gola e lo minaccia di morte



MODENA. «Ridammi i miei soldi o t’ammazzo. Non sto scherzando». E per far capire che aveva intenzioni “serie”, ha estratto una pistola semiautomatica, ha inserito un proiettile nel caricatore e gli puntato l’arma alla gola, sotto al mento, premendo con forza. Non pago dell’avvertimento, gli ha pure preso l’auto, una Smart (che fra l’altro era stata prestata alla sua vittima) , e se ne è andato, ribadendo più volte il concetto che non avrebbe esitato ad ucciderlo se non avesse pagato il debito.

Questo ladro, rapinatore violento e armato con un’arma del tutto illegale, è stato arrestato dalla squadra mobile dopo che un giovane tunisino, la sua vittima appunto, nel cuore della notte alquanto terrorizzato è andato in questura raccontando la sua terribile serata. L'arrestato è un albanese di 44 anni, L.P, noto negli ambienti come Tito, una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Tra le sue performance, oltre a varie denunce per violenze, minacce a pubblico ufficiale, rissa, sfruttamento della prostituzione, anche un ’arresto per sequestro di persona e rapina.

Nel 2016 aveva puntato il coltello alla gola ad una persona costringendola a salire in auto per poi portarla davanti ad una filiale di banca, obbligandola a prelevare col bancomat e a dargli tutti i soldi. Per almeno 5 anni, in base ad un provvedimento che si era “conquistato”, Tito non doveva stare in città e provincia. Ma è stato arrestato dalla Mobile in via Guarini, dove evidentemente si appoggiava: lì infatti vivono la figlia e la sua compagna. Poco distante c’è il bar Sassi, dove il tunisino l’altra sera, verso le 21, stava giocando alle slot. Tito era entrato, lo aveva visto, i due si conoscevano: subito l’albanese gli si è scagliato conto dicendogli di restituirgli quegli 800 euro che gli aveva prestato in dicembre. Il tunisino non aveva nulla e lui allora è salito sulla Smart che aveva il 48enne, di proprietà di una sua amica.

Dentro c’era pure il suo cellulare. Tito è andato in giro, il tunisino intanto si disperava, poi l'albanese è ritornato al bar, ha trascinato il debitore dentro alla Smart e qui ha estratto la pistola puntandogliela alla gola, chiedendo questa volta mille euro. La vittima alle 4 e mezza bussa alle porte della questura, racconta tutto, descrive il suo aggressore e gli investigatori, frugando anche nei social, trovano e mostrano foto. In breve si capisce che si ha a che fare con Tito e scattano le ricerche. Ricerche che portano ad un vecchio indirizzo: gli agenti, di pomeriggio, si appostano ed entrano in azione quando dalla palazzina esce un uomo, che dopo pochi passi in strada parla alla finestra con la figlia. Era il ricercato. Viene effettuata una perquisizione: nel garage, sotto ad una piastrella, c’è la pistola illegale, forse di fabbricazione sovietica, e nel cellulare, sotto alla cover, bustine per oltre 2 grammi di cocaina. L’uomo è stato arrestato per la detenzione illegale dell'arma e denunciato per la rapina dell'auto e per la droga. La Smart è stata ritrovata in zona. —