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C’era una volta l’antico rito della trebbiatura

A Camatta di Pavullo, Palagano e Casa Manzi di Fiumalbo i turisti conquistati dalle feste con le vecchie macchine

Il fascino antico della tradizione contadina a conquistato angoli di Appennino in una domenica in cui sono andate in scena con la passione di un tempo le feste della trebbiatura. Un tuffo nel passato reso possibile dal recupero di gesti custoditi nella memoria e di straordinarie macchine d'epoca rispolverate da collezionisti. È stato così da S.Michele (Fiumalbo) a Camatta (Pavullo) e oltre il Frignano finoa Palagano, rinnovando il contatto con la terra e l'origine del pane.

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Il fascino antico della tradizione contadina a conquistato angoli di Appennino in una domenica in cui sono andate in scena con la passione di un tempo le feste della trebbiatura. Un tuffo nel passato reso possibile dal recupero di gesti custoditi nella memoria e di straordinarie macchine d'epoca rispolverate da collezionisti. È stato così da S.Michele (Fiumalbo) a Camatta (Pavullo) e oltre il Frignano finoa Palagano, rinnovando il contatto con la terra e l'origine del pane.

trebbiatura



A Camatta Rolando Bagatti ha voluto portare da Acquaria il cimelio dei cimeli: un rarissimo mulino trasversale a pietra che ha macinato il grano attivato dal motore di una Fiat 501 del 1922 trasformata in “Carioca”, ovvero in “trattrice” da impiego nella campagna povera di allora. Azionata a manovella, ha saputo fare bene il suo dovere, permettendo ancora di ricavare farina di prim'ordine da grano antico (il gentil rosso portato da Gianni Bernardoni, che ha anche messo a disposizione il campo). Ma ha attirato bene l'attenzione anche la fase precedente a questa operazione: la trebbiatura su un altro gioiellino messo in campo sempre dal suo museo, una “Artemio Bubba” degli anni Trenta collegata a una pressa Ama e azionata in questo caso da un trattore Fiat 55 degli anni Cinquanta, ancora con volante. Ma in quanto a macchinari e inventiva ha avuto da dire la sua anche Luciano Roggiani (del gruppo Genuini Clandestini), arrivato con un piccolo mulino Taurus elettrico (da 40 kg di farina all'ora) trainato da... una bici Graziella. Ci sono voluti due anni e mezzo per costruirlo, ma ne è valsa la pena. Dopo l'intensa mattinata stile tempi che furono, Gianni Benedetto Donini, Eugenio Orlandi e tutto il Gruppo Camatta si è quindi riunito nella maxi tavolata nutrita dalle ghiottonerie dell'Antica Bottega di Paolo Donini.



Ma anche a Palagano il ritrovo è stato in grande spolvero, con la quinta Festa del Grano ospitata nei campi dietro l'oratorio di Santa Chiara riproponendo tutto il percorso dal taglio alla mondatura, la macinatura e la panificazione, con tanto di asinelli a portare su il grano. Anche qui tutto è stato possibile grazie a una task force: da Danilo Bertelli (macchine da battere) a Davide Bettuzzi e Osvaldo Casini (pane), Bruno Ferrarini (muli), Giorgio Mariani, Carla Contri e le altre donne della cucina e il resto del comitato organizzatore. «Ringrazio davvero tutti di cuore per avere regalato alla comunità questo bellissimo momento che ha riportato tradizioni e valori di una volta – sottolinea il sindaco Fabio Braglia – che sono ancora testimonianza di genuinità e salute legate alla vita di montagna». Non è mancato anche il lato solidale: tutti i fondi raccolti sono stati destinati alla manutenzione dei defibrillatori istallati sul territorio e per i corsi Blsd.

E solidarietà anche a San Michele (Fiumalbo), dove la festa ieri sera ha visto lo show di Andrea Vasumi per la rassegna “Insieme per un sorriso” che sostiene Admo e Aseop. —