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Carpi. «Io, Olmes Carretti torno alla guida di Best Company»

Il primo designer del marchio nato negli anni Ottanta ne è ancora l’anima creativa «Carpi la moda ce l’ha nel dna: la nostra storia è nata lì. I cinesi? Bravi a copiare»



CARPI. C’era una volta un marchio che con la sua onda emotiva ha catturato più generazioni. C’erano una volta i paninari e un modo di vestire che era più che semplice abbigliamento: era un codice sociale di appartenenza e identificazione. Un linguaggio che traeva le sue origini dal made in Carpi ed era riassunto nel marchio Best Company, oggi di nuovo affermato grazie al ritorno dell’anima creativa, regia di bozzetti, ieri come allora. Olmes Carretti, una leggenda del mondo della moda che og ...

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CARPI. C’era una volta un marchio che con la sua onda emotiva ha catturato più generazioni. C’erano una volta i paninari e un modo di vestire che era più che semplice abbigliamento: era un codice sociale di appartenenza e identificazione. Un linguaggio che traeva le sue origini dal made in Carpi ed era riassunto nel marchio Best Company, oggi di nuovo affermato grazie al ritorno dell’anima creativa, regia di bozzetti, ieri come allora. Olmes Carretti, una leggenda del mondo della moda che oggi più che mai è anche realtà.

Da dove trae la sua ispirazione, oggi, dopo anni trascorsi a creare emozioni?

«Mi sono trasformato da combattente a guerriero, in una battaglia che dura da 40 anni. La mia ispirazione parte sempre dai colori: come fa chi dipinge o chi lavora con le tonalità. Questo è il primo pensiero per creare un’opera».



Come sceglie i colori?

«La scelta deriva da qualcosa che c’è dentro di me. Poi a seconda della stagione si pensa allo sviluppo della collezione e al consumatore. Si cerca di interpretare la libertà delle persone, la libertà di movimento, come vengono trascorse le vacanze, visto che sono prodotti per vacanza ma anche per il tempo libero nel weekend: il jersey e la felpa sono questo. Oggi i giovani hanno riscoperto la felpa perché è comoda. Poi aggiungi una maglietta e sei comodo, elegante. Puoi riempire quel capo con la tua personalità».



I prodotti parlano di un pieno fermento creativo di Olmes Carretti…

«Ci sono innovazioni date dalle fantasie, ma lo stile è quello classico della Best Company. La collezione è molto innovativa e il guardare al futuro è un pensiero comune condiviso dalla proprietà attuale sia nella comunicazione sia nella progettazione di prodotti».

Dà qualche anticipazione sulla campagna 2019/2020?

«Sono tornato dallo shooting con uno storyboard scritto in questo studio (nel cuore del centro storico di Reggio Emilia, ndr). In quattro giorni abbiamo messo a punto 17 scatti sulle dolomiti bellunesi. Chi conosce Best Company ha tra i 40 e i 60 anni. La nostra comunicazione è rivolta anche ai giovani della fascia dai 20 ai 30 anni. In giugno è partita la campagna invernale. Ho scelto un fotografo, Carlos Nuniz, di Los Angeles, che ha nelle sue corde la California e una visione che anticipa il futuro».



Com’è cambiato il mondo della moda in questi anni?

«Le nostre case di moda importanti sono state acquisite soprattutto dai francesi. Io lavoro ancora con Carpi: la storia è nata lì e io sono di San Martino in Rio. Produciamo i ricami, da Mauro Baccarini di Nardi Borelli. L’ho conosciuto quando era un ragazzo di bottega; nel tempo è diventato proprietario e ha mantenuto il vecchio brand realizzando quanto si vede di più importante nel mondo del ricamo».

La concorrenza cinese deve spaventare?

«I cinesi sono bravi a copiare. Nel 1969 ho fatto il mio primo viaggio in Cina: dopo due anni che andavo lì, in un albergo di Canton, mentre aspettavo l’ascensore ho incontrato un carpigiano. Ci siamo guardati, abbiamo notato similitudini a sguardi. In dialetto gli ho detto: “A sun ed Cherp”. Lui mi ha risposto: “E io sono Mario Brani”. Lui era lì perché aveva sentito parlare dell’apertura di quei mercati. Carpi la moda ce l’ha nel dna, anche se è stata depredata». —