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Gombola, fiamme distruggono parte dell’antico mulino ad acqua

Polinago. Simbolo della frazione risale al Settecento Il fuoco dagli ingranaggi. Intossicato l’83enne mugnaio

POLINAGO

La piccola comunità di Gombola è stata colpita al cuore: nella notte tra lunedì e martedì un incendio ha semidistrutto lo storico mulino con macine di pietra, l'ultimo della vallata alimentato ancora ad acqua. Un gioiello restaurato nel 1822 ma risalente almeno al Settecento, tuttora perfettamente funzionante tanto che la gente dei dintorni (ma non solo) faceva la fila per portare qui il proprio frumento da macinare, ricavando farina di altissima qualità. Centinaia di studenti veniv ...

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POLINAGO

La piccola comunità di Gombola è stata colpita al cuore: nella notte tra lunedì e martedì un incendio ha semidistrutto lo storico mulino con macine di pietra, l'ultimo della vallata alimentato ancora ad acqua. Un gioiello restaurato nel 1822 ma risalente almeno al Settecento, tuttora perfettamente funzionante tanto che la gente dei dintorni (ma non solo) faceva la fila per portare qui il proprio frumento da macinare, ricavando farina di altissima qualità. Centinaia di studenti venivano ogni anno in visita didattica. Era praticamente il simbolo del paese, e adesso è seriamente compromesso. Ma poteva andare anche peggio: per un soffio si è evitata la tragedia.



Tutto è cominciato verso le 23, quando si è levato fumo dalla stanza seminterrata sul lato destro che contiene gli ingranaggi e il perno mosso dalla grande ruota “stile Mulino Bianco” che all'esterno è azionata dalle acque del Rossenna. Le cause nello specifico sono ancora da appurare: si sa solo che il fuoco ha avuto origine dall'ingranaggio, probabilmente per un malfunzionamento. Escluso però il cortocircuito, così come il dolo. Fortuna ha voluto che l'odore di fumo sia stato avvertito da un vicino di casa, il 76enne Renzo Veratti, che si è subito preoccupato per il cugino Diego, 83 anni, padrone del mulino che abita nell'ala sinistra del fabbricato. È stata una scena drammatica: «Ho chiamato Diego che stava dormendo – ha raccontato ieri mattina - per fortuna che si è svegliato ed è riuscito a scendere giù. Ma appena ha aperto la porta per uscire si è levato un fumo impressionante». «Tanto che sono caduto a terra» ha detto Diego, ancora in lacrime: il mulino era la sua vita. Al punto che ha cercato di tornare dentro a provare a fermare il fuoco: lo hanno sentito dire “meglio se brucio insieme al mulino” e hanno dovuto portarlo via di peso, semi-intossicato. La Croce Rossa di Prignano lo ha condotto all'ospedale di Sassuolo per controlli: per fortuna erano solo le fasi iniziali dell'intossicazione, ed è stato dimesso in mattinata. Molto prezioso, in attesa dell'arrivo dei vigili del fuoco (due squadre da Pavullo e una da Sassuolo, poi dopo le 4 cambio di Frassinoro) è stato l'intervento di un vicino, Marco Facchini, che ha buttato acqua con un secchio, finché non si è rotto, e poi con la gomma, entrando a gattoni in apnea per resistere al fumo: tenendo bagnate le travi e il piano, ha rallentato l'azione del fuoco, che ha avuto un raggio contenuto. L'intervento per i pompieri è stato impegnativo e complicato anche dal fatto che l'idrante di Gombola non funzionava (sono dovuti andare a rifornirsi a Polinago) ma le tre squadre in campo sono riuscite ad evitare la distruzione della struttura.



Alla fine, è rimasto compromesso solo il lato destro del fabbricato, con due macine ko su cinque. Affumicate ma sostanzialmente risparmiate quelle della parte centrale (alimentate a gora, con caduta verticale dell'acqua in un sistema a cucchiaio) e così anche l'abitazione di Diego, che è stata dichiarata inagibile solo per motivi igienico-sanitari, non strutturali: una bella pulita e si potrà tornare ad abitarci, dopo aver rifatto l'impianto elettrico (il lampadario della cucina è caduto sciolto dal calore). Di là invece dovrà essere rifatto il piano mezzano eroso dal fuoco sotto, il tetto invece forse si recupera. Per tutta la mattinata ieri è stata catena di solidarietà da parte della gente del posto venuta a vedere, dare conforto a Diego e ai suoi famigliari, ma anche ad aiutare con le proprie competenze. Il geometra Pierluigi Candeli, ad esempio, ha esaminato subito la parte tecnica, l'impresa edile Gualmini Roberto si è mobilitata per la messa in sicurezza. In questi giorni Diego verrà ospitato dai parenti, che vogliono aiutarlo (ha 18 nipoti) a tornare in casa il prima possibile.

Cosa ne sarà del mulino è presto per dirlo. Sistemare il lato destro, con le due macine compromesse, può essere molto costoso. Più semplice invece tentare di fare ripartire l'attività, a regime ridotto, con le tre macine rimaste nella parte al centro. —