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Meta, è la rinascita senza dimenticare il dolore del sisma

San Felice. L’azienda di Preti è pronta per l’inaugurazione Fatturato che corre e assunzioni. 49% ceduto a un Fondo

SAN FELICE

Non sarà più come prima, con Paolo e tutti gi altri lavoratori rimasti dopo quella tragica mattina del 29 maggio che, per tutto il resto della loro vita, si porteranno nel cuore i tre morti sotto il capannone che crollava. Ma la vita va e deve andare avanti e per quello strano gioco del destino che la vita riserva spesso la tragedia iniziò in una mattina del 29 maggio, dopo aver già vissuto la scossa di nove giorni prima e proprio nella settimana dello scorso maggio in cui si ri ...

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SAN FELICE

Non sarà più come prima, con Paolo e tutti gi altri lavoratori rimasti dopo quella tragica mattina del 29 maggio che, per tutto il resto della loro vita, si porteranno nel cuore i tre morti sotto il capannone che crollava. Ma la vita va e deve andare avanti e per quello strano gioco del destino che la vita riserva spesso la tragedia iniziò in una mattina del 29 maggio, dopo aver già vissuto la scossa di nove giorni prima e proprio nella settimana dello scorso maggio in cui si ricordavano i sei anni dal sisma, Paolo Preti, i quattro figli e gli altri lavoratori di Meta iniziavano il rientro nella nuova sede. Meta è rinata e il 7 settembre con il governatore Bonaccini, l’assessore regionale alla ricostruzione Costi,e il sindaco Silvestri, i due vescovi mons. Castellucci e Pizzi tagliando il nastro che inaugura lo stabilimento completerà ricostruzione.

Una storia che sa di calvario quella di Meta Spa, azienda specializzata in lavorazioni meccaniche di precisione, ma che è anche il più classico degli esempi della forza d’animo dell’imprenditoria modenese. Prima quel tragico 29 maggio, poi la faticosa ripresa del lavoro due mesi dopo in un improvvisato capannone preso in affitto a Villavara di Bomporto con quel che resta degli impianti, quindi nel gennaio del 2014 arriva anche l’alluvione. «Stavamo ancora cercando di riprenderci dalla tragedia del terremoto e una mattina ci troviamo circondati dall’acqua dell’alluvione del Panaro a Villavara...», ricorda Paolo Preti, fondatore dell’azienda affiancato dai figli Marco, Matteo, Alessandro e Francesco e con l’unica femmina Anna che si prepara alla laurea.

Facile da dire ma non da vivere il calvario e la rinascita di Meta che sei anni dopo è un’impresa modello, con ricavi in forte crescita, un po’ come tutto il treno economico della Bassa che è tornato a correre e produrre più forte di sei anni fa. Fatturava circa 2,5 milioni nel 2012 Meta. Il sisma la mette in ginocchio: sede crollata, tre morti e buona parte degli impianti fuori uso. Si fermerà due mesi. Poi il sostegno della Regione con un contributo di 2,8 milioni per i beni strumentali e 3,5 milioni per il capannone. «Eravamo a un bivio. Arrenderci o reagire, credere nel nostro lavoro che ci ha portato ad esportare anche negli Usa - spiega Preti - Col mio socio, Giovanni Remondi, abbiamo deciso di resistere. Garantire il lavoro a chi è cresciuto con noi e ha condiviso tutto. Affrontando altri impegni finanziari. Abbiamo acquisito un’area adiacente con un edificio sempre danneggiato dal sisma, rilevato una piccola azienda meccanica e ricostruito tutto. Anche con la fiducia che ci è stata accordata dal mondo creditizio. Oggi i ricavi sono passati da 2,5 a 4,2 milioni di euro, il 20% dei prodotti va all’estero, un portafoglio di una sessantina di clienti ma abbiamo pure deciso di trovare un partner cedendo il 49% dell’azienda al fondo di investimenti “Invest in Modena” , che ci ha permesso un’ulteriore espansione per rispondere così all’aumento delle commesse». A fine anno i dipendenti di Meta saliranno a cinquanta (trenta nel 2012) e quei 2600 mq della nuova sede che sembravano tanti oggi, quasi quasi, stanno già stretti. Sei anni dopo è un’altra storia. Di successo. Che però porterà sempre con sè il dolore. —