Mangia tonno avariato in un ristorante di Carpi: colpito da malore, chiede i danni

Rush cutaneo e dolori per un professionista, che si rivolge ad un legale per far causa all’attività

CARPI È una sindrome sgombroide, ovvero un’intossicazione risultante dall’ingestione di pesce alterato, quella di cui è rimasto vittima di recente Mattia A., 31enne di Modena, dopo aver pranzato in un ristorante di Carpi. I fatti risalgono allo scorso 21 agosto quando Mattia, come spesso fa nel corso delle sue giornate lavorative, si ferma in città per la pausa pranzo. Sceglie il ristorante dove è solito andare in queste occasioni - non è la prima volta che ci va e si fida della sua cucina - e mangia un’insalata fredda contenente mozzarella e tonno in scatola. Finisce di pranzare, paga il conto, entra in macchina e si mette alla guida.

È a quel punto che Mattia inizia ad avvertire un acuto malessere: si sente avvampare e fa fatica a deglutire. Una volta arrivato a casa, i famigliari notano il rash cutaneo presente su tutte le parti del corpo visibili e, nel frattempo, i sintomi si arricchiscono di una pesante difficoltà respiratoria, pizzicore alle gengive, cefalea. Si decide allora per la chiamata al 118 e il trasporto di Mattia al Policlinico di Modena con codice giallo. Qui viene confermata la diagnosi: sindrome sgombroide, appunto. Questa può derivare da un inappropriato trattamento del pesce durante l’immagazzinamento o la lavorazione, quando per l’innesco di processi di degradazione si producono quantità importanti di istamina, una delle molecole tossiche implicate nell’intossicazione che resiste al calore e quindi anche alla cottura. Se non si mantiene correttamente la catena del freddo, dal momento della pesca fino al consumatore finale, l’istamina infatti viene assorbita dal corpo provocando gravi reazioni allergiche.


Mattia viene dimesso in giornata, dopo quattro ore in pronto soccorso e tre flebo di antistaminico e inibitore dell’istamina (contenuta nel pesce alterato), con una prognosi di tre giorni e l’obbligo di seguire una terapia farmacologica per i successivi 15 giorni.

Non appena ristabilito, Mattia è inoltre tornato al ristorante presso cui ha mangiato il tonno, mettendo al corrente dell’accaduto il gestore che ha assicurato non verrà più servito nel locale quel particolare tipo di alimento. Una risposta che non lo ha soddisfatto: per questo, ora, Mattia si è rivolto a un avvocato, Pierangela Bisconti, grazie al quale si muoverà quantomeno per il risarcimento del danno fisico.