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«Logiche di filiera: in Emilia progetto di Confindustria unico in Europa»

Per il presidente uscente una standing ovation generale e gli elogi di Boccia. Le posizioni su infrastrutture e fiere

Una standing ovation per Alberto Vacchi, presidente di Confindustria Emilia pronto al passaggio di consegne, ha caratterizzato ieri l’assemblea generale dell’associazione confindustriale sorta dalla fusione fra Bologna, Modena e Ferrara.

L’avvicendamento al vertice è previsto nel prossimo mese di marzo ed è stato uno dei tanti argomenti al centro dell’attenzione dell’assemblea, che ieri mattina a Bologna Fiera ha anche aperto la due giorni di “Farete”, vetrina delle imprese del territorio. Ol ...

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Una standing ovation per Alberto Vacchi, presidente di Confindustria Emilia pronto al passaggio di consegne, ha caratterizzato ieri l’assemblea generale dell’associazione confindustriale sorta dalla fusione fra Bologna, Modena e Ferrara.

L’avvicendamento al vertice è previsto nel prossimo mese di marzo ed è stato uno dei tanti argomenti al centro dell’attenzione dell’assemblea, che ieri mattina a Bologna Fiera ha anche aperto la due giorni di “Farete”, vetrina delle imprese del territorio. Oltre alla standing ovation, un riconoscimento a Vacchi ò stato tributato anche dal presidente nazionale Vincenzo Boccia, che lo ha definito «un galantuomo», aggiungendo che «in questi anni Confindustria Emilia ha dimostrato che nella nostra casa comune si può fare sistema». Riguardo a Vacchi va sottolineato che non è esclusa l'ipotesi di una sua nuova eventuale corsa alla guida dell'associazione nazionale.

PRIMO BILANCIO

Per un primo sommario bilancio dell’esperienza dopo la storica fusione, Alberto Vacchi ha detto che «Confindustria Emilia oggi è un’unica grande realtà territoriale, con al centro la manifattura. Esprimiamo leader nel mondo in molte nicchie con un potenziale da valorizzare e un’associazione strutturata in grado di supportarci nella crescita in una logica di filiera, dove le dimensioni appaiono meno rilevanti e il fare gruppo assume forza. Per il progetto, unico in Italia, almeno per i modi in cui si è attuato, abbiamo messo da parte tutti i personalismi e ci siamo concentrati sui valori fondanti: l’importanza della nostra missione, la capacità di rispondere alle imprese».

BOCCIA E SALVINI

E mentre Vincenzo Boccia commentava la riapertura di un possibile dialogo con il governo dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini, il presidente Vacchi ha toccato altri argomenti. Sull'ipotesi degli imprenditori nelle piazze, ha detto: «Tendenzialmente sono convinto che la piazza appartenga al mondo del lavoro, questo non significa che su motivazioni che mobilitano una massa importante del mondo del lavoro non possa esserci a fianco la stessa forza imprenditoriale».

LE FAKE NEWS

Poi le fake news: «Le aziende - ha detto Vacchi - sono tra le realtà più vessate dalle fake news ben da prima che il fenomeno diventasse di attualità». Non è mancato l'allarme sulle infrastrutture: «Perchè - si chiede Vacchi - dobbiamo fare passare dal nodo di Bologna il traffico che dal corridoio veneto sale a Sassuolo, che beneficerebbe della Cispadana se ci fosse?».

Le fiere regionali

Infine il tema delle fiere dell'Emilia-Romagna: secondo Vacchi «sia Bologna che Rimini non possono permettersi di andare avanti da sole, hanno bisogno di alleanze forti». Vacchi apre quindi all’ipotesi di holding regionale a patto che a guidare il processo di alleanza tra i quartieri di Bologna, Rimini e Parma siano logiche economiche. Stesso discorso per l'ipotesi di un asse con Milano.

Dopo Vacchi è intervenuto l’economista tedesco Daniel Gros: «Ci sarà nel 2019 una crescita dell'economia globale del 3,9% - ha detto Gros - Nei Paesi avanzati la crescita sarà del 2,2%, nei Paesi emergenti del 5,1». Sulla guerra commerciale di Trump, Gros ha detto che «il vero avversario di Trump non è l'Europa ma la Cina con cui si gioca una supremazia geostrategica ed economica. Non escludo che le imprese europee possano avvantaggiarsi di questa rivalità».

Nell’ambito della due giorni di “Farete” si svolge anche la terza edizione di Teen Parade, il festival del lavoro spiegato dagli adolescenti, con un’inchiesta sul mondo del lavoro di Radioimmaginaria, network radiofonico gestito da ragazzi tra 11 e 17 anni: «Gli immigrati non ci rubano il lavoro e non vanno necessariamente rimpatriati», è uno degli esiti, al punto che ne sono convinti quasi nove millennials su dieci intervistati mentre gli “over 26” sono più inclini a vedere il diverso come una minaccia.