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Modena, Deanna Ferretti Veroni La donna che inventò la maglieria

Una vita degna di un film per l’imprenditrice che lavora con le più importanti maison del mondo

MODENA Isabel Allende ha scritto che “La vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono” e la vita di Deanna Ferretti Veroni è uno splendido arazzo tessuto con trame preziose.

Deanna è il genio della tecnica della lavorazione di ogni tipo di maglia che è dietro al successo di tantissimi stilisti di fama mondiale. Il fato ha scritto per lei l'intreccio di una storia degna di un film: primogenita di ...

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MODENA Isabel Allende ha scritto che “La vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono” e la vita di Deanna Ferretti Veroni è uno splendido arazzo tessuto con trame preziose.

Deanna è il genio della tecnica della lavorazione di ogni tipo di maglia che è dietro al successo di tantissimi stilisti di fama mondiale. Il fato ha scritto per lei l'intreccio di una storia degna di un film: primogenita di tre fratelli, deve velocemente e precocemente apprendere a lavorare in seguito alla malattia che colpisce il loro padre, proprietario di un'azienda di trasporti.

Non essendo quella un'attività tipicamente femminile, Deanna decide di iscriversi ad un corso per imparare a confezionare maglie e nel giro di poco tempo, inizia a produrre campionari per conto terzi. Poi un giorno, come accade nelle favole, ecco il materializzarsi di tre “esseri fatati” che le cambieranno la vita.

Nella realtà i fatti andarono così: i Ferretti gestivano una stazione di rifornimento e Deanna dava il cambio ai fratelli, tra la produzione di una maglia e l'altra. Un giorno si fermò da loro un'auto con a bordo i titolari di una catena di negozi legata ad Harrods, l'auto non ne volle sapere di ripartire e lei si offrì di accompagnarli in stazione.

Dopo un paio di mesi, i tre ritornarono al distributore con un'enorme scatola di cioccolatini in segno di ringraziamento. Deanna li invitò ad entrare in casa e lì videro la macchina da maglieria e chiesero di poter vedere cosa stesse facendo. I campioni piacquero così tanto che iniziò subito a lavorare per loro e a viaggiare per il mondo andando alla conquista di Londra, Parigi e New York. 

L'Olanda è stato un altro mercato importante nel quale Deanna ha riscosso i primi significativi successi e dove iniziò a fare ricerca, cosa che le riusciva in modo positivamente differente dagli altri. Questa dote contribuì a crearle un “nome” nel fashion system che, unito alla grande disponibilità verso il prossimo, che ha sempre avuto per indole, l'ha portata ad essere “la fata madrina” per tanti stilisti “Cenerentole”.

NEL 1971 ARRIVA KENZO

Nel 1964 apre il suo laboratorio “Confezioni Deanna” e nel 1971 assieme a suo marito fonda il maglificio “Miss Deanna” e si trasferisce a San Martino in Rio. Il 1971 è un anno memorabile: il signor Bigio della Tricot Carol le propone di lavorare con un giovane stilista giapponese a quel tempo sconosciuto: Kenzo. «Ero incuriosita e affascinata perché racchiudeva in sè sia l'Oriente che l'Occidente - racconta Deanna - Il nostro sodalizio è andato avanti per vent'anni e con lui ho potuto ampliare il mio raggio d'azione arrivando ad organizzare le prime sfilate a Parigi, che a quel tempo era un po' come violare un tempio sacro visto l'ostracismo dei francesi verso gli stilisti di altre nazionalità. Kenzo era un'esplosione di colori, un vero genio».


IL SODALIZIO CON MAX MARA


Questo successo portò Deanna a stringere una collaborazione importante questa volta “a casa” con il Gruppo Max Mara, per il quale ha prodotto per molti anni tutta la maglieria.
«Dopo Max Mara arrivò Krizia, che assieme a Laura Biagiotti era la parte femminile del Gotha degli stilisti che negli anni '80 diede vita al Made in Italy e all'ascesa di Milano come capitale della moda - racconta Ferretti Veroni - Con lei la ricerca si concentrava soprattutto sulle stampe dei tessuti. E poi arrivarono Enrico Coveri, Valentino (che era un perfezionista riguardo alle proporzioni ed esigeva che tutti i capi cadessero perfettamente), Giorgio Armani, Yves Saint Laurent».
l’innovazione degli anni 90
Gli anni Novanta segnano un cambio epocale rispetto al decennio che li aveva preceduti: l'edonismo lascia spazio alla concettualità e sulla scena del mondo della moda si affacciano nuovi stilisti come Martin Margiela che con la sua originalità affascina subito Deanna.
«Era molto inconsueto e io sono attratta da tutto ciò che non è convenzionale, al contempo era anche molto raffinato, non per tutti se vogliamo, ma sicuramente creava un desiderio non comune». Assieme a lui arrivano le collaborazioni con Neil Barrett, Laureen Steele ed Antonio Marras.
 

LA NASCITA DELLA MODATECA

«Nel 2001 abbiamo ceduto la nostra azienda al gruppo Giorgio Armani - prosegue la signora Ferretti Veroni - e nel 2004 ho trasformato parte degli spazi di “Miss Deanna” nella “Modateca Deanna”, che è diventato un centro Internazionale di documentazione per la moda, nato da un'idea e seguito quotidianamente da mia figlia Sonia». Ora, una parte dell'azienda è un centro studi che può vantare un archivio faraonico di quasi trentamila prototipi, un'emeroteca dove è possibile consultare le riviste di settore di tutto il mondo, i reportage delle sfilate, migliaia di libri ed enciclopedie sulla moda, sul costume, sull'architettura, il design e l'arredamento per non parlare dell'archivio fotografico. Una caverna di Alì Baba, un Paese delle Meraviglie per chiunque sia appassionato di moda che ha la funzione di tramandare l'esperienza di una vita e di un tempo che difficilmente ritornerà con la contemporaneità di tanti geni come Versace, Armani, Valentino, Ferrè per citarne solo alcuni, ma soprattutto per tramandare alle generazioni future il vero know-how che è alla base di ogni carriera duratura che si rispetti. L'avere un archivio storico è come avere un'assicurazione che ti copre da ogni rischio, ma che ti permette di osare senza dover pagare un prezzo troppo caro in termini di sperimentazione. «Non bisogna mai sentirsi appagati - dice Deanna - la curiosità deve essere il propulsore di ogni giornata, così come non bisogna mai sentirsi arrivati ma bensì continuare a mettersi in discussione».

CONCRETIZZARE LE UTOPIE

La cosa più difficile nell'ascoltare il racconto di una vita così piena, è dare una collocazione professionale a questa Signora della Moda: «Non sono una stilista, né una realizzatrice conto terzi. Sono piuttosto una figura ibrida che ama realizzare e dare concretezza alle utopiche idee degli stilisti. Ora mi dedico ai miei studenti, vorrei che potessero avere la possibilità di formarsi a fianco a chi è già un nome affermato, ma ora i ritmi di produzione hanno un po' cambiato le regole della formazione professionale in questo mondo e quindi mi raccomando loro di continuare ad essere umili e curiosi, di non fermarsi nel primo luogo che trovano, ma di continuare a far viaggiare la mente e gli occhi. Di non temere di rinnovarsi e di cambiare completamente pelle di stagione in stagione per poter rimanere ben allineati o, perché no, anticipare il tempo in cui viviamo. E quando mi chiedono come devono definirmi, mi piace dire che impersono “la tecnica al servizio dello stile”. —
 

Dall’azienda a una vetrina mondiale

Qui alcune immagini di Deanna Ferretti Veroni: a sinistra l’imprenditrice nel suo laboratorio di San Martino in Rio che è stato aperto nel 1971. La struttura, nel 2004, è stata acquisita dalla Giorgio Armani Spa. Al centro la signora Ferretti Veroni con Silvia Venturini Fendi (a sinistra), Lupo Lanzara, direttore generale dell’Accademia Costume e Moda e Maria Grazia Chiuri (a destra) designer di Dior. La foto è stata scattata all’Accademia Costume e Moda in occasione del concorso per giovani stilisti Talents 2018. A destra Deanna con lo stilista giapponese Kenzo con cui ha collaborato per vent’anni.