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Il menù/ Mascagni e la ricetta dei malfattini dell’Artusi

Inventati per lui, furono il suo piatto preferito. Che cosa mangiare e cosa bere: i gusti del maestro in una lettera del 1934

Pietro Mascagni nacque a Livorno il 7 dicembre 1863, alle 6,30 del mattino, in Piazza delle Erbe, dove i genitori gestivano un forno situato sotto casa. La sua infanzia fu dunque caratterizzata da tutti gli ingredienti per preparare il pane, qualche dolce casereccio e tagliatelle.

Alcuni affermano che Romagna e Toscana siano unite da una lunga tagliatella e divise dal modo in cui si condisce al di qua e al di là dell’Appennino. Per Mascagni, ad un capo della tagliatella, c’era la città che p ...

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Pietro Mascagni nacque a Livorno il 7 dicembre 1863, alle 6,30 del mattino, in Piazza delle Erbe, dove i genitori gestivano un forno situato sotto casa. La sua infanzia fu dunque caratterizzata da tutti gli ingredienti per preparare il pane, qualche dolce casereccio e tagliatelle.

Alcuni affermano che Romagna e Toscana siano unite da una lunga tagliatella e divise dal modo in cui si condisce al di qua e al di là dell’Appennino. Per Mascagni, ad un capo della tagliatella, c’era la città che prima fu dei Medici e poi dei Lorena: la sua bella Livorno; dall’altro, il più grande amore della sua vita: Anna Lolli, che descrisse con queste parole: “...Bella, gentile, con un volto sereno... le labbra carnose, sensuali, due grandi occhi verdi, stupendi”. Anna Lolli fu la compagna del Maestro per 35 anni e sua musa ispiratrice. Siccome, ormai celebre, Mascagni girava per i teatri di tutto il mondo, restò in contatto con la sua amata tramite posta ed ora questo corposo epistolario, circa 4600 lettere, è depositato, insieme a documenti e cimeli, presso il museo appositamente costituito.

Qual era il pensiero del Maestro su cibo e bevande lo troviamo appunto in un suo scritto che porta la data del 1934. “L’igiene prima non è nel fumare, com’io fumo dalla più tenera età un numero di toscani al giorno che supera quello delle mie opere, Nerone compreso. L’igiene somma, l’igiene regina, l’igiene madre è una sola. Io mangio adagio. L’adagio è un tempo sinfonico. Ma è il solo tempo della mia arte di mangiare... Io sono nato con l’esofago stretto e a i primi bocconi che andarono male – io ho orecchio di musicista – capii subito l’antifona. Se l’esofago è stretto occorrono bocconi piccini. E perché i bocconi siano piccini occorre masticare e rimasticare.” La fine della lettera riserva una sua amara considerazione: “Come l’anno ha le sue diverse stagioni, volli che i diversi tempi della mia vita avessero differenti libagioni. Neonato bevevo latte, giovane bevevo vino, men giovane bevevo anche vino; anziano bevevo birra, vecchio non bevo che vermutte, vermutte Carpano. Decrepito berrò solamente acqua!”.

Questi problemi digestivi obbligarono Mascagni ad una sorta di dieta, ma per riportare in alto lo spirito, il Maestro non rinunciava mai ad un bicchiere di “Punt e Mes”. Di colore amaranto e leggermente amaro, il suo nome deriva dalla lingua piemontese: “Un punt e mes” significa un punto di dolce e mezzo di amaro. La leggenda dice che il 19 aprile del 1870, a Torino e nella bottega di Carpano, un agente di borsa, assorbito dalla preoccupazione sull’andamento di un titolo, disse soprappensiero: “Un vermut”, seguito da “un punt e mes”. Il barista pensò si trattasse di vermut corretto con mezza china e così nacque questa bevanda digestiva, che presto divenne un successo per la ditta Carpano. Il fondatore della casa automobilistica Fiat, il senatore Giovanni Agnelli, terminava sempre il pranzo con un bicchiere di Punt e Mes, esattamente come Mascagni. Ma torniamo ai problemi digestivi del Maestro.

A causa del suo esofago stretto, l’Artusi gli propose i “Malfattini” che “non vi è servuccia che non li sappia fare”. Si tratta di un pane di sfoglia da tagliare a fette grosse mezzo dito, che si devono lasciare all’aria per asciugarle. Una volta rassodate, e tritandole con la mezza luna, si otterranno dei piccoli punti di pasta non più grandi di mezzo chicco di riso, da cuocere in brodo e servire fumanti con parmigiano. Mascgni apprezzò il suggerimento e il piatto divenne uno dei suoi preferiti.

Nel 1885, Mascagni lasciò Livorno per raggiungere Cerignola. Sposò Argenide Marcellina (Lina) Carbognani da Parma e tra il 1889 e il 1890 compose l’opera che molti considerarono la più riuscita della sua produzione: “Cavalleria rusticana”. L’anno seguente scrisse “L’amico Fritz” e la stampa iniziò ad interessarsi del Maestro anche sul versante privato. Mascagni aveva un fisico prestante, la chioma fluente, la parlata aperta, lo sguardo luminoso e penetrante. E faceva stragi di cuori femminili. Le malelingue gli attribuirono un’avventura con Nellie Melba, soprano australiano, che nel 1893 a Londra, al Covent Garden, aveva interpretato l’opera “I Rantzau” diretta dallo stesso Maestro. La moglie abbozzava, com’era d’uso a quel tempo, ma s’arrese quando nel 1910 il nostro artista rubacuori incontrò Anna Lolli da Bagnara di Romagna. Lei aveva 22 anni e lui 47 e da quel giorno l’infedeltà divenne un vizio del passato, poiché la Lolli divenne la sua compagna ufficiale.

Di temperamento focoso e deciso, Mascagni non nascose le iniziali simpatie per il fascismo che in un certo orgoglio patriottico e di riscatto molto corrispondeva al suo carattere.

Successivamente, rese pubblico il suo totale ripensamento nei confronti del regime e nel 1945, in un Paese che risorgeva dalla guerra, il Maestro si spense nella stanza dell’Hotel Plaza di Roma, che era stata la sua residenza fin dal 1927. —

MASSIMO CARPEGNA