West Nile, Venturi: «Nessun allarmismo»

La Regione parla chiaro: «Non è un’emergenza ma una piccola epidemia. Occorre fare di più sul tema disinfestazioni»



Ottantasette casi di malattia neuro-invasiva, con 14 decessi (di cui due a Modena, due a Bologna, tre a Ravenna e sette a Ferrara); 65 casi di forme febbrili e 22 casi di infezione senza sintomi in donatori di sangue. Questo il punto del virus West -Nile al 10 settembre in Emilia Romagna, fatto ieri in commissione dall’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi proprio in coincidenza della scoperta dei casi modenesi, venuti alla luce solo dopo la denuncia della famiglia di una delle due vittime accertate.


E sul silenzio di Policlinico e Ausl, che nemmeno al sindaco avevano comunicato i due decessi e i 22 ricoveri, ieri si è espresso lo stesso Venturi.

Come è possibile che ci siano aziende sanitarie che comunicano con precisione e in tempo reale i casi di West Nile e altre, come a Modena, che hanno preferito tacere fino a quando una famiglia ha reso pubblica la sua storia?

«Una premessa: i decessi sono sempre stati dichiarati. Nel caso dell’ottantaduenne deceduto al Policlinico di Modena, l’Azienda era in attesa di avere la certezza che la morte fosse riconducibile a complicazioni da West Nile, e non a un’altra causa. Non si è voluto nascondere nulla, ma per un caso, ancora dubbio, si è aspettato di avere elementi certi».

Lei, prima da medico che da assessore, che cosa pensa sia giusto fare?

«Io penso che sia giusto non creare inutilmente panico o allarmismo, che non servirebbe a nessuno, tanto meno ai cittadini. È fondamentale quindi comunicare in modo corretto, quando si ha la certezza di quanto realmente accade o è accaduto».

Si può parlare di emergenza?

«Siamo in presenza di una piccola epidemia, non di una vera e propria emergenza. Questo è stato un anno anomalo, come anche questa mattina abbiamo spiegato in commissione consiliare, ma che purtroppo rientra nel quadro dell’epidemiologia moderna, fortemente segnata dai cambiamenti climatici e ambientali a cui tutti noi assistiamo. Abbiamo avuto un aprile caldissimo e secco e un maggio molto piovoso, il che ha favorito la precocità della circolazione virale. Tra l’altro, le zanzare si sono trovate in gran numero proprio contemporaneamente alla stagione riproduttiva degli uccelli, strutturando un ciclo di replicazione del virus purtroppo particolarmente efficiente. Per la prima volta, quest’anno, sono state rilevate zanzare Culex infette dal virus West Nile anche in area urbana».

Vista la situazione, non pensa che il problema sia stato trascurato, il riferimento è a disinfestazione e sfalci, se oggi ci si trova con tanti casi in più rispetto al passato?

«Noi abbiamo un Piano di sorveglianza e controllo delle arbovirosi, consolidato ormai da anni, e puntualmente inviato nel mese di giugno a tutti i sindaci e alle Aziende Usl. Nel mese di agosto abbiamo attivato una sorveglianza entomologica straordinaria, chiedendo ai Comuni di intensificare i trattamenti. I Comuni si occupano dei luoghi pubblici, e vengono rimborsati dalla Regione per gli interventi straordinari. I privati cittadini devono intervenire per conto proprio, nei giardini e sui balconi; tutti gli anni, anche quest’anno, abbiamo lanciato una campagna di comunicazione rivolta ai cittadini, proprio per incentivare l’adozione di comportamenti virtuosi per la lotta alle zanzare. Ma probabilmente occorre fare di più sul tema sensibilizzazione. Per quanto riguarda gli interventi che spettano alle Pubbliche amministrazioni, per l’anno prossimo prevediamo di intensificare gli interventi, sulla base dell’esperienza di quest’anno, occupandoci anche di tutti i luoghi abbandonati o disabitati, come capannoni, depositi di gomme, ex distributori di benzina, che possono diventare aree di proliferazione delle zanzare». —