Pavullo. Settimo arresto per l’inquilina violenta, torna la pace nel palazzo

La 35enne deve rispondere dell’accusa di stalking nei confronti di diversi vicini Rientra la famiglia esiliata «Speriamo sia davvero finita»

PAVULLO . È stata riarrestata la 35enne marocchina W.S., l’incubo della palazzina Acer di via Bellettini, a Pavullo, che ora deve fare i conti con tutte le violenze e le minacce che ha fatto subire ai condomini in questi due anni. I carabinieri della stazione di Pavullo si sono infatti presentati alla sua porta con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Modena per stalking: raccogliendo tutte le denunce presentate in quest’arco di tempo dai suoi vicini e documentando altri atti illeciti, i militari hanno presentato un quadro che ha condotto il gip a riconoscere nel comportamento della donna un profilo persecutorio. Che l’ha dunque riportata al Sant'Anna a sole due settimane dalla scarcerazione che aveva riportato il panico nella palazzina.

Nonostante tutti gli avvertimenti, aveva infatti ricominciato subito a scrivere bigliettini minacciosi all’indirizzo dei vicini. W.S. ha così collezionato il suo settimo arresto nel giro di due anni da parte dei carabinieri di Pavullo, a cominciare da quello dell’11 settembre 2016 per tentata rapina con cazzotto a una commessa dell’Ecu. Poi ne sono seguiti di periodici per evasione e mancato rispetto delle prescrizioni domiciliari, uno per furto aggravato nonché l’episodio del 19 agosto 2017 dell’aggressione all’operatrice dei Servizi sociali e agli stessi militari.


Mai però era finita in carcere per stalking, e questo alimenta qualche speranza in più sul fatto che possa non essere ricollocata nella palazzina segnata dalla sua azione persecutoria. È ciò che spera in primis la famiglia del 34enne albanese Kreshnik, su una sedia a rotelle ma nonostante questo più volte randellato mentre andava a prendere l’ascensore, assieme a sua moglie. Un incubo, per lui e per i suoi due figli di 7 e 13 anni, quella vicina di pianerottolo, tanto che da fine agosto, al ritorno della 35enne, si era trasferito con la famiglia da una parente per non far vivere ai bambini quel clima intimidatorio. E con lui si stavano attivando per andarsene diversi altri vicini che per paura di incontrarla sulle scale quasi non uscivano più di casa.

Dopo il nuovo arresto Kreshnik e la sua famiglia sono rientrati. Per lui e per tutti gli altri vicini di casa questa palazzina nuova (inaugurata a settembre 2016) è tornata ad essere un piccolo paradiso: «I bambini sono tornati a giocare in cortile senza paura di essere fotografati - racconta - e adesso vanno a scuola la mattina aprendo sereni la porta. I condomini vengono e vanno liberamente, possiamo pulire le scale... Abbiamo ritrovato la tranquillità, le nostre vite. E chiediamo solo di risparmiarci il ritorno di un incubo del genere». —

DANIELE MONTANARI.

La guida allo shopping del Gruppo Gedi