Modena, Start-up, bar e case, ecco le Fonderie: così la giunta gioca l’ultima carta

Rispolverato il vecchio piano d’intervento con l’università. C’è già una delibera: lavori suddivisi in quattro stralci



MODENA. Sempre Fonderie sono, ma questa volta si tratta dell’altra fabbrica, quella dell’eccidio del 9 gennaio 1950. Perché mentre la questione Madonnina è ancora aperta, con il Comune in attesa del progetto di trasferimento della cooperativa di via Zarlati, da piazza Grande arriva una mossa a sorpresa (o meglio, l’intenzione era già stata espressa dal sindaco Muzzarelli, ma vista la complessità dell’intervento, in pochi ci avevano creduto veramente): il rilancio del progetto di riqualificazione delle ex Fonderie di viale Ciro Menotti.


LE DELIBERE

Un rilancio arrivato sotto forma di una doppia delibera, che la giunta comunale ha approvato nella seduta di giovedì 13 settembre: la prima dà l’ok alla riqualificazione del comparto, recuperando e aggiornando il “Dast”, che nel 2009 fu il risultato del progetto partecipato per “disegnare” le nuove Fonderie, mentre la seconda dà il via libera alla partecipazione al bando regionale 2018 per i progetti di rigenerazione urbana. Bando che, in caso di vittoria, prevede l’assegnazione di un milione e mezzo di euro, che sono poco meno della metà dei soldi che servirebbero per realizzare il primo dei quattro stralci. Ma cosa prevede dunque il progetto “Dast 2.0”?

IL DOCUMENTO

Secondo il documento “Strategia per la rigenerazione urbana”, firmato dall’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli, il progetto «di recupero e rigenerazione urbana ha l’obiettivo di creare un nuovo distretto sede delle attività e funzioni per l’accelerazione dello sviluppo delle start up che operano nel campo delle tecnologie legate al settore dell’automotive, e più in generale della mobilità sostenibile. Il nuovo Masterplan - si legge ancora - pone al centro la valorizzazione dell’edificio esistente con uffici, laboratori, archivi, sale incontri, sale conferenze e altre destinazioni di servizio (bar, ristoranti, piccole foresterie) connesse al progetto di incubatore e acceleratore di start up». Un piano che nelle intenzioni dell’amministrazione sarà realizzato in quattro stralci, dunque: nel primo, che ha un costo di tre milioni e 700mila euro, il programma prevede «la sistemazione dell’ex palazzina uffici (fronte ovest) finalizzato all’insediamento dell’Istituto storico, ora situato in locali dell’ex mercato ortofrutticolo, dove non è possibile garantire una completa valorizzazione e messa a sistema del prezioso patrimonio librario e archivistico. Dal punto di vista urbanistico, la palazzina «verrà interamente recuperata con la conservazione della facciata, interventi di consolidamento e opere strutturali».

GLI ALTRI PASSAGGI

Il secondo stralcio partirà dunque dall’ingresso dell’Istituto storico e si svilupperà a est verso l’interno dello stabilimento «attraverso l’implementazione di spazi flessibili a disposizione di chi intende creare imprese, prodotti, prototipi, ricerca, iniziative connesse alle nuove tecnologie applicate all'automotive». Per quanto riguarda il finanziamento, se per il primo stralcio il Comune confida nel bando regionale, per il secondo l’ipotesi è quella di coinvolgere la Fondazione Cassa di Risparmio o un fondo di investimento ad hoc. Il terzo stralcio prevede invece il recupero di altri cinquemila metri quadrati, sempre per funzioni legate a ricerca e innovazione, mentre il quarto riguarda «la realizzazione di una parte caratterizzata da funzioni più propriamente residenziali, localizzate nella porzione est del comparto». L’ipotesi, comunque, è quella di realizzare un numero limitato di fabbricati residenziali, ospitando così una ventina di nuovi alloggi che serviranno il comparto. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI