Fonderie Madonnina, la produzione lascia Modena

Il presidente Moretti: «Commesse a Padova, ma salveremo i posti di lavoro con altre attività»

MODENA.  Prima di tutto il nome: quello non cambierà, ma resterà esattamente quello di oggi, Fcm. Perché per il resto, alle Fonderie cooperative di Modena, cambierà proprio tutto: anime, fusione, formatura, distaffatura e sabbiatura sono parole che non si sentiranno più in via Zarlati, e a dire il vero nemmeno in tutta la città, per spostarsi 150 chilometri più a nord-est, nel padovano.

Quel che resterà a Modena è qualcosa di completamente diverso, che si collocherà nella fase successiva alla produzione. Strategie votate sabato scorso in una storica assemblea e inserite in un documento consegnato giovedì alla giunta per dare una svolta netta al caso Fonderie.

Una svolta illustrata ieri da Gianni Moretti, presidente della cooperativa del Villaggio Artigiano da tempo al centro delle polemiche con i residenti per via degli odori e delle emissioni dell’impianto. Ma oggi la questione sul tavolo è soprattutto un’altra: cosa farà la cooperativa dal 31 gennaio 2022, quando scadrà l’autorizzazione per l’impianto di via Zarlati?

«Per prima cosa ribadisco che qui chiuderemo tutto - sorride Moretti - perché tra le cose assurde che ho sentito nelle ultime settimane c’è anche il fatto che alla fine resteremo qui…». Dunque, niente più Fonderie in via Zarlati, ma che fine faranno la cooperativa e i suoi 112 dipendenti? Su questo aspetto, il documento consegnato alla giunta parla chiaro: «La delocalizzazione delle fasi anime, fusione, formatura, distaffatura e sabbiatura sarà presso una fonderia situata nel padovano».

La fase della produzione vera e propria, insomma, passerà a una struttura partner veneta, che investirà 27 milioni per adeguare gli impianti. Ma le Fonderie cooperative modenesi, appunto, continueranno a esistere: «Prima di chiudere lo stabilimento di via Zarlati - riprende Moretti - cercheremo una nuova struttura, che sarà un capannone già esistente da circa 4mila metri (quelli attuali sono 20) dove saranno sviluppate nuove attività a valle del processo di fonderia».

Una riconversione che avrà un costo importante, stimato in otto milioni di euro, per cui sarà fondamentale valorizzare l’area di via Zarlati dopo la bonifica: «Questa zona dovrà diventare residenziale consentendo così una maggiore patrimonializzazione spendibile nella ricerca di finanziamenti a lungo termine. Per quanto riguarda i posti di lavoro, dei 112 dipendenti che lavorano tra lo stabilimento di via Zarlati e quello di Codigoro (specializzato nella finitura), circa 80 troveranno posto nella nuova attività modenese.

Se si considera che avremo una ventina di pensionamenti e qualche riposizionamento per turnover, non perderemo posti di lavoro, ma anzi, avremo bisogno di nuove professionalità, sicuramente più “tecniche” di quelle attuali». —