Modena. Extracoop, vendite in calo Gli scaffali cambiano ancora

Dopo la grande rivoluzione di meno di un anno fa nell’iper al Grandemilia si è deciso di tornare indietro. E Modena ha perso potere dentro Alleanza 3.0


MODENA. Il fatto è che oggi quello che è “extra” funziona poco. Come funziona poco offrire al consumatore un luogo enorme, pensato per una mattinata intera di “esperienze” che vanno dalla manicure all’assaggio del sushi, passando per una lunga spesa che spazia per diverse grandi superfici specializzate. Molto meglio offrire la spesa e solo quella, in uno spazio più ridotto e consentendo al consumatore del 2018 di cavarsela in mezz’ora.

Fatto sta che, a meno di un anno dalla grande riorganizzazione degli spazi voluti da Coop Alleanza 3.0 per il Grandemilia il colosso cooperativo è tornato sui suoi passi. O meglio: l’ipermercato resta “Extracoop”, ma con un nuovo riassetto che dopo l’estate ha portato a una semplificazione degli spazi, in direzione opposta a quella intrapresa a fine 2017.

Una scelta legata alle difficoltà dell’ipermercato di via Emilia ovest, che dei tre centri commerciali della città è senza dubbio quello più in crisi, e al fatto che evidentemente il restyling presentato in pompa magna a dicembre scorso, puntando su una spesa “esperienziale” e su un’offerta che comprende quasi tutti i beni e servizi possibili - facendo anche arrabbiare i negozianti del Grandemilia, che si son visti arrivare la concorrenza davanti alla vetrina - evidentemente non è piaciuta ai consumatori quanto i dirigenti di Alleanza 3.0 speravano. Così, dopo un crollo delle vendite sul quale evidentemente ha influito anche il restyling di “Extracoop”, nelle scorse settimane l’assetto dell’ipermercato è stato nuovamente rivisto, con una disposizione di merci e scaffali più semplice e più simile a quella del passato.

Del resto, è la stessa formula dell’ipermercato a non funzionare più, con un fatturato che si può considerare accettabile solo nel fine settimana. Va molto meglio a chi da tempo ha deciso di puntare sugli spazi di medie dimensioni, come dimostra la doppia apertura del gruppo Despar arrivata nel giro di nove mesi (lo stesso tempo impiegato da Alleanza 3.0 per ristrutturare l’ipermercato e realizzare che il restyling non funzionava). Una situazione che riflette quella di un gruppo che ha chiuso il 2017 con un bilancio in rosso di 37 milioni e mezzo, mentre il calo delle vendite per Modena città (3,5%) ha quasi doppiato quello dell’Emilia centro (1,9%).

E alla preoccupazione per i numeri si aggiunge quella “politica” che riguarda Modena: di fatto, l’unificazione sotto il marchio Alleanza 3.0 si è rivelata una sorta di acquisizione di Coop Estense da parte dell’azienda bolognese, mentre a febbraio il presidente Adriano Turrini ha revocato le deleghe dell’ad alla gestione caratteristica Massimo Ferrari. Un nuovo colosso in cui Modena conta sempre meno, insomma, tanto che in viale Virgilio il timore è che prima o poi i dipendenti modenesi debbano trasferirsi a Bologna. —