Accesso libero a Medicina? «No, meglio piccoli incrementi»

Il rettore Andrisano non ha dubbi: «Per trovare subito i sanitari che mancano vanno moltiplicate le borse di studio e chi inizia la professione sia stipendiato»


MODENA. L’incubo della sveglia all’alba per centinaia di studenti di Medicina, per trovare un posto in aula dalla prima ora, si è materializzato in poche ore da quando è partita la prima dichiarazione a mezzo stampa. È bastato che la Presidenza del Consiglio lanciasse un messaggino e si è scatenato il finimondo.

«Abolire il numero chiuso a Medicina» era scritto. Subito c’è chi è andato con la memoria ai corsi ingolfati di quarant’anni fa, le aule stipate all’inverosimile in via Campi e dintorni, per confrontarle con gli spazi e i laboratori di oggi, con i 120 iscritti al primo anno che trovano a portata di mano quello che serve.

Certo, il paragone è impietoso. Ma le due fotografie fanno fatica a stare nella stessa pagina per raccontare una realtà in continua evoluzione.

Da una parte c’è la grande carenza di medici, che in un triennio minaccia di diventare drammatica, con ambulatori scoperti sempre più spesso soprattutto in periferia o in montagna, e a seguire anche negli ospedali. Qui soprattutto, per effetto dei pensionamenti e della grande richiesta di sanità che arriva dai modenesi, le carenze sono più sensibili; dai tempi d’attesa nelle liste delle visite all’emergenza. Chi ha fatto un paio di conta stima che al Policlinico la carenza sia almeno di 15-20 unità tra i reparti di Oculistica, Chirurgia, Ginecologia e Pronto Soccorso. Ma an che i medici di famiglia cominciano a scaseggiare, anche perchè stanno arrivando a fine carriera e a un passo della pensione tutti quelli che hanno aperto un ambulatorio tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80.

A quell’epoca diventò realtà il nuovo servizio sanitario nazionale. Al posto di medici con duemila e più mutuati a testa, si passò a mille, aprendo le porte a camici bianchi poco più che laureati.

«Il passato non ritorna - dice pensieroso il rettore Andrisano - Se, come prevedibile, gli iscritti si moltiplicassero per sei volte, dove potremo metterli? Come potremmo offrire insegnamenti di qualità?»

Parla a ragione veduta il numero uno della nostra università. Già a febbraio di quest’anno spiegò pubblicamente che non bastavano gli spazi a Medicina; la settimana scorsa ha presentato il piano per ampliare la Palazzina G al Policlinico, con tanto di sponsor.

«Ci può essere un punto d’equilibrio tra la richiesta di un maggior numero di medici e l’ampliamento nel futuro prossimo del numero degli studenti - ragiona Andrisano - La misura più immediata e praticabile è quella di incrementare le borse di studio per i laureati da inserire nella sanità. Da quando l’Europa ha deciso che il lavoro di tirocinio dev’essere retribuito nella professione medica c’è il problema di reperire i fondi. B ene, fino a due, tre anni fa la copertura era del 60%, lo scorso anno le borse di studio sono state 9 mila su 10 mila a livello nazionale. Ma se ci sono le risorse si risolvono anche le posizioni scoperte. Poi la Conferenza dei Rettori ha indicato la possibilità di un ampliamento del numero di studenti da scrivere, aggiungendo un 10-20% di posti in più. Ma lasciando i test d’ingresso per selezionare i più motivati e meritevoli a cui offrire laboratori, tutor, docenti in numero adeguato. Togliere le barriere all’ingresso di Medicina mi sembrerebbe un passo indietro». —