Quando al Muratori San Carlo di Modena gli ebrei sparirono dai registri

Una mostra voluta dagli insegnanti del liceo oggi unificato per far conoscere gli effetti terribili sugli studenti israelitici ghettizzati e poi eliminati dalle classi

Modena, quando gli studenti ebrei furono cacciati dal liceo Muratori

MODENA. Il lato, se possibile, peggiore dell’infamia delle leggi razziali entrate in vigore in Italia nel settembre 1938 furono i suoi effetti pratici. Negli uffici pubblici, nei ministeri, all’università e nelle scuole di punto in bianco “sparirono” migliaia di ebrei: persone che d’un tratto non erano più esseri umani ma “numeri” da nascondere e poco dopo deportare e uccidere.

Il liceo Muratori-San Carlo, nella sua sede di piazza della Cittadella, ha avuto l’idea di illustrare cosa accadde nel famoso “ginnasio e liceo classico” dell’epoca: la professoressa Silvia Macchioro e altre colleghe hanno visitato gli archivi e le cantine della scuola e riportato alla luce dopo ottant’anni libri dell’epoca, sussidiari che inneggiavano alla razza pura e alla “romanità”, registri con gli alunni e i loro voti.

Proprio quest’ultimo punto è quello che mette più i brividi: ci sono numerosi studenti modenesi - Carlo Donati, Arrigo Levi e altri membri della sua famiglia, Manlio Formiggini (forse parente dell’editore Angelo Fortunato, che si buttò dalla Ghirlandina a fine novembre 1938 proprio a causa delle leggi razziali) - che fino al 1937 sono riportati come frequentanti nei registri poi i loro nomi spariscono. Persone volatilizzate.

Tutte le classi del Muratori e del San Carlo in questi giorni stanno visitando la mostra intitolata “Il Fascismo dal nazionalismo e dal mito della romanità fino alle leggi razziali”, allestita in biblioteca e suddivisa in varie sezioni che oltre agli studenti e docenti perseguitati analizza i volumi e le riviste che in quegli anni arrivarono a Modena. Ma fa il punto anche sui sussidiari, i libri di scuola su cui all’epoca si era costretti a studiare, non dimenticando il mito della romanità che portò come nella Roma antica alle colonie africane. Ma c’è anche uno spazio con testi inneggianti a Benito Mussolini - per un paradosso della storia la sua figura fu “costruita” per le masse da Margherita Sarfatti, amante del duce di origine ebraica - ed altri che invece mettono in scena la genesi delle leggi “grazie” a dieci scienziati autori del “manifesto della razza ariana”.

«Abbiamo voluto questa mostra - spiega la professoressa Macchioro - per fare comprendere l’aberrazione del tempo e come ricadesse fortissima anche sulle scuole del regno. La burocrazia era spietata e le persone sparivano così di punto in bianco senza lasciare traccia. Per l’iniziativa abbiamo setacciato l’archivio e le cantine del Muratori, dove questi volumi erano stati seppelliti sotto quintali di polvere: siamo rimasti molto stupiti perché molto materiale del 1938-39 non è più presente. Una qualche manina evidentemente ha fatto sparire le prove più compromettenti del fascismo”. —