«Levoni, abbiamo devastato i Cobas» Così il dirigente Digos

La chiamata intercettata è commentata durante il processo Il giudice: chiariamola, ma conta solo il risultato d’indagine



«Ma che scheggia impazzita. Abbiamo devastato i Cobas a livello nazionale, Lorenzo. Abbiamo fatto una cosa pazzesca. Hanno perso la faccia su tutti i fronti. Non ne hai idea». E ancora: «Abbiamo fatto un bingo che non ne hai idea. Per noi è una cosa pazzesca, Lorenzo. Perché adesso i Cobas... Come arrestare Luciano Lama ai tempi della Cgil d’oro». Le parole sono quelle intercettate nel corso di una telefonata avvenuta il 26 gennaio 2017 poco dopo l’arresto di Aldo Milani, leader dei Si Cobas, con l’accusa di estorsione, insieme con Danilo Piccinini, il mediatore per la vertenza già condannato. Il Lorenzo citato è Lorenzo Levoni, Ad di Alcar Uno, la società di lavorazione carni di Castelnuovo al centro della drammatica vertenza sindacale con blocchi, picchettaggi e scontri da parte dei Si Cobas. Chi parla è il vicecommissario di polizia Marco Barbieri. È un dirigente della Digos di Modena. Un funzionario di polizia giudiziaria che per mesi ha controllato, indagato, identificato e analizzato le presenze dei manifestanti davanti alla Alcar Uno, compresi gli attivisti del Guernica, sapendo come la situazione potesse degenerare. Ma la Digos era estranea all’operazione della Squadra Mobile che portò all’arresto di Milani e anzi lo stesso Barbieri ha ammesso di aver saputo ben poco. Le sue frasi al telefono, però, agli atti del processo in corso, hanno surriscaldato un’udienza già ad alta tensione. Una telefonata con frasi che possono suonare imbarazzanti e che lo stesso Barbieri dice di non ricordare in quei termini, anche se il numero telefonico è il suo. Soprattutto, denotano un’estrema confidenza con una parte in causa, Lorenzo Levoni. Come mai? A domanda spiega Barbieri: «Nei mesi precedenti quando ogni giorno io e un carabiniere ci trovavamo davanti ai due cancelli della Alcar Uno per seguire la situazione drammatica notavo nei Levoni una prostrazione psicofisica. E noi davamo conforto». Subito dopo l’arresto il suo coinvolgimento è in ogni caso entusiasta. Per questo la conversazione, finora sconosciuta, ha surriscaldato ancor più il processo. La difesa di Aldo Milani, avvocato Marina Prosperi, con toni spesso aggressivi ha sottoposto Barbieri, testimone della parte civile (i Levoni e la Global Carni), a una raffica di domande. Fino a quando il presidente del Collegio, giudice Federico Maria Meriggi, visibilmente stremato da continue domande ripetitive o involute e scaramucce tra parti, ha specificato a chiare lettere che, se da un lato è doveroso capire e contestualizzare quelle frasi di un funzionario Digos, non sono comunque determinanti ai fini di un processo che si occupa di un caso di estorsione, oltretutto affidato a un altro ufficio della Questura. «Quali fossero le intenzioni di chi telefonava non ci interessa - ha detto il giudice - questa telefonata resta ma sullo sfondo. Qui ci interessano solo i risultati dell’indagine». —