Modena. Appello ai genitori: non disertate l’antinfluenzale se il figlio è a rischio

L’anno scorso uno su due ha evitato il vaccino: è pericoloso Per la popolazione già disponibili 126mila dosi di siero

Modena, "Io mi vaccino" 126 mila dosi di antinfluenzale per i modenesi

MODENA. Un bambino a rischio su due non è vaccinato contro l’influenza. Il campanello di allarme è risuonato ieri mattina nella direzione generale dell’Ausl in occasione della presentazione della nuova campagna vaccinale, che parte in questi giorni. «Ogni anno inviamo l’elenco aggiornato dei “bambini a rischio”, quelli che affetti da particolari patologie, alla pediatria di comunità perché possano fornire loro il vaccino – ha spiegato il dottor Roberto Cionini, pediatra di libera scelta – e solo il 50% poi si vaccina, nonostante la chiamata attiva e la fornitura del siero gratuito. Perché succede? Si vede che l’informazione che parte da noi non è ancora sufficientemente efficace e neanche l’esempio mi viene da dire». La percentuale è bassa se confrontata con l’obiettivo del «95%».

La cifra s’intreccia con i dati ufficiali sulla campagna antinfluenzale 2017-2018 della regione, in cui le morti per complicazioni da influenza superano i casi gravi nella fascia di età tra i 5 e i 14 anni. Cinque i decessi totali l’anno scorso in provincia (e 19 casi gravi) su un numero complessivo di circa 82mila modenesi ammalati d’influenza. Un ritorno ai livelli del 2016 con un deciso segno più rispetto ai circa 67mila casi del 2017.

L’azienda sanitaria locale sta rispondendo con la campagna “Non farti influenzare, proteggi la tua salute” e l’acquisto di 126mila dosi di vaccino antinfluenzale.

Ne sono state somministrate quasi 10mila in meno lo scorso anno, quando le punture sono state 116.384. L’Ausl sta però puntando ad alzare l’asticella per contrastare l’aumento dei casi. A livello regionale, si stima vi sia stato un incremento di circa il 22% rispetto alle passate epidemie con circa 125mila casi in più. Pertanto, i medici riprendono il vecchio adagio secondo cui prevenire è meglio che curare.

«Si vaccina il 20% dei bambini al di sotto dei cinque anni – ha ripreso Cionini – che se poi stanno male hanno bisogno del genitore a casa, che così non può andare a lavorare. Tutto ciò determina costi diretti e indiretti importantissimi. Il piano nazionale attuale non prevede l’allargamento delle vaccinazioni per loro. Sia l’Organizzazione mondiale della sanità sia il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie consigliano di vaccinare contro l’influenza dai 6 mesi ai 6 anni, a partire da coloro che iniziano prima con la scolarizzazione».

Gli under 15 sono stata in tutta la regione la fascia più colpita, ma i casi gravi hanno riguardato soprattutto la popolazione tra i 65 e i 74 anni. Le morti per influenze hanno colpito la fascia più grande (75-84 anni). «Alcuni anni fa con gli ultra 65enni avevamo una percentuale di partecipazione che si attestava intorno al 75% - ha garantito il dottor Giovanni Casaletti del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl - mentre adesso l’attenzione degli aventi diritto s’è ridotta (54,9% l’ultima rilevazione). Dobbiamo riavvicinare le persone al sistema di prevenzione». —

GABRIELE FARINA

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