Cambia/menti Se la tenerezza ha il volto di papà “A.B.C. delle emozioni” per genitori

Un libro di Mario Di Pietro insegna come essere più attenti ai sentimenti evitando luoghi comuni di genere

Siamo un paese ancora intriso di pregiudizi su molti aspetti circa i ruoli, le funzioni e le espressioni della genitorialità. Soprattutto se declinata al maschile. Abbarbicati a paradigmi che garantiscono sicurezze ma si sbriciolano di fronte alla vita che si sviluppa in modi propri, la genitorialità dei padri si scontra più che incontrarsi ed integrarsi, con vecchie e nuove teorie di riferimento. In paesi come la Norvegia e la Svezia, ad esempio, da anni i padri godono del congedo parentale, dell’aspettativa dal lavoro per un anno dopo la nascita dei figli e l’accudimento degli stessi è appannaggio di entrambi (favorendo in tal modo anche la continuità professionale delle compagne). Anche nel nostro paese, oggi, possiamo notare un aumento delle frequenze dei padri nei percorsi di preparazione alla nascita. Spesso ciò che chiedono, dicono le ostetriche, è di poter esprimere le proprie emozioni e partecipare pienamente all’esperienza genitoriale con i loro figli. Di non essere marginalizzati. Un padre psicologicamente presente che esprima la propria tenerezza e accudisca i figli, trasmette un modello maschile, soprattutto verso i figli maschi, molto positivo per le nuove generazioni. Favorire l’emergere dei sentimenti teneri dell’uomo significa non tanto togliere valore all’elemento maschile, ma incidere riguardo il rispetto di qualità umane da sempre assegnate al femminile, riconoscendo inoltre, in questa comune umanità, l’inviolabilità di ciascuno, indipendentemente dalla diversità e dal genere. Il libro di Mario Di Pietro “L’A.B.C delle emozioni” può essere di aiuto verso una educazione alle emozioni, impartita da entrambi i genitori a bambine e bambini; insegna a essere più attenti ai loro sentimenti e rispettosi di quelli degli altri. La tenerezza quindi non diventa più una questione di genere o di ruolo ma si colloca trasversalmente, liberando i padri da una “costrizione” machista e le madri da una eccessiva identificazione. —

ANTONELLA ZECCHI