Modena. A casa di Guido De Maria, l'uomo che con Bonvi inventò Supergulp

Gli anni in cui nacque il sodalizio col grande disegnatore modenese, la Vimder Film. E poi l’arrivo di Sturmtruppen. «Tutto nacque dalla sua passione per la vita militare che, nelle strisce, metteva alla berlina ma con intelligenza e ironia»

“Attenzionen, attenzionen!”. Le Sturmtruppen, celebre fumetto nato sotto la Ghirlandina dal genio visivo di Franco Bonvicini detto Bonvi, compiono cinquant’anni e anche se il loro papà non c’è più a ricordarne l’opera resta la famiglia dell’artista. Se quest’ultima sta organizzando iniziative, a partire da una mostra a Bologna, un altro personaggio molto noto in città lo racconta per la Gazzetta. Si tratta del regista, produttore e cartoonist Guido De Maria, 86 anni, inventore di “Gulp” e “Supergulp” per la Rai e soprattutto amico di Bonvi.

Modena, a casa di Guido De Maria il papà di Supergulp

«Le Sturmtruppen sono state veramente una invenzione geniale, di profilo elevato, ma in grado di essere comprese e apprezzate, dai bambini a Umberto Eco. Per questo mi manca la produzione di Bonvi e anche lui come persona: se ne andò troppo presto, il 10 dicembre 1995 quando a Bologna venne investito da una maledetta auto francese guidata da un ubriaco mentre andava alla trasmissione Roxy Bar di Red Ronnie. Andai all’ospedale e purtroppo Franco era già morto, ricordo che lo pettinai e gli diedi l’ultimo saluto. Ci eravamo divertiti tanto con quel genio della matita».

Sturmtruppen è senz’altro il più noto fumetto di Bonvi - che ideò anche Cattivik poi sviluppato da Silver - a partire dal 1968: fino al momento della morte dell’autore questa raffigurazione satirica e a volte molto sarcastica della seconda guerra mondiale ebbe un successo gigantesco grazie alla pubblicazione su giornali, riviste e libri, prima in Italia e poi all’estero. Alle strisce si ispirano anche due lungometraggi del 1976 e del 1982 e anche qui come sulla carta si vedono le ambientazioni nelle trincee dei vari personaggi - il sergenten, il cuoken, gli uffizialen superioren - mentre il nemico non lo si vede mai, al massimo i soldati ne ascoltano la voce.

De Maria, lei alla nascita delle Sturmtruppen c’era.

«Quanti bei ricordi che mi tornano alla mente. Siamo nel 1968 e Franco vince un concorso per realizzare fumetti per Paese Sera e ha la grande intuizione di proporre i suoi soldati a fumetti. Bonvi lavorava già per la mia casa di produzione “Vimder Film”, con uno stipendio veramente da fame di cui lui si lamentava e da un po’ di tempo tra noi amici e colleghi parlavamo in tedeschese. Di quelle strisce è nato prima il linguaggio e poi l’immagine».

In che senso?

«Proprio perché avevamo iniziato e parlare tra noi in quella sorta di lingua modenese tedeschizzata con la “en” alla fine di ogni parola. Bonvi se ne ricordò quando propose la sua nuova striscia».

Perché puntò sul mondo militare?

«Perché era la sua più grande passione fin da giovane quando, nel 1962, svolse il servizio militare frequentando come allievo ufficiale di complemento il 31º corso alla scuola delle truppe corazzate di Caserta dove venne anche promosso sottotenente di fanteria carrista. Bonvi aveva il mito della divisa militare, tanto che si vestiva come un soldato della Wehrmacht d’inverno e come un soldato africano color cachi in estate».

Aveva il pallino della guerra?

«In realtà diventò qualcosa di più che un antimilitarista con il suo fumetto. Mise in burletta l’esercito tedesco, il più forte al mondo, capace di vincere battaglie e perdere le guerre. Sturmtruppen è la parodia della vita militare in modo sarcastico, attraverso dialoghi che talvolta pesavano assai come ad esempio la serie Comma 22. È memorabile la parte dove ai nemici si chiede: ‘amichen o nemichen? Semplice conoscenten! Anche solo da pochi termini si comprende come Bonvi volesse mettere alla berlina la disciplina militare con un certo senso della ironia e appunto del sarcasmo».

Come conobbe Bonvi?

«Lui strinse amicizia a metà degli anni ’50 con Francesco Guccini che ancora oggi è uno dei miei amici più stretti. A un certo punto Francesco mi disse, siamo a metà degli anni Sessanta, che c’era un giovane disegnatore modenese bravissimo e chi chiese se volevo incontrarlo».

Come andò?

«Arrivò nel mio ufficio alla casa di produzione questo ragazzo giovane e biondo, un sosia dell’attore George Peppard di “Colazione da Tiffany”. Ricordo che pensai che era un tipo ben particolare, del resto io ero nella parte del produttore che aveva il suo ufficio con poltrona in pelle. Ero anche severo, tanto da fare accomodare i miei interlocutori su un pouf senza schienale per tenerli in tensione».

Che le disse Bonvi?

«Che non gli fregava nulla di niente, né della biologia che studiava all’università né del fumetto. Disse che gli interessavano le colture idroponiche».

Le colture idroponiche?

«Già e mi disse, pure per pigliarmi per i fondelli, che le voleva coltivare su Marte. Io stetti al gioco, saltai sulla scrivania imitando Jerry Lewis e Franco fu esterrefatto tanto da scoppiare in una sonora risata che ancora ricordo. Alla fine mi pregò di assumerlo, avrebbe pagato per disegnare insieme a noi. Fu molto divertente, nei tanti anni a venire, lavorare con lui anche se di solito lui disegnava di notte e io di giorno. Nacque una amicizia che si interruppe solo quel maledetto giorno a Bologna».

Avete lavorato molto, soprattutto quando arrivarono i mitici “Gulp” e “Supergulp per la Rai...

«Già e non bisogna dimenticare che Mike Bongiorno fece il diavolo a quattro perché il nostro programma, anche grazie a Giancarlo Governi e a numerosi altri disegnatori, oltre a Bonvi, faceva milioni di telespettatori».

Non va infatti dimenticato che De Maria durante la carriera con la Vimder ha prodotto e diretto circa 1200 tra caroselli e spot pubblicitari come quelli con i Brutos, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Salomone pirata pacioccone, appunto insieme a Bonvi e Guccini su commissione di Amarena Fabbri. Ma sono firmate De Maria anche numerose pubblicità come la “camicia coi baffi” interpretata da Maurizio Costanzo, Nelsen Piatti, i nanetti che cantavano sui monti di Loacker. «Sì, ci siamo divertiti e abbiamo lavorato moltissimo, poi siamo arrivati ai fumetti in tv e a personaggi come Giumbolo e, sempre insieme a Bonvi, a Nick Carter che era stato letterariamente inventato a fine ’800. L’idea dei fumetti in tv venne a Giancarlo Governi che vide un carosello di Paul Campani, anch’esso un grande nome di Modena, e ci propose un numero zero che portò appunto al personaggio grafico di Carter che Bonvi disegnava alternandolo alle tante storie delle Sturmtruppen».

I fumetti ancora non c’erano in tv?

«C’era l’animazione, di cui Campani era maestro, ma io posso rivendicare di avere inventato la tecnica di ripresa fissa del fumetto: quel movimento di macchina in sincrono con il sonoro riproduceva esattamente il fumetto così come lo leggiamo su carta».

Lei vive in una specie di museo, attorniato da premi, targhe, giochi, burattini.

«Rappresentano la mia vita, ad esempio vado molto orgoglioso del premio Montale come operatore culturale, del premio di regia televisiva, della cittadinanza onoraria di Lama Mocogno dove sono nato».

Oggi fa anche le serate.

«Nell’ultima, questa estate ai giardini pubblici di Modena sono rimasto sul palco per poco meno di tre ore e alla fine ero sfinito perché non sono più un ragazzino. C’erano oltre 800 persone, di cui metà in piedi e anche questo contribuisce alla mia vita fortunatissima: ho fatto tutto quello che volevo e ho pure guadagnato di che vivere. Cosa volere di più?». —