Brexit: anglo-modenesi contrari e preoccupati. Le loro storie

L’uscita dall’Unione Europea e il rischio isolazionista mette a disagio la comunità «Se si andrà fino in fondo si avranno conseguenze pesanti forse anche per noi»


MODENA-LONDRA ANDATA E RITORNO?


La Brexit è seguita con estrema attenzione sotto la Ghirlandina. L’accordo di domenica sera tra l’Europa e il Regno Unito, infatti, avrà riscontri molto pratici anche per numerosi cittadini stranieri di Modena visto che qui vivono alcune centinaia di inglesi e italo-inglesi.

Una popolazione, dai numeri non facilmente quantificabili visto che in Italia si stima siano tra i 25mila e i 60mila, che è davanti a un bivio: l’accordo della Ue con la Gran Bretagna dovrà essere ratificato in dicembre dal Parlamento inglese e non sarà una decisione né semplice né indolore.A seguito del referendum inglese di due anni fa, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord lasciano l’Europa e dovranno arrivare una serie di accordi con gli stati membri del continente europeo.

Anglo modenesi: "Dopo la Brexit che ne sarà di noi?"

E, come ci spiega Krystyna Biskupski, ex funzionaria della Comunità europea Cee residente a Modena, «sia che passi la decisione presa tra Europa e Regno Unito sia che non passi le conseguenze saranno molte per noi cittadini».

La “Gazzetta di Modena” ha incontrato alcuni degli inglesi che in città lavorano da decenni o si godono la meritata pensione e la preoccupazione per la Brexit li riguarda tutti perché, dicono: «Siamo contro l’uscita della Gran Bretagna dalla Europa e perdipiù noi residenti all’estero non abbiamo avuto la possibilità di votare contro la Brexit. Infatti si perde il suffragio nel Regno Unito dopo 15 anni di fuoriuscita. Tempo fa i Tories provarono a cambiare le cose, ma la legge non è mai stata discussa da Westminster». La situazione, come raccontano gli intervistati, è molto varia, ma certo dopo l’accordo tra Ue e Gb la May avrà due settimane perché la mancata ratifica (il “no deal”) sarebbe drammatico. Il sì porterà a una transizione fino al 31 dicembre 2020, il no farebbe perderà alla Gran Bretagna il 2-8% del Pil e ci sarebbero problemi giganteschi per cittadini, banche, aziende, viaggi e turisti.

Krystina: "Mia madre ha 97 anni deve andarsene?"

«Vivo a Modena dal 1978 - spiega Krystyna Biskupski - con mia mamma, italiana, che ha 97 anni. E anche lei potrebbe avere problemi se mai decidessi di volerla trasferire in Inghilterra».
Biskupski, che ha lavorato per molti anni proprio in Europa alla Cee, ossia l’istituzione da cui poi è nata la Ue, dalla quale il suo Paese ha votato per uscire, ha molti timori per lo scenario che si va delineando per chi si trova nelle sue condizioni: «Ho lavorato - continua l’italo-inglese - dopo la Cee anche per una importante azienda modenese e una volta raggiunta la pensione ho deciso di continuare a vivere qui. Credo che noi inglesi abbiamo un grosso problema perché non conosciamo il nostro destino a seguito della decisione di uscire dall’Europa. Siamo al momento davanti a due scenari diversi, entrambi non privi di rischi per noi. Se tra quindici giorni il Parlamento inglese, come forse non sarà, ratificherà l’accordo con Bruxelles allora noi manterremo tutti i diritti che abbiamo attualmente anche se occorrerà vedere che accadrà per la libera circolazione e il lavoro fuori dall’Italia. La situazione invece sarebbe drammatica se non dovesse esserci l’accordo perché dal 30 marzo dell’anno prossimo perderemmo qualunque diritto e diverremmo extracomunitari. Con la differenza che questi ultimi hanno già un iter , mentre noi no».


A questo proposito Krystyna Biskupski torna poi sull’esempio della sua anziana madre: «Ha appunto 97 anni ed è italiana. Che accadrebbe se un giorno io volessi tornare nel Regno Unito portandola con me? - si chiede - Per me ovviamente, cittadina britannica, problemi non ce ne sarebbero mentre per lei la situazione del ricongiungimento famigliare non sarebbe semplice. Forse potranno esserci limiti di reddito o la necessità di aprire una assicurazione privata sanitaria».

Elizabeth "Noi scozzesi siamo arrabbiati"

Elizabeth Long è scozzese. E se la Scozia ha votato compatto contro la Brexit al momento del referendum, ovviamente non può staccarsi dal Regno Unito. Per questo la signora che vive sotto la Ghirlandina è inviperita: «Lavoro a Unimore in qualità di esperto linguistico e insegnante di inglese. Sono sposata con un italiano da oltre vent’anni e ho due figli. Loro sono nati qua e abbiamo fatto per loro la domanda di cittadinanza nell’aprile scorso per cui siamo in attesa. Tra l’altro, da questo punto di vista, il Decreto sicurezza in discussione al governo italiano potrebbe allungare i tempi di attesa».
Elizabeth spiega la sua situazione: «Quel che è certo, pure in questa fase indefinita, è che io avrò meno degli altri membri della mia famiglia, potrei ad esempio essere dal programma sanitario se diventerò extraeuropea. Inoltre io, dal punto di vista lavorativo, ho anche contributi in Inghilterra, dunque aumentano le preoccupazioni anche se vorrei una vita più tranquilla. Ecco perché noi scozzesi siamo ancora più contrariati: la premier Theresa May si è pure rifiutata di incontrare il primo ministro scozzese».
Ancora differente la situazione di Rosalind Thomson: «Ora insegno qualche ora alla Università della Terza Età e ho due figli che hanno fatto le scuole e l’università in Gran Bretagna. Una mia preoccupazione è per il figlio maschio che ha una bimba con la sua sposa modenese: ci saranno problemi un giorno, ad esempio per il loto titolo di studio? Ricordo che ai miei tempi per sostenere un concorso all’università di Modena e Reggio ci fu bisogno di un certificato di equipollenza per i miei titoli di studio inglese. Io comunque 35 anni fa ho sposato un italiano e la cittadinanza non l’ho mai richiesta perché all’epoca non serviva. I problemi sono tanti visto che molti inglesi in Italia non figurano nell’elenco dei cittadini all’estero». —

Timothy: "Doppia cittadinanza, onorato di stare qui"

Sono arrivato a Modena nel 1970 - spiega Timothy Keates, 77enne - e ho sempre lavorato come insegnante di inglese in questa città. Prima in una scuola privata e successivamente alla facoltà di Economia dell’università e poi all’Accademia militare, ho quindi depositato molti contributi lavorativi e credo che la mia pensione italiana non sia in pericolo e continuerà ad essere onorato».
Il signor Timothy descrive una situazione un po’ migliore, almeno per lui: «Per me ci potrebbero forse essere problemi relativi alla patente e altre vicende molto pratiche: tutto si risolverebbe, ma certo con una lunga procedura. Sono stato sposato per alcuni anni con una italiana, purtroppo morta prematuramente ad appena 33 anni, e ho allevato due figli nati qui e quindi con la doppia cittadinanza italiana ed inglese».
«A me la Brexit, certo una vera e propria sciagura che ci è capitata, forse causerà meno problemi che ad altre persone, ma anche io ho dei pensieri. Sto infatti pensando di arrivare a chiedere la cittadinanza italiana avendo sempre lavorato qui e vivendo a Modena: questo anche se il percorso burocratico è terrificante e temo anche molto costoso. Ma vorrei continuare a vivere tranquillamente qui in Italia».
Chi lavora ancora per una azienda è l’inglese Nigel Kandzia: «Dal 2004 - dice - opero per una azienda di macchine industriali, lavoro nel settore commerciale. Sono molto critico sulla Brexit e a questo punto se non passa l’accordo ci saranno problemi grossi. Oggi viviamo in un vero limbo e la situazione è assolutamente grave. Io alla fine probabilmente non avrò molti problemi personali per il mio lavoro, ma mi chiedo spesso cosa sono per noi i diritti? Sono ottimista e alla fine del percorso penso che tutto si risolverà, anche problemi come il permesso di lavoro o la patente Ue, ma certo facciamo un bel passo indietro». —