Modena Tutta colpa di un 9: l'eredità va alla Chiesa e non alla badante

Un testamento olografo

La Corte d’Appello dichiara annullato il testamento che un’anziana facoltosa di Modena scrisse per una rumena in una data successiva a quello in favore della parrocchia: nella data accato alla firma c'è scritto 2009 anzichè 2003

MODENA. L’anziana modenese decide di fare un secondo testamento. Il primo era stato steso davanti a un notaio in gennaio. Due mesi dopo, in marzo, sente l’esigenza di scriverne un secondo. Deve essere un testo definitivo. Se nel primo lascito la facoltosa pensionata prevedeva di lasciare tutto alla sua parrocchia, nel Modenese, nel secondo ha già cambiato idea. Su un foglio manoscritto stende un testamento olografo decidendo che i suoi beni devono andare alla sua collaboratrice e amica, una rumena oggi 49enne. Poi firma e mette la data: 20.3.2009. Consegna il testamento in busta aperta a un notaio che lo segna sull’agenda ma non redige alcun verbale.

VALE ILSECONDO?


Di fatto, questo testamento annulla il primo, secondo la legge italiana. Ma la storia non è andata così e al termine di un lungo iter giudiziario la Prima Sezione Civile della Corte d’Appello di Bologna ora ha confermato la sentenza di primo grado del 2013 a Modena che annullava quel testamento spuntato nel 2005, quando la parrocchia era certa di possedere quei beni. Perché? Perché la data dell’olografo in favore dell’amica rumena è il 2009 e non il 2003. Un errore?

SE IL 3 NON è UN 9

Sì, è un errore, secondo la beneficiata. Per i legali della parrocchia modenese, invece, i beni dell’eredità vanno restituiti alla chiesa. E anche in appello la signora rumena si è vista negare la validità del testamento e non le verrà dato nulla dell’eredità. Andrà alla parrocchia.

Quel 9 al posto di un 3 è quindi il motivo della nullità dell’olografo. Testamento scritto a mano - e non dettato come quello di due mesi prima - da un’anziana ipovedente e datato con una data impossibile, perché deceduta nel 2004. A ingarbugliare la vicenda c’è il fatto che il 20 marzo 2003 - la data della stesura - quel testamento è stato ricevuto in mano dal notaio.

“INSANABILE INCERTEZZA”

I giudici avevano quindi il compito di stabilire quale dei due testamenti fosse quello valido. Ma se il primo era stato steso da un notaio seguendo i crismi di legge, il secondo era scritto a mano e con l’errore di datazione. Ma era davvero un errore? Quel 9 è davvero un 3 mal scritto o è dav vero un 9? Dato per certo che 2009 è una data impossibile perché successiva alla morte della benefattrice, restava secondo il Tribunale di Modena, «una insanabile incertezza sulla data di redazione e quini sulla invalidità del testamento».

Ma secondo la beneficiata rumena i beni - sequestrati alla parrocchia dal 2005 - l’equivoco si poteva superare una volta chiarito il disguido sulla scrittura di quel numero. Infatti, fa notare che l’anziana ipovedente scriveva il numero 9 in modo completamente diverso dal numero 3. E nello stesso manoscritto del testamento il numero 9 è scritto due volte: in un caso il gambo inferiore ha un angolo retto mentre in quello della data forma un semicerchio. Quindi, essendo ipovedente, l’anziana voleva scrivere un 3 ma ha chiuso il semicerchio superiore creando un 9?

IL NOTAIO NON C’ENTRA

Secondo i giudici d’appello questa spiegazione non costituisce un “elemento interno” al testamento dal quale ricavare la data certa della scrittura. Neanche la pubblicazione del testamento e persino il deposito dal notaio, avvenuto lo stesso giorno (20 marzo 2013) possono provare l’autenticità del l’olografo. Questo perché, secondo la legge, il notaio ha l’obbligo di pubblicare il testamento anche se non è valido, dato che non rientra tra le sue competenze decidete della sua validità. Come ha scritto il giudice di primo grado annullando il secondo testamento, «nella pubblicazione del testamento la parte del notaio deve limitarsi alla riproduzione del contenuto».

TUTTO ALLA PARROCCHIA

Infine, non avrebbe peso neppure aver notato la svista in qualche modo spiegando lo sbaglio. I giudici notano anche che il notaio non può interpretare il testamento ma solo descriverlo. Per questo motivo l’indicazione al momento della pubblicazione con la data “20.3.2003” «costituisce - secondo la corte d’appello - un apprezzamento che non ha nessun valore». Per questo il patrimonio andrà, come all’inizio, alla parrocchia e l’amica rumena è condannata a pagare 5mila euro. —

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