Il coraggio che ora serve a Carpi

Che il vicesindaco di Carpi Morelli gridi sottovoce al complotto vedendosi al centro di indagini e perquisizioni, è scontato, persino banale. Se lo si crede davvero, meglio dare indicazioni precise a proposito di mandanti o ispiratori: diversamente sono illazioni, utili solo ad avvelenare ulteriormente il clima, a confondere le acque con le lacrime del piagnisteo. Se invece si pensa semplicemente che a più di una persona non dispiacciano i guai giudiziari venuti a tappare il fiasco spumeggiante delle sue ambizioni, si dice una cosa vera, incontestabile.

Come il danno all’immagine e alla percezione da parte dei cittadini dell’Amministrazione provocato da questa vicenda. Ne fa cenno con insistenza anche il sindaco Bellelli nelle poche parole a commento, dopo due giorni, dell’irruzione dei carabinieri negli uffici di quello che in città era chiamato (appunto) palazzo Morelli. Con quella premura di sottolineare che lì, proprio lì, e non in altre stanze del Comune si erano prelevati atti e documenti.

E che la macchina comunale collaborerà leale al lavoro degli inquirenti. L’inchiesta avrà i suoi tempi naturali e, pur augurandoceli tutti brevi, non necessariamente coincideranno con quelli della politica. Perché sul tavolo resta la scadenza delle prossime elezioni fra pochi mesi. Non c’è da tutelare solo il buon nome del Comune, c’è anche da presentarsi di fronte agli elettori.

A cui spiegare, indipendentemente dall’inchiesta, se tutto ciò che Morelli ha politicamente significato in questi anni a partire dal suo sistema di relazioni va ancora bene come andava bene 5 anni fa oppure no. Senza nascondersi dietro l’attesa (garantista o solo conveniente) di un provvedimento giudiziario: che in sé non implica mai un giudizio politico e una conseguente scelta precisa. Quelli toccano a chi vuole governare una comunità: ci vuole, al solito, un po’ di coraggio. Che insieme alla chiarezza di intenti a Carpi da tempo è merce rara.  

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