Amianto sparso a San Felice Arpae smentisce... l’Arpae

La polemica sui presunti favori a Bianchini dopo la scoperta in via Milano «Legittima l’ordinanza del sindaco». Ma spunta il documento che dice il contrario



«…. legittimo esercizio della propria prerogativa (del sindaco) di contemperare i molteplici interessi sottesi ad un procedimento complesso di questo tipo… con la quale ha imposto la rimozione alla ditta Bianchini del materiale contenente amianto nell’area a margine del cimitero del capoluogo ed il temporaneo stoccaggio nel sito aziendale…».


Con queste e altre parole il dottor Giuseppe Bortone, dg dell’Arpae regionale, convinto di aver fornito “elementi utili per una completa e non strumentale ricostruzione delle vicende”, ha soccorso con una mail del 21 novembre l’amministrazione comunale, messa sotto pressione dall’opinione pubblica e dalla lista di minoranza San Felice in Movimento sulla realtà dell’amianto che ancora oggi “imprigiona” San Felice.

Era stata la stessa amministrazione, con una mail, a chiedere questa valutazione, inviando a Bortone l’interpellanza presentata dai consiglieri di minoranza e il verbale della Conferenza dei servizi tenutasi il 25 ottobre del 2012 in municipio a San Felice. In quel verbale, ha sempre sostenuto il Comune, c’è la firma dell’allora direttore di Modena dell’Arpae, dottor Boraldi, e quindi era già dimostrato allora - e confermato ora da Bortone - che Arpae aveva prestato il proprio consenso ad una operazione che, a leggere altri documenti, è invece illecita.

Quali documenti? Anzitutto - incredibilmente - i documenti della stessa Arpae: a richiesta dei consiglieri di minoranza, l’Agenzia ha fornito poco dopo il documento del 24 ottobre 2012, rimasto finora segreto, che racconta l’altra storia. Per Arpae «le modalità di confezionamento, etichettatura e allontanamento» dell’amianto da via Milano «non sono conformi a quanto disposto dalla normativa». Non solo: «La Bianchini non risulta autorizzata al deposito preliminare dei rifiuti», né «è indicato un impianto autorizzato allo smaltimento dei rifiuti in questione». Insomma l’ordinanza era illegittima, anche perché le “deroghe” avrebbero violato i limiti imposti alle ordinanze, ovvero la necessaria tutela dell’ambiente (in discarica non autorizzata) e della salute (asportazione inidonea).

Perché allora l’indomani Arpae mise la firma? Lo ha spiegato il maresciallo Costantino dei carabinieri che hanno effettuato le indagini di Aemilia, durante la sua testimonianza al processo. I carabinieri stavano infatti intercettando Augusto Bianchini: «Arpae - dichiara Costantino - aveva manifestato il suo parere contrario in questo piano di bonifica; ... il Comune invece aveva espresso parere favorevole. Quindi diciamo che anche su questa posizione assunta dal Comune abbiamo avuto qualche perplessità... Le ragioni di urgenza che erano state paventate nell’ordinanza del Comune sarebbero state ugualmente rispettate anche in caso di rimozione e trasporto del materiale contaminato secondo le modalità previste, quindi con il big bag e il trasporto del materiale nelle discariche autorizzate».

Per i carabinieri dunque fu solo un favore sospetto a Bianchini: «Ciò che sarebbe cambiato era il prezzo dell’operazione, che, ovviamente, sarebbe stata più onerosa a carico della Bianchini...».

E la Conferenza dei servizi? Nella testimonianza, Costantino parla di una riunione «movimentata», «burrascosa», all’esito della quale Antonio Vignali (intercettato) «comunica a Bianchini che la questione relativa alla rimozione del materiale del sito commercianti era sistemata». Come noto, Arpae dopo il “litigio” firmò, ma non fece verbalizzare nulla il 25 ottobre. E il giorno dopo - è stato spiegato al processo dai tecnici Arpae - si rifiutò di presenziare ad operazioni che considerava illecite. Come noto, per quel discusso deposito “provvisorio” il Comune ha concesso tutte le proroghe possibili. Poi è scoppiata Aemilia.

Oggi l’amianto di via Milano è ancora là. Ed è solo un 5-10% di tutto l’amianto o il materiale contaminato da amianto presso la ex Bianchini, la cui parte più pericolosa è stata messa un po’ in sicurezza dall’amministratore giudiziario. Ma, è noto, l’amianto è anche in via Esploratori, accanto al distaccamento dei Vigili del fuoco, su un terreno con cancello aperto e ormai terra di nessuno, da anni. È sotto lo stabilimento industriale (quello del famoso “magrone”) dove non risultano ordinanze di rimozione.

Chi lo rimuoverà? Licia Spinelli, capogruppo Pd, ha elaborato una nuova mozione con cui si fa appello alle altre istituzioni. La minoranza in un articolo censurato dall’Amministrazione chiedeva invece che i responsabili e i corresponsabili di questo gigantesco pasticcio se ne assumano oggi la responsabilità. Non sarà facile né l’una né l’altra soluzione, a San Felice sull’...amianto. —-