La Corte Costituzionale decide su Giovanardi indagato dall’Antimafia

La Corte Costituzionale ha fissato l’udienza per decidere se l’ex Senatore Carlo Giovanardi potrà schivare l’Antimafia che lo accusa di gravi reati, o se invece siano utilizzabili i tabulati delle intercettazioni telefoniche che lo vedevano impegnato nella difesa di aziende modenesi in odore di mafia. L’udienza è stata fissata per il prossimo 23 gennaio, dopo che la Dda di Bologna ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della legge che “amplia” a favore dei politici indagati le garanzie fissate nella Costituzione.

L’inchiesta, ormai nota, è quella dei “traditori di Stato” ed è uno dei rami della gigantesca inchiesta Aemilia, il cui processo principale si è recentemente chiuso a Reggio, con la condanna anche per concorso esterno in associazione mafiosa dell’imprenditore Augusto Bianchini. Giovanardi, all’epoca, si era speso forsennatamente presso la prefettura, la questura, i carabinieri e alte sfere dello Stato per far riammettere Bianchini nella white list della prefettura. Una azione che si è tradotta - contesta la Direzione distrettuale antimafia - in minacce a corpi politici, amministrativi e giudiziari dello Stato, minacce a pubblico ufficiale, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, con l’aggravante mafiosa. Per i pm infatti a Giovanardi era noto che la Bianchini fosse “infiltrata” dal boss Michele Bolognino. Nell’inchiesta, oltre a Bianchini e ai famigliari, sono già state formulate le richieste di rinvio a giudizio per i falsi agenti dei servizi segreti che erano “penetrati” in Prefettura, così come per l’ex viceprefetto di Modena e altri dipendenti “infedeli” dello Stato che - in sostanza - passavano le informazioni ai Bianchini e al suo intercessore Giovanardi. Il quale ha schivato la richiesta di processo perché, per la legge del 2003, intercettazioni e tabulati non sono utilizzabili senza l’autorizzazione del parlamento. Ma prima che la questione si perdesse in qualche forma di accordo politico, la Procura ha sollevato la questione di costituzionalità della legge. La Costituzione infatti all’articolo 68 non annovera anche i tabulati (necessari ad avviso della Procura a dimostrare quali e quante volte Giovanardi telefonasse agli indagati e alle sue “vittime”), che invece la legge annovera.


Se la Corte costituzionale il 23 boccerà la legge, per Giovanardi si aprirà la richiesta di rinvio a giudizio. Altrimenti gli atti andranno al Parlamento, per l’autorizzazione a procedere. Allungando e complicando inevitabilmente l’inchiesta. Giovanardi si è sempre difeso affermando di non avere minacciato, ma esercitato sue legittime prerogative di parlamentare garantista. Si vedrà. —

A. Se.