Patrizia, la “postina del nero” «Una donna insostituibile»

Inchiesta Mondo sepolto. La 62enne di Pavullo raccoglieva il denaro poi si muoveva a piedi o in autobus

Operazione Mondo Sepolto: i video, le intercettazioni e i soldi che inchiodano gli indagati

MODENA. Il profilo di Patrizia Bertagni, la 62enne originaria di Pavullo, finita agli arresti domiciliari per l’inchiesta “Mondo Sepolto”, lo sintetizza in poche parole il gip Alberto Ziroli. «L’indagine ha messo in evidenza la insostituibilità della donna, partecipe a pieno titolo al sodalizio criminale, per la efficace gestione occulta della contabilità parallela delle imprese del cartello», scrive il giudice.



E in effetti Bertagni è al centro delle operazioni. È stretta collaboratrice di Massimo Benetti, considerato dagli inquirenti uno dei “capi” dei due consorzi che gestivano il sistema illegale, che tra i diversi incarichi era anche Ad della “Bologna Servizi Cimiteriali Srl”, società partecipata del Comune di Bologna estranea all’inchiesta. Con Benetti, la 62enne discute anche del trasferimento dell’appartamento bunker di vicolo Ghirlanda (a Bologna) dove custodiva tutto il contante raccolto dalle varie agenzie funebri e che raggiungeva a piedi o con il bus per evitare di farsi seguire. Uno studio a prova di blitz dove per entrare “bisognerebbe tirare giù cinque porte” si compiacciono alcuni sodali. Nello studio i carabinieri hanno trovato 112mila euro in contanti. A casa delll’impiegata vignolese Nadia Manzini ce n’erano invece 6mila e dal necroforo di Castelfranco Francesco Ramoscelli 4700.

Oltre ad essere la “postina del nero” come si è ironicamente definita, Bertagni era anche la persona incaricata a curare tutta la contabilità parallela. Non a caso i carabinieri registrano numerosi contatti con un commercialista che le dà indicazioni e con cui si sfoga per alcune situazioni complesse da gestire anche a fronte del timore di controlli fiscali.

Ma quel lavoro di collettore dei fondi neri, che sarebbero poi serviti a pagare i necrofori compiacenti e a garantire anche un guadagno esentasse alle imprese (dai 13 ai 50mila euro all’anno), permettono alla Bertagni di aumentare il proprio stipendio. Ne parla mentre gli investigatori la ascoltano, registrando un eloquente “uno stipendio maggiorato fa comodo, ma io mangio lo stesso”. In quel giro di fondi occulti, che vale almeno mezzo milione di euro all’anno, c’era quindi anche una parte per pagare i servizi contabili extra della 62enne.

La sua carriera nel sodalizio inizia in sordina e per anni impara da un’anziana collega il meccanismo per poi perfezionarlo tanto da incassare la fiducia dei soci. «La Patrizia è una nostra risorsa, integriamola al meglio in questo senso», dirà il solito commercialista mentre conversa con Benetti che a sua volta la incorona come “il collettore” del “fondo cassa” o “tesoretto”. E l’indagata ha anche potere decisionale tant’è vero che riesce ad imporre il proprio metodo di cura della contabilità, cercando di uniformarla tra tutti i vari soci del consorzio Cif al fine proprio di evitare disparità o di ingenerare dubbi di fronte ad un controllo fiscale. —