Modena, una riunione speciale: tutti a “casa” di Chiara per la città del futuro

Doveva essere una occasione tra amici per scambiarsi esperienze di lavoro È diventata la più grande serata di confronto tra cervelli che Modena ricordi Cronaca e interviste a cura di Paolo Seghedoni

La sera delle 150 menti riunite a parlare del futuro

MODENA. Alla fine arrivarono in 152. Doveva essere una cena tra amici, i membri della cosiddetta “start up community modenese”, attivata da Chiara Giovenzana quello che potremmo definire, senza timore di smentita, un “cervello di ritorno” dopo essere stata all’estero per una quindicina d’anni.

Un momento di incontro e di ritrovo per fare “networking”, ovvero per scambiarsi esperienze, idee, strumenti di lavoro e qualche sogno per il futuro. Pian piano però il numero degli aderenti è cresciuto a dismisura, fino a diventare una serata in cui start up, imprese strutturate, accademici, amici si sono trovati insieme per conoscersi meglio, scambiarsi opinioni e idee, per fare due chiacchiere di lavoro e anche per una serata informale e divertente.

La casa di Chiara, naturalmente, era troppo piccola per contenere prima 50, poi 80 e alla fine 152 persone e dunque Azimut Capital Management Sgr Spa ha accettato di accogliere gli ospiti che, dall’iniziale comunità delle start up, le idee innovative che diventano aziende e che irrompono sui mercati, sono cresciuti anche nella tipologia, comprendendo imprenditori, comunicatori, docenti e ricercatori universitari, ma anche amici e qualche curioso.


«Siamo vicini al territorio e vicini a chi come Chiara, con coraggio e passione, valori che ben conosciamo e condividiamo, cerca di costruire relazioni che creino valore e per questo ci siamo subito resi disponibili per sostenere questa serata, nella speranza di replicarlo al più presto», ha spiegato Marzio Milioni.


C’era, ad esempio, Luca Panini che, oltre alla “Franco Cosimo Panini” si è inventato la start up “Mind” che si occupa di domotica e di come fare diventare intelligenti le case attraverso un sistema di riconoscimento legato all’illuminazione; c’era una giovane di Dubai, Mona, che ha lavorato negli ultimi 5 mesi da Max Mara e che tra pochi giorni tornerà in Medio Oriente con un bagaglio di esperienze e di conoscenze più ampio, oltre che con un grande amore per l’Italia e per l’Emilia in particolare; c’erano vincitori di concorsi pubblici per varie realtà (anche di Modena) e giovani che si sono rimessi in gioco e, dopo anni come dipendenti, si sono inventati un proprio percorso professionale; c’erano, appunto, imprenditori di aziende già affermate ma sempre affamate di contatti e di relazioni e, chissà, della volontà di far crescere una start up offrendo opportunità di sviluppo.

E, soprattutto, c’era tanta voglia di conoscersi meglio, di far circolare idee e opinioni, di dare una forma all’innovazione che nel nostro territorio non ha mai fatto difetto.


Intorno a una torta salata o di mele, a una bottiglia di lambrusco o di coca cola, a un cicciolo frollo o a un pezzo di gnocco ingrassato (a proposito, tutto è stato portato dai partecipanti, mettendolo in condivisione e come accade in questi casi con una sovrabbondanza di prelibatezze rispetto al fabbisogno), si è parlato e si sono scambiati biglietti da visita e sorrisi.

Sempre con Chiara, perfetta padrona di casa, a fare da regista conoscendo molte persone e, dunque, sapendole mettere in contatto con lungimiranza e delicatezza. È questa la Modena del futuro? Una città capace di far incontrare gli innovatori tra di loro e con il mondo dell’impresa e del sapere? Chiara e tanti dei presenti ne sono convinti. E l’auspicio è che abbiano davvero ragione loro. —

I NUMERI DELLA SERATA

103
Tra i tanti invitati all’evento di giovedì sera erano alla fine rappresentate ben 103 aziende, per la maggior parte con sede sul nostro territorio provinciale.


25
Start up di ieri e di oggi. C’è chi ormai è un’azienda salda e in rampa di lancio, c’è chi è ancora all’inizio. Erano 25 le start up presenti che ancora possono “vantarsi” di questa definizione, molte di queste in contesti innovativi, non solo digitali. Diverse realtà anche del mondo della comunicazione.


6
Come spesso accade, quando si vuole parlare di futuro, bisogna anche parlare di ricerca. Ecco perché, tra gli invitati, erano presenti anche sei ricercatori universitari e professori, impegnati in diversi ambiti.


Chiara di ritorno da Silicon Valley con le idee molto chiare: «Qui si può realizzare tutto»

Definirla un “cervello di ritorno” è sicuramente semplicistico, forse si può dire che Chiara Giovenzana (l’inventrice della serata di giovedì) è una che sogna con i piedi ben piantati per terra. E che ha voglia di fare di Modena un territorio in cui innovazione e qualità della vita procedano a braccetto.


Come ti è venuta l’idea di questa serata?
«Devo dire che mi è parecchio “scoppiata” in mano, ma tutto era nato dall’idea di una cena organizzata per un gruppo Whatsapp della “start up community” modenese. Doveva essere una cena per massimo 30 persone a casa mia, poi quando siamo arrivati a 50 ho capito che nei miei 80 metri quadri non ci saremmo mai stati. Ho dovuto trovare un’altra location, e per questo ringrazio Azimut che si è prestata da questo punto di vista. A quel punto ho pensato di allargare, oltre alla comunità delle start up, anche a persone interessate a questo mondo. Alla fine siamo arrivati a essere 152».


Ci racconti in sintesi il tuo percorso?
«Diciamo che nasco come topo da laboratorio, ricercatrice in biotecnologie mediche. Successivamente ho fatto un master in business, una start up, e creato la community per ex alunni di una istituzione nella Silicon Valley. In tutto questo sono stata in giro per circa quindici anni tra Stati Uniti ed Europa. Sono tornata tre anni fa a Modena perché volevo fare qualcosa che avesse un impatto sul nostro territorio».


Cosa ti manca delle tue esperienze all’estero? In particolare cosa ti ha lasciato la Silicon Valley?
«Una delle cose che mi manca della Silicon Valley è proprio l’occasione di incrociarsi tra persone dai percorsi diversi e credo che questo sia anche uno dei modi migliori per avere un impatto reale sul territorio. Quando fai incontrare persone interessanti tra di loro alla fine succedono cose belle».


E adesso di cosa ti occupi?
«Adesso faccio principalmente la consulente per la Fondazione MaverX del biomedicale a Mirandola e per una start up fintech di Milano e poi seguo una start up che fa intelligenza artificiale. Nel mio, per così dire, tempo libero sono dentro ad alcuni fondi di investimento: uno a Vancouver, uno a San Francisco e uno a Londra. Poi sto lavorando per lanciare un progetto mio, che vuole mettere assieme diversi aspetti: una parte residenziale, una parte di ostello con wine bar e una parte di innovation hub per aziende, ma tutto con le dinamiche di una casa».


Hai girato per tanti anni in mezzo mondo. Sei tornata a Modena per metterci le radici o pensi di ripartire?
«Ho già messo le radici qui, mi piace tantissimo Modena. Il mio sogno è che tra 18 anni chiunque voglia fare qualcosa di bello, che sia un’azienda nel sociale, nel mondo della ricerca abbia il dubbio se farlo qui da noi o in quella che sarà la Silicon Valley tra 18 anni. A quel punto la farà qua perché ci saranno tutte le condizioni più la qualità della vita. Quindi io rimango».

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Matteo Vignoli si è formato a Stanford e, da là, è tornato all’università di Modena e Reggio Emilia, come ricercatore, per portare qui il cosiddetto “design thinking”: «Ho deciso di rientrare in Italia dopo un anno di ricerca lì per portare questa idea. E ho incontrato un grande bisogno di accelerare e rendere più efficaci i processi di innovazione. L’innovazione è essenziale e va di pari passo con la tradizione. L’Italia è ricca di tradizioni perché ha innovato tanto: la tradizione è una innovazione che ha avuto successo. Oggi c’è grande bisogno di innovare, dobbiamo prendere quello che sappiamo e aumentarne il valore per le persone. La nostra terra - conclude Vignoli - è quella che è perché ha sempre saputo sviluppare idee nuove e renderle concrete».

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Lara Oliveti di Melazeta, insieme alla socia Marcella Albiero, racconta come i giochi possano essere utili e innovativi: «Siamo una agenzia di gamification di Modena, facciamo giochi che possono essere utilizzati in vari contesti, dal marketing all’educazione fino alla formazione e lavoriamo per grandi marchi. Internamente abbiamo sia i disegnatori e i creativi che gli sviluppatori dei software. A Bologna recentemente abbiamo vinto un bando per realizzare la App di due musei, quello medievale e palazzo Poggi, per incentivare la conoscenza degli stessi musei e per far conoscere alcuni personaggi storici di Bologna. L’applicazione sarà pronta questa estate. Perché siamo qui? Conosciamo Chiara e abbiamo accettato volentieri il suo invito».

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