Ponte S. Ambrogio. Il “Bounty” va sott’acqua magazzini e caldaie ko E ora la conta dei danni

Si punta il dito contro la scarsa manutenzione del sistemna fognario e si sollecita la pulizia del fiume pieno di detriti

SAN CESARIO. Dopo le piene, a Sant’Ambrogio si punta l’attenzione non sulla natura, ma sull’uomo. . Residenti e imprenditori non invocano i santi, tanto comuni nei nomi locali, domandano invece più attenzione agli enti preposti.

«Sa da quando non puliscono le fogne qui? Dal secondo dopoguerra», afferma un residente dai capelli bianchi. L’uomo ha appena finito di spiegare la sua situazione ai carabinieri. «Mi trovo in una piccola laguna, come a Venezia», ironizza per sdrammatizzare prima d’illustrare le tecniche di difesa dalle esondazioni che ha imparato a mettere in atto.


«Ho scavato un piccolo fossato prima del cortile – spiega – e installato paratie per tenere lontana l’acqua».

Quest’ultima ha così inondato i campi davanti alla sua abitazione, senza però varcare l’accesso del cortile e senza causare ulteriori danni ai macchinari.

Per il residente, la manutenzione fatta non è sufficiente. «Non basta intervenire sugli argini – afferma – perché i problemi si concentrano nel letto del fiume. È da lì che vanno tolti i detriti, senza che si accumulino facendo salire il livello dell’acqua».

I detriti sono al centro di una segnalazione dalla diga di Sant’Anna, sempre nel territorio di San Cesario. Paola Fasano, candidato sindaco di Rinascita Locale, parla di «un immenso accumulo di detriti intorno alle chiuse» presso il luogo su cui Legambiente ha condotto una storica battaglia. Così, anche se l’altezza del Panaro è scesa, resta il timore che ulteriori piogge o nevicate con conseguente scioglimento possano causare nuovi danni.

Danni se ne contano parecchi dalle parti del ristorante Bounty. Ieri mattina i vigili del fuoco erano ancora impegnati con i loro macchinari nel drenaggio dell’acqua, penetrata nella parte bassa della struttura. «Tra sabato mattina e sabato pomeriggio ci siamo trovati oltre mezzo metro d’acqua dentro», racconta il gestore Giovanni Pagano. L’imprenditore mostra il livello raggiunto dall’acqua in vari ambienti al piano inferiore. «I magazzini e le caldaie sono allagate – contimua il gestore – e siamo senza riscaldamento». Nel frattempo, i dipendenti spazzano via l’acqua mista a fango con sacchi della spazzatura a coprire le scarpe e tanta pazienza. Anche il gestore punta il dito contro la gestione del sistema fognario «che quando il fiume è in piena non scarica più». Servirà tempo per la conta dei danni e il ritorno alla normalità. «Siamo assicurati, ma non per l’alluvione», aggiunge.

Intanto, i vigili del fuoco completano gli ultimi lavori prima di risalire sul proprio automezzo. «Sono stati meravigliosi e tempestivi – conclude l’imprenditore – così come i volontari della Protezione Civile».

G.F.

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