Giuseppe Menozzi da Camposanto a Berlino. Pittura sul red carpet tra luce e spiritualità

«È un onore esporre al Festival di  Berlino dove mi è stato tributato un successo che mi ha stupito e commosso E stato emozionante incontrare alcuni dei nostri principali attori. E presto uscirà anche un docufilm sul mio lavoro»

CAMPOSANTO. Di anni ne sono passati più di cinquanta da quando la sorella maggiore Anna, con cui ancora vive in un piccolo borgo appena fuori Camposanto, a ridosso del Panaro, gli regalò pennelli e colori incoraggiando una propensione per l’arte che già lasciava intravedere un enorme talento che lo avrebbe portato lontano.

Così lontano da renderlo oggi uno degli artisti più stimati e conosciuti a livello internazionale. Ne ha percorsa di strada Giuseppe Menozzi, 62 anni, camposantese doc o, come dice lui orgoglioso delle sue origini, “un pittore della Bassa”, da quando, bambino di appena 9 anni, alunno delle elementari del paese ed innamorato del disegno, fece dell’arte una professione, arrivando ad esporre le sue opere in tutt’Italia e nel mondo. L’ultima conquista, Berlino.

Dove giovedì 14 febbraio, nella rinomata galleria Lacke e Farben, è stata inaugurata una sua personale curata da Giammarco Puntelli, inserita in un progetto molto più ampio - raggrupperà opere di 30 pittori contemporanei - denominato

“La Solitudine dell’Angelo”. «La rassegna tratta del tema della solitudine e della spiritualità dell’artista che lavora all’interno del suo studio, come facevano Van Gogh, Modigliani e Monet - spiega il professor Puntelli - e ho deciso di inaugurarla partendo dalle opere del Maestro Menozzi, che si inseriscono in pieno in questo contesto di solitudine ascetica dell’artista, missione difficile quanto gioiosa». La mostra ha fatto da ouverture alla “Notte delle Stelle”, che si è tenuta il giorno seguente, organizzata da Massimo Mannozzi che accompagna la Berlinale - il famoso Festival del Cinema di Berlino - in cui vengono omaggiati attori tedeschi ed italiani più in vista del momento. E quest’anno, ospite d’onore con Sandra Milo e Raoul Bova, anche Giuseppe Menozzi. 



Menozzi, come è andata l’inaugurazione berlinese della sua mostra?

«La più grande soddisfazione, per me, è stata l’accoglienza trionfale che mi è stata riservata, mi ha lasciato senza parole. Come quelle del cantante napoletano, ma residente a Berlino, che al mio ingresso in galleria e dopo avermi intonato alla chitarra “’O Sole Mio” mi ha detto: “Ci auguriamo che le sue opere, Maestro, così piene di luce, possano portare il sole e il calore dell’Italia anche qui”. E, in effetti, il cielo solitamente grigio della città, il giorno dopo si è rasserenato e splendeva addirittura il sole. Insomma, un po’ di fortuna l’ho portata. Mi ha colpito poi l’affetto con cui tanti altri italiani che vivono nella metropoli mi sono venuti a salutare, così come i tedeschi, che si sono detti colpiti dal grande senso di energia ed emozione che scaturiva dalle mie pitture».

Come è stata, invece, la “Notte delle Stelle”?

«Sfarzosa, direi quasi hollywoodiana. La serata è iniziata con una cena al celebre ristorante “Bocca di Bacco”, a base di pietanze italiane, e per pochi intimi. Poi siamo stati tutti accolti sul red carpet del Maritim Hotel, alla presenza della stampa e dei media tedeschi e non solo, con una grandiosità che non avevo mai visto. All’interno c’erano in tutto 80 tavoli ed 800 persone, tra cui imprenditori, musicisti ed attori internazionali, come politici, ambasciatori e ministri tedeschi. Una sala, poi, era interamente dedicata ai prodotti tipici emiliani, tra i quali il Parmigiano Reggiano, il salame Felino, il prosciutto di Parma e, infine, il nostro Aceto Balsamico tradizionale di Modena, di cui ho avuto l’onero di essere promotore. Ma non è mancato nemmeno lo Champagne, ne sono stati serviti sette tipi differenti, come le ostriche, in tutto cinquemila. In più, grande successo ha riscosso il merchandising che riproduceva le mie opere, e curato da un imprenditore amante dell’arte quale Michele Crocitto, per cui la gente mi ha assediato affinchè potessi imprimerci sopra il mio autografo. Insomma, una serata unica, allietata anche da tanta musica, da quella più moderna al genere neomelodico italiano, terminata alle 5 del mattino».

Intanto le premiazioni di due dei nostri attori più famosi…

«Sì. Ad un certo punto il presentatore tedesco della manifestazione ha chiamato sul palco, per conferirle il premio d’onore “Notte delle Stelle”, Sandra Milo. E dopo essere stata omaggiata del premio dal patron dell’evento, Massimo Mannozzi, è stato lui a citarmi, dicendole che avevo un regalo da darle. Così, una volta scesa dal palco, è venuta da me e le ho donato un mio dipinto. Si è commossa e, abbracciandomi, mi ha detto: “Maestro, che bello, guardando il suo quadro mi sento meglio. Voglio venire a vedere le sue mostre, voglio venire a trovarla”. Il giorno dopo era ancora entusiasta ed io con lei. Abbiamo fatto colazione insieme, continuando a chiacchierare: una persona splendida. Come Raoul Bova che, insieme alla bellissima compagna ed attrice Rocìo, è stato ugualmente premiato in serata. Ho avuto l’onore di regalare anche a lui un mio dipinto. Mi ha detto: “Grazie del regalo, è un piacere per me ricevere quest’opera che parla di luce e spiritualità, visto che ho avuto l’onore di interpretare San Francesco”. Berlino mi ha regalato momenti indimenticabili, emozionanti».

Quali altre tappe, della sua lunga carriera, ricorda con altrettanta emozione?

«Sicuramente quando nel 2014 mi è stato conferito il premio internazionale “Comunicare l’ Europa” alla Camera dei Deputati a Roma. E poi l’esposizione di una mia personale presso il Parlamento Europeo e il Palazzo delle Regioni di Bruxelles. E nel 2015 un’altra grande soddisfazione: mi è stata dedicata la copertina numero 51 del catalogo dell’Arte Moderna Mondadori per l’anno 2016. Anno in cui sono stato invitato nuovamente a Roma per una personale evento, a cura di Giammarco Puntelli, presso palazzo Ferrajoli. Venendo a tempi più recenti, invece, ricordo con piacere l’inaugurazione della mostra al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova, di settembre 2018; come quella del mese seguente, “Nel segno del sacro”, che si è tenuta ad Assisi. Poi i miei viaggi di lavoro a Londra e New York, dove ho conosciuto persone fantastiche e tanti collezionisti da tutto il mondo, molti dei quali vengono a trovarmi nel mio piccolo studio a Camposanto».

Finchè non si è accorto di lei anche il mondo del cinema…

«Sì, è vero. Nei mesi scorsi ho ospitato a casa mia e nei luoghi dove amo dipingere e che caratterizzano il mio quotidiano da sempre, come l’argine del fiume Panaro, una troupe cinematografica. Hanno girato un documentario su di me, sulla mia vita, che uscirà a breve».

Anche se, però, non si può dire lei sia profeta in patria…

«Non ho mai ricevuto troppo supporto dalle amministrazioni comunali di Camposanto. Nel 2012, post terremoto, mi ero offerto di portare gratuitamente in paese personalità del mondo dell’arte e del cinema, tra cui anche il regista Pupi Avati, per aiutare Camposanto, perché non passasse in secondo piano quello che era successo. Ma non se ne fece nulla. Comunque mi sono preso le mie rivincite grazie all’affetto della gente, dei camposantesi, che mi fermano per strada e che mi hanno voluto premiare a sorpresa, con una targa, durante un concerto che si è tenuto in chiesa per le ultime festività natalizie. Sono queste le soddisfazioni più belle: quelle delle persone semplici, genuine, dei miei compaesani, che porto sempre nel cuore, come la mia Bassa». —