Il canto di mamma Cristina ha guarito il piccolo Alessandro al Policlinico di Modena

Da più tre anni nella Neonatologia si sperimenta l’utilizzo della voce come terapia sui prematuri: «Così siamo stati più vicini a nostro figlio»

Modena, così il canto di mamma Cristina ha guarito il piccolo Alessandro

Modena.   Alessandro, dieci mesi il prossimo 4 marzo, non si ricorderà dei suoi primi cento giorni di vita trascorsi alla Terapia intensiva neonatale del Policlinico. Ma sua mamma Cristina Iossa potrà raccontargli, ora che sta benissimo e con i suoi occhioni azzurri gioca sbattendo le gambette paffute, di quando in reparto gli sussurrava parole dolci e per una decina di minuti al giorno gli cantava delle canzoncine.

Mamma Cristina canta alcune canzoni e filastrocche al piccolo Alessandro Foto di Craig Cutler /National Geographic TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Secondo i medici della Terapia intensiva neonatale dell’ospedale universitario - luogo dove nel 1976 è nata la prima cattedra in Italia di neonatologia grazie al luminare Giovanni Battista Cavazzuti - le canzoni cantante dalle mamme dei piccoli ricoverati migliorano enormemente le condizioni di salute dei piccoli. A riassumere tutto ciò è questa splendida immagine scattata nella primavera 2018 dal fotografo Craig Cutler e pubblicata lo scorso gennaio da National Geographic Italia nel servizio intitolato “Ogni corpo è unico”.

Una foto che riprende Cristina ed Alessandro Tommasini con la mamma che trasmette benefici al piccolo modenese sul lettino. La Gazzetta ha incontrato la famiglia per ricostruire questa storia a lieto fine e i medici protagonisti. I professori Alberto Berardi, neo direttore della Neonatologia, il docente senior Fabrizio Ferrari, la neonatologa Elisa Della Casa e la caposala Giovanna Cuomo in rappresentanza del personale infermieristico spiegano come il Policlinico sia capofila di quattro nosocomi dove questa terapia basata sulla voce della mamma che porta benefici.

«Alessandro - spiega la mamma - non è nato troppo prematuro, di otto mesi, ma pesava poco più di un chilo e aveva problemi all’intestino tali da necessitare un ricovero. Abbiamo passato, io e mio marito, alti e bassi nei mesi all’ospedale, con il personale medico e infermieristico che ci ha seguito benissimo fino alla fine di questa disavventura. Il National Geographic lo scorso anno è rimasto in reparto una intera giornata e mi ha ripreso mentre canto a mio figlio. E’ stato un periodo duro, ma quando i medici mi hanno raccontato di questa possibilità di parlare e cantare ogni giorno a mio figlio non ho avuto dubbi. Lui, secondo i dati scientifici, ne ha tratto grandi benefici e noi genitori abbiamo potuto abbattere quella “barriera” che si era creata essendo divisi da un vetro da Alessandro».

Che la ricerca, ideata da Manuela Filippa ricercatrice all’università della Valle d’Aosta e poi di Ginevra, funzioni lo spiegano i professori Berardi e Ferrari.

«La voce della madre - dicono i due docenti - funge da farmaco di precisione perché è rivolto esattamente solo a quel bambino partorito e ad alcun altro. Ciò ha benefici riscontrabili dagli strumenti scientifici e in particolare riscontriamo che la voce materna stimola il cervello del neonato che interpreta i suoni e comprende il linguaggio della mamma». Questa prassi medico ospedaliera si applica a Modena dal 2015 ed è possibile grazie a un bando di ricerca della Fondazione Mariani: l’edizione in corso ha portato al progetto seguito da Elisa Della Casa Muttini 67mila euro di finanziamento per le attività. «Tre anni fa - concludono i prof - si è partiti con 18 bambini, oggi a Modena e negli altri tre ospedali italiani (Bologna, Firenze e Milano) siamo a quota 80 neonati». —

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