Leone danneggiato: appello ai cittadini per smascherare gli imbrattatori

Il Comune «Guardate foto e filmati che avete fatto in piazza». Con Ercole Toni ripercorriamo oltre 20 anni di scritte a Modena



MODENA Le forze dell’ordine, Municipale in testa, stanno visionando le telecamere che guardano la piazza. In mezzo a tanta folla radunata per il carnevale assieme a Sandrone, un freddo obiettivo può aver immortalato il vandalo, o il gruppetto di persone, che ha imbrattato il leone del Duomo con una bomboletta spray.

L'APPELLO Ci vorrà tempo e per questo Comune e Municipale, in via informale, lanciano un appello ai modenesi. Chiedono ai cittadini di guardare le foto e soprattutto i filmati fatti durante il raduno festoso e prestare attenzione se qualche loro immagine o ripresa si sia incentrata sulla zona dei leoni, in modo da poter dare un aiuto alle ricerche dei vandali. Quanto alla Soprintendenza, nei prossimi giorni esaminerà le carte che le sono state inviate dalla Diocesi. Sulla stessa fiancata lato piazza è stato notato un altro imbrattamento, dello stesso colore di quello sul leone. Si analizzerà pure questo. Intanto, un altro esperto, l’uomo delle scritte, è fiducioso: «Dopo l’intervento di una ditta specializzata quel leone del Duomo tornerà come prima, l’importante è che nei precedenti restauri ed interventi sia stata creata una protezione per quel marmo, che è poroso e quindi lascia penetrare la vernice anche in profondità». Lui, Ercole Toni, un pilastro dell’impegno e del volontariato made in Modena, non mette mano e pennello su statue e monumenti storici. Svolge un lavoro umile, faticoso ma di grande dignità, perché restituisce decoro e rispetto alla città. Una città che, a seconda delle ondate politiche, dei tempi che cambiano, si ritrova sui muri attacchi, slogan, offese a questo e a quell’altro, sfoghi personali, disegni e frasi seriali perché vengono riscritte negli anni.

VENTI ANNI DI SCRITTE Le fatiche di Ercole inseguono le tematiche e i tempi dei vandali imbottatori, sono uno spaccato storico. Grazie al suo impegno di oltre vent’anni si scopre che a Modena, negli anni ’90, così come nel decennio prima, il fenomeno delle scritte era piuttosto contenuto. Lui stesso ricorda che l’allora sindaco Barbolini chiese all’associazione “Vivere sicuri,” di cui Toni è l’anima, di cancellare una scritta offensiva contro Pertini, che campeggiava lungo via del Mercato. Quella scritta, era il 1997, è stato il debutto. Toni ricorda che a differenza di adesso, che vengono utilizzati colori in semiquarzo, ben miscelati e di tinta opportuna a seconda del muro da “salvare”, a quei tempi si usava di tutto. Si copriva con quel che si aveva e l’obiettivo era raggiunto.Fenomeno non diffuso ancora tant’è, spiega Toni, che «senza esagerare mi ci voleva una settimana per ripulire tutti i muri della città. Le scritte si concentravano in centro e un po’ sui viali». Erano scritte politiche, contro quel ministro, contro quella legge. Poi i muri sono diventati i quaderni, i diari, i tazebao di tanti. Sono apparsi i seriali, i “siglaioli” come li chiamano in gergo i ripulitori volontari.

I TORMENTONI E GLI ATTACCHI Ben lontani dai writer o dagli artisti, c’è stato il bombardamento degli “059”, dei “Mose”, dei “io sono stato qui” scritto in inglese, una serie di veri e propri tormentoni diffusi in centro e in periferia, a lato dei cavalcavia, sotto i ponti. Toni ricorda scritte contro una vigilessa, offensive, lungo il percorso casa lavoro della donna, poi quelle amorose con “sogni d’oro” alla propria bella da San Damaso sino alla Nazionale per Carpi, quelle di un bestemmiatore seriale e infine e le immancabili invettive sportive. Per almeno 40 volte ha cancellato quella su viale Monte Kosica, quel “grazie a Dio non sono bolognese” a caratteri cubitali. «Ho cercato di invitare a mangiare una pizza il mio nemico, ormai avevo capito chi fosse... ma l’incontro poi saltò...». Dopo il G8 di Genova in città i muri diventarono i luoghi di attacchi contro le forze dell’ordine. Il fenomeno, riferiscono Toni e la stessa Digos, si è intensificato da una decina d’anni a questa parte. Si tratta di attacchi contro la Digos, polizia, i carabinieri e contro le politiche dell’immigrazione in generale, seguendo via via le siglie dei centri Cie, Cpt Cpr. Ora vanno di mode le invettive contro Salvini, tanto che lo stesso ministro ha citato Modena in uno dei suoi tweet. A detta della Digos, la scritta più infamante è stata quella contro il giuslavorista Biagi, apparsa sul muro della facoltà d’Economia in via Berengario in occasione della ricorrenza della sua scomparsa. —