Modena. Piazza Roma, il centrodestra: «Tornerà a chiamarsi Piazza degli Estensi»

I progetti del candidato sindaco leghista Stefano Prampolini: «Io come Salvini? No, mi ispirerò a Ludovico Antonio Muratori» L'intenzione di cambiare nome alla piazza del Palazzo Ducale con un riferimento all'epoca pre-unitaria mentre il Parco Novi Sad tornerebbe a chiamarsi Piazza d'Armi

MODENA. Non tanto il “Capitano”, per una volta messo da parte per pensare a questioni decisamente più… estensi, ma Ludovico Antonio Muratori, intellettuale e scrittore modenese che con il suo pensiero ha influenzato profondamente il Settecento. Stefano Prampolini, candidato sindaco scelto dalla Lega e sostenuto da tutto il centrodestra, indica nel riformismo moderato del Muratori, e in particolare nei contenuti del trattato “Della pubblica felicità”, la stella cometa da seguire per la grande sfida delle elezioni amministrative di fine maggio.

Messo da parte per un attimo Matteo Salvini e le sue politiche, ieri mattina il candidato del centrodestra ha quindi svelato quale sarà la guida del suo agire politico: affiancato da storici e professori - mentre per gli alleati c’erano solo il commissario di Forza Italia Piergiulio Giacobazzi e la promotrice della lista civica “Siamo Modena” Valentina Mazzacurati - Prampolini ha così elogiato l’illuminista nato nel 1672 a Vignola, contro «i tanti cattivi maestri di epoche più recenti, responsabili del declino umano e morale della nostra società. Muratori, autore di un trattato sulla pubblica felicità - aggiunge il candidato sindaco dall’auditorium di Confcommercio - dispensava consigli per i principi di allora verso i loro sudditi. E anche se oggi non ci sono più sudditi, troviamo queste “dritte” dell’illustre modenese molto moderne. Guardiamo avanti - incalza Prampolini - ma non dimentichiamo la nostra storia».

Allargando il raggio alle priorità del programma, Prampolini cita la sicurezza, «elemento di felicità anche nei trattati del Muratori», e punta sul “civismo”: «Il gruppo che ci appoggia è un comitato civico. Non a caso cerchiamo di coinvolgere il più possibile la città civica - fa sapere - quella che fa industria o diffonde cultura. Le politiche nazionali e gli equilibri governativi seguono schemi a volte sconosciuti, immagino a molti cittadini, ma anche a me». In ogni caso, continua Prampolini, «quando parliamo di rinascita di Modena, parliamo di rinascita produttiva, della città che crea valore aggiunto dalla scuola all’impresa, distribuendo poi la ricchezza ai più bisognosi: senza la nostra storia industriale e agricola - insiste il candidato del centrodestra - non si va da nessuna parte».

A ricordare l’intellettuale modenese è anche il professor Fabio Marri, docente di Filologia classica e Italianistica all’Università di Bologna: «Son felice per l’apertura della nuova Casa delle donne - spiega - ma un po’ meno per il contesto, dal momento che Villa Ombrosa era la casa del Muratori, mentre la lapide al momento è stata tolta, anche se l’amministrazione ha fatto sapere che sarà ricollocata. In ogni caso - ribadisce il professore - credo che questa scelta contribuisca a cancellare il ricordo del Muratori».

Ma il suo pensiero, come ricorda la direttrice della rivista “Terre estensi” Elena Bianchini Braglia, è ancora attuale: «Parlare di pubblica felicità è sempre attuale - fa notare - come lo è una politica che si basa sulla morale e che sa fare dei sacrifici. Il Muratori ha segnato un’epoca, e chi amministra la città oggi ha il dovere di ascoltarlo e di agire partendo dal suo pensiero».

Quindi, proprio per ricordare il passato delle nostre terre, il candidato sindaco del centrodestra lancia una proposta che farà discutere: «E’ ora che alcune piazze cambino nome - spiega Prampolini - e la prima potrebbe essere piazza Roma, che potrebbe prendere il nome di piazza degli Estensi, mentre il parco Novi Sad potrebbe diventare Piazza D’Armi. Se vinceremo le elezioni, già dal 10 di giugno inizieremo a lavorare alla concretizzazione di queste proposte».

Quindi, una replica anche a un centrosinistra che, come dimostra la convergenza con i Verdi, ha ritrovato compattezza proprio in nome dell’opposizione all’arrivo dei “barbari” leghisti: «Io sono stato definito “il mite” fin dall’inizio - sorride Prampolini - quindi difficilmente sarò un barbaro. Del resto, se Pd e alleati non trovano alcun altro motivo per stare insieme, significa che sono a corto di idee…». —

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