Polmonite, boom nel modenese: 2400 casi in 3 mesi «Ma non c’è nessun allarme»

I reparti degli ospedali a pieno regime: solo per 240 persone è stato necessario il ricovero. Il professor Clini: «È una malattia che va curata con attenzione»

MODENA. Quante polmoniti nella nostra provincia nell’inverno appena trascorso, piuttosto clemente sul piano meteorologico? Almeno 2400 casi di cui il 10-15 per cento ha necessitato un ricovero ospedaliero. Sembra un bollettino di guerra, lo dicono i numeri: «Nell’ultimo trimestre disponibile, fino a gennaio scorso - spiega il professor Enrico Clini, docente al Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche e direttore del reparto malattie dell'apparato respiratorio degli ospedali cittadini - abbiamo ricoverato al Policlinico e negli ospedali di Modena e della provincia circa 230 malati di polmoniti. Il dato è assolutamente in linea con quello dello stesso trimestre dell’anno scorso, anzi cala leggermente visto che allora erano stati circa 240. Quindi non c’è alcun allarme. Questi sono i pazienti ospedalizzati che appunto rappresentano poco meno del 15% di tutti quelli che si sono ammalati».

Se non c’è allarme per i dati relativi alle polmoniti, come ricorda Clini, va pur detto che in una popolazione che invecchia e in un’area altamente inquinata come la Pianura Padana una malattia dei polmoni va sempre monitorata con una certa attenzione. «Abbiamo fatto delle verifiche approfondite rispetto a questi numeri negli ospedali - continua il professor Clini - perché ricordo che questo tipo di malattie non è seguita solo dal reparto di pneumologia di Baggiovara e del Policlinico, ma anche dai settori di medicina, dalle terapie intensive e dall’infettivo. In ogni caso per questa malattia anche le tipologie sono in linea tanto che solo sporadicamente abbiamo delle evidenze particolari, ossia casi che fuoriescono dai normali malati».

Clini approfondisce il tema: «Abbiamo avuto solo qualche caso di persone più giovani che non avevano altri fattori di rischio legati all’età, alle malattie croniche, al fumo. Malati dove si è verificato un addensamento nei polmoni che provoca un piccolo ascesso, un buco che può complicarsi. Casi appunto non comuni capitati a due donne».

Il fenomeno dunque è globalmente invariato e certamente per chi si ammala di polmonite la maggiore esposizione di rischio coincide con l’influenza. La polmonite è un processo infiammatorio che interessa uno od entrambi i polmoni ed è causato solitamente da infezioni batteriche, virali o più raramente fungine. I sintomi si confondono appunto con uno stato influenzale forte, soprattutto tosse: i polmoni si riempiono di un liquido biologico che compromette la normale funzione respiratoria, con comparsa della cosiddetta “fame d’aria” cui talvolta si aggiunge la febbre e un malessere generale. Il medico per questa malattia determina per prima l’origine e poi determina il trattamento: nelle polmoniti batteriche, ad esempio, si utilizzano gli antibiotici, mentre in quelle virali è spesso sufficiente il semplice riposo per qualche giorno. —

S.L.

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